http://www.tuttobiciwe b.it/index.php?page=news&cod=37876&tp=n
pezzo interessante:
L'ultimo scandalo, quello di Mantova, viene giudicato più grave degli altri, perché ad essere implicata è un'intera squadra. Non regge dunque la barzelletta della « mela marcia », del singolo corridore che si dopa all'insaputa di tutti. Ma, a sentire i rumors, non sarebbe questa l'inchiesta più grossa: clamorose novità sono attese da un'altra parte. Si parla della scoperta di una vera e propria centrale internazionale del doping: non ci meraviglieremmo se a capo ci fosse un italiano. Mai dimenticare che l'Italia ha una precisa responsabilità storica nella diffusione del doping: la scuola di Ferrara che faceva capo al professor Conconi ha insegnato molto al resto del mondo.
Vista la situazione, sarebbe il caso di non gloriarsi troppo di come si conduce la lotta al doping in Italia. Perché la lobby del ciclismo è fortissima e trova adepti ovunque. Non solo al Coni, anche in ambienti ministeriali. Ad esempio è riuscita a piazzare due membri della federazione italiana in seno alla commissione di vigilanza antidoping. Sì, proprio la commissione che dovrebbe garantire la terzietà dei controlli, specie in campo amatoriale. Messaggio politico inquietante: possibile non lo capisca il ministro Fazio, anchegli grande appassionato di ciclismo? Lamicizia con Di Rocco deve essere stata determinante, ma è pazzesco che proprio il movimento sportivo più coinvolto nel doping sia anche il più rappresentato in una commissione di vigilanza. Nessuna accusa ai prescelti, nessuno dubita dei loro buoni propositi: il problema è di opportunità politica.
pezzo interessante:
L'ultimo scandalo, quello di Mantova, viene giudicato più grave degli altri, perché ad essere implicata è un'intera squadra. Non regge dunque la barzelletta della « mela marcia », del singolo corridore che si dopa all'insaputa di tutti. Ma, a sentire i rumors, non sarebbe questa l'inchiesta più grossa: clamorose novità sono attese da un'altra parte. Si parla della scoperta di una vera e propria centrale internazionale del doping: non ci meraviglieremmo se a capo ci fosse un italiano. Mai dimenticare che l'Italia ha una precisa responsabilità storica nella diffusione del doping: la scuola di Ferrara che faceva capo al professor Conconi ha insegnato molto al resto del mondo.
Vista la situazione, sarebbe il caso di non gloriarsi troppo di come si conduce la lotta al doping in Italia. Perché la lobby del ciclismo è fortissima e trova adepti ovunque. Non solo al Coni, anche in ambienti ministeriali. Ad esempio è riuscita a piazzare due membri della federazione italiana in seno alla commissione di vigilanza antidoping. Sì, proprio la commissione che dovrebbe garantire la terzietà dei controlli, specie in campo amatoriale. Messaggio politico inquietante: possibile non lo capisca il ministro Fazio, anchegli grande appassionato di ciclismo? Lamicizia con Di Rocco deve essere stata determinante, ma è pazzesco che proprio il movimento sportivo più coinvolto nel doping sia anche il più rappresentato in una commissione di vigilanza. Nessuna accusa ai prescelti, nessuno dubita dei loro buoni propositi: il problema è di opportunità politica.
quoto!!!! Affermazioni che, credo, in molti pensino!!!! Non credo si voglia VERAMENTE andare alla radice del problema.......SI SAREBBE GIA' DA TEMPO PREISTORICO POTUTO FARE!!!!!!! Sono troppi gli interessi e le collusioni.......ma non è solo un problema del ciclismo (ma questo lo sanno già tutti)!!!!!