Nessuno ha risposto a cosa serva realmente quell'allenamento però, che viene spacciato come zona 2.
Premesso che non si allena una zona, ma si sfrutta la permanenza in un range di intensità per applicare un certo stimolo.
Lo stimolo non ha solo a che fare col metabolismo muscolare, come da tua considerazione precedente, ma ad esempio coinvolge anche la risposta neuromuscolare e la rapidità di risposta respiratoria (cinetica del VO2).
A seconda di come rispondi e dei tuoi fattori limitanti la sessione rappresenterà qualcosa di un po' diverso, quindi otterrai qualcosa di un po' diverso.
Essendoci variazioni di cadenza e porzioni brevi a intensità variabile è ragionevole aspettarsi di aumentare un po' il carico neuromuscolare della sessione; se per il soggetto il volume è effettivamente piccolo tale stimolo può "sommarsi" abbastanza bene (almeno in soggetti allenati i due stimoli sono compatibili, quindi si può pensare di abbinarli in modo produttivo - se ne parla anche in letteratura).
Esempio tipico: inserire degli allunghi dell'ordine di 30 secondi ben distanziati in una sessione di durata (Almquist, Sandbakk - 2021, in soggetti eilte).
Da capire quanto la cosa sia trasferibile in soggetti meno allenati, soprattutto in relazione al "volume neuromuscolare" che applico. Ovvero: se i blocchi disturbano "abbastanza" il sistema verranno un po' attivati anche percorsi adattativi, diversi da un maggior carico neuromuscolare, più tipici del coinvolgimento di intensità elevate (quindi ci sarà uno stimolo "centrale" un po' maggiore e stimoli "periferici" sulle fibre IIA e magari IIx).
Il rientrare o meno in una sessione "tipo z2" (ammesso e non concesso che sia sempre rilevante saperlo e che sia sempre rilevante separare nettamente il tipo di sessione) dipenderà quindi da cosa rappresenta quel poco volume più intenso rispetto al volume di quel tipo che potrei sostenere, dallo "stress" che applico nell'insieme, dalla progressione di stimolo che sto costruendo.
Ogni aggiunta è benvenuta.