Ho visto Una battaglia dopo l'altra, e per me è un film da Oscar. Nel senso che ha tutti gli ingredienti che servono per aggiudicarsi la statuetta: ritmo, un bravo regista, degli attori top, una trama credibile ed intrigante, intense scene d'azione, una bella fotografia, un'ambientazione curata, ed un lieto fine 'aperto' a possibili sequel. Tutti elementi che al pubblico 'da Oscar' non potranno non piacere. Non ho visto gli altri concorrenti, però, per cui potrei prendermi una cantonata.una battagli dopo l'altra mi è piaciuto abbastanza ma non non è stato un film di quelli che ricorderò... per me sopravvalutato
Detto ciò, io non amo i film d'azione: di Paul Thomas Anderson ho apprezzato di più altri lavori, da Boogie Nights a Magnolia (soprattutto), da Il petroliere a Licorice Pizza. Di "Una battaglia..." non mi è piaciuto il solito manicheismo all'americana, tutti i 'buoni' da una parte e tutti i 'cattivi' dall'altra, adatto a catturare il pubblico a stelle e strisce, ma non a chi vorrebbe avere di fronte una visione un po' più complessa (e realistica) del mondo. Comunque, segnalo uno spettrale e grandissimo Sean Penn (mi dà da pensare il fatto che sia più giovane di me...), mentre mi sembra che Benicio Del Toro sia stato utilizzato al di sotto delle sue capacità.
Altre cose viste recentemente:
- Dheepan, una nuova vita (Jacques Audiard 2015). Dheepan è un ex combattente tamil che, in un villaggio di profughi dopo la guerra in Sri Lanka, si mette insieme ad una donna ed una bimba orfana incontrate per caso, e finge di essere con loro una famiglia, per poter ottenere i documenti ed emigrare in Europa. Finirà in una località della banlieu parigina, infestata da bande di spacciatori, e cercherà con le due donne di costruirsi una nuova vita. L'immigrazione vista con gli occhi di chi l'ha vissuta.
- 2046 (Wong Kar-Wai 2004) è l'ideale seguito dello splendido In the Mood for Love: nella Hong Kong degli anni Sessanta, uno scrittore di fantascienza cerca in altre donne quella che è stata il suo amore perduto, tra venti di rivolta e immagini proiettate nel futuro dai suoi scritti. Molto bello per chi ama il genere, un po' claustrofobico e decadente, come la camera d'albergo il cui numero è il titolo del film.
- La morte sospesa (Kevin MacDonald 2003). E' la vera storia di due giovani alpinisti americani e della loro scalata alla Siula Grande, montagna delle Ande peruviane. Durante la discesa uno dei due si romperà una gamba e l'altro, per non precipitare assieme a lui, sarà costretto a tagliare la corda che li tiene legati. Riusciranno a cavarsela entrambe. Storia incredibile ma vera: parecchi anni fa lessi il libro scritto da quello che cadde (in un crepaccio, tra l'altro), raccontato molto fedelmente dal film. Bellissime riprese, abbastanza angosciante, un must per gli appassionati di montagna.
- C'era una volta mia madre (Ken Scott 2025). Il titolo italiano non rende giustizia, molto più esplicativo quello originale (Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan): ad una famiglia di ebrei sefarditi immigrati dal Marocco nella Parigi degli anni Sessanta, nasce il quinto figlio, un maschio, che ha un difetto congenito al piede. La madre si fa in quattro per fargli avere una vita normale (nonostante pareri contrastanti dei medici), e ci riuscirà con l'aiuto di una guaritrice e di... Sylvie Vartan, di cui il bambino è un fan. Da grande diventerà un avvocato, e tra i clienti ci sarà proprio la bionda (e anziana) diva francese, che appare di persona nel film. Pellicola godibile, anche se a me è piaciuta di più la prima parte, sui 'consueti' binari della commendia brillante francese di oggi, che non la seconda, in cui vira su un registro più drammatico.
ista locale (la sempre bellissima e bravissima Melanie Laurent. Se non la conoscete, guardatela in Tutti i battiti del mio cuore, Treno di notte per Lisbona e Je vais bien, ne t’en fais pas). Il lieto fine è scontato, ma il film è molto divertente, anche in questo caso in sapiente equilibrio tra farsa e dramma.