Ultime visioni della settimana.
Per iniziare, due lacrime strappastorie (per gentile concessione di Maccio Capatonda):
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La vita in un attimo (Dan Fogelman 2018): due storie parallele di due famiglie, in due paesi diversi, che si interecciano casualmente. La storia in sè non è granché originale, ma sceneggiatura, regia ed interpreti ne fanno un film a parer mio molto bello e commovente. Con Antonio Banderas ed una bellissima Laia Costa. Visibile su RaiPlay.
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Il ragazzo e l'airone, ultima fatica di Hayao Miyazaki (2023). Ultima guerra, un ragazzo lascia Tokyo dopo che la madre muore nel bombardamento dell'ospedale in cui era ricoverata, e va a vivere insieme al padre ed alla zia in uno strano luogo tra i boschi, accudito da sette piccole vecchiette (ricorda niente?). Ed incontra un airone un po' particolare. Non il miglior film del maestro giapponese, un po' prevedibile, ma comunque godibile. Anche se la miglior lacrima strappastorie tra i prodotti dello Studio Ghibli resta sempre
Una tomba per le lucciole, di Isao Takahata (1988).
Poi, il primo film di Bela Tarr diretta con il tipico stile del regista ungherese,
Perdizione (1988). Una storia 'comune' di amore e vendetta, in un panorama ambientale ed umano desolato, immerso in un bianco e nero invernale e piovoso. Ritmo lento, piani sequenza infiniti, ma ipnotico ed affascinante. Per i soli fan del regista magiaro.
Infine
David Byrne's American Utopia, riprese di un concerto del musicista scozzese a Broadway, per la regia di Spike Lee (2020). Scenograficamente bello, musicalmente è purtroppo la conferma del declino creativo da parte dell'ex leader dei Talking Heads: i pezzi veramente belli e coinvolgenti sono quelli 'vecchi', da 'Once in a Lifetime' a 'Born Under Punches', da 'I Zimbra' a 'Burning Down The House' a 'This Must Be The Place', mentre quelli recenti scivolano via senza lasciare traccia. E' stato un grande, ma '
time goes by'...