Dal Blog di Leonardo Coen da Repubblica.it
Cent'anni e non li dimostra
Il problema della tappa di ieri non è stato lo stop dei corridori, e nemmeno il civile minicomizio di Danilo Di Luca a nome di tutti i colleghi, e neppure landatura da cicloturista - vorrei vedere pedalare così tutti i pancioni che ieri, comodamente seduti sul divano del loro tinello, hanno bofonchiato contro i girini, sollecitati da quei reazionari di Bulbarelli e lex pedalatore Cassani, perchè da come parlavamo mi venivano in mente quelli della maggioranza silenziosa milanese quando vedeva no passare i cortei degli studenti. No, il problema è stato non far partire il Giro del Centenario da piazzale Loreto, come in qualsiasi altra parte del mondo avrebbero fatto visto che da lì, la notte del 13 maggio 1909 il primo Giro lasciò Milano; il problema è aver concepito dopo otto giorni una tappa inutile, un circuito nel centro di una città che non aveva scucito i quattrini per il via; il problema è aver insultato lagonismo con una passerella senza senso tecnico; il problema è che non basta ordinare di non far festa sul palco perchè un ciclista è in coma allospedale di Bergamo; il problema è che ci si ostina a considerare i corridori come schiavi e dopati, e quindi sentirsi legittimati a trattarli a pesci in faccia: lavete vista quella del patron di Cunego che ieri dallammiraglia della Lampre sbraitava contro il suo capitano in bicicletta? Altra considerazione: in una tappa del genere, concepita per una volata e basta, la volata è stata principesca, sul filo dei sessanta allora, quindi non è stata finta
se poi vogliamo essere onesti, alla gente è piaciuto ieri poter vedere i girini correre più piano del solito, così sono venute meglio le foto, così nella retina degli occhi non è rimasta impressa soltanto unimmagine sfuggente del gruppo ma qualcosa di più vicino
questo mi hanno detto gli amici appassionati di ciclismo che ieri erano lungo il percorso, tanto sapevano che contavano solo gli ultimi quattro chilometri. Come sempre, nei circuiti cittadini.
Inoltre, non è la prima volta che in un Giro, o al Tour, o alla Vuelta, si neutralizza la corsa: cosa che ieri il buon Zomegnan ha spacciato come grande concessione. Per una volta che la voce dei corridori si è sentita ai microfoni, dàlli alluntore! La maglia rosa e Armstrong accanto non avevano preso una decisione come questa così, alla leggera: hanno portato a galla malumori che bollivano da giorni. Certo, ai canterini del Giro piacciono le favolette ammannite con contorno di lacrima e morale da giornata; la fatica è un ricamo, il sudore fa colore (e rima), il fango è dosato a seconda delle nubi, ce sempre - avete notato? - quando le strade simpiccano al cielo, sui monti, fa più leggenda. No, cari miei, non è stata fatta alcuna concessione rivoluzionaria, ieri: solo limbecillità di programmare una tappa che di solito, così comera quella di ieri, andava fatta allultimo giorno, secondo la tradizione. Tralascio poi il fatto che questo Giro dei centanni finisca a Roma, alla faccia della storia del Giro e dellepopea ciclistica. Il pastrocchio lhanno fatto gli organizzatori, non i ciclisti. E comunque, io, mi sono divertito lo stesso. Grazie al vincitore di un mitico Giro, Gianni Bugno, ora pilota di elicottero, ho ammirato come la mia Milano sia davvero bella vista dallalto, molto meglio che vista dai marciapiedi.