L'incubo cinese all'assalto della bici Made in Italy

diego83

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Aldilà delle battute e della solita diatriba di produzione asiatica con marchio italiano, credo l'articolo sia interessante anche per alcuni aspetti che nelle discussioni in genere non prendiamo in considerazione ma che comunque impattano pesantemente sul mercato della bici come il rispetto delle normative ambientali, delle tasse, dei sussidi governativi, dei dazi, ecc...

Più che la solita diatriba tra noi appassionati c'è un elemento di novità,le aziende stesse che delocalizzando credevano di fare affaroni puntando sui numeri a basso costo stanno raccogliendo quello che hanno seminato negli ultimi anni.
Spero che questo sistema economico collassi e si possa ripartire da zero,in tutti i settori..
 
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diego83

Apprendista Passista
18 Settembre 2005
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Mi sembra che sia tardi per accorgersi dei Cinesi...Se i grandi costruttori,anziche' andare a produrre in Cina avessero continuato a produrre in Italia,Europa e USA e si fossero accontentati di margini di guadagno un po' piu' bassi, a questo punto i Cinesi non sarebbero li pronti all'invasione con i loro prodotti,ma anzi, forse sarebbero loro a iniziare a comperare i nostri prodotti.Invece si è guardato solo alla propria tasca,senza pieta' per una marea di gente che è stata messa in mezzo a una strada senza lavoro e si è andati a sfruttare degli schiavi in Cina...ora che gli schiavi li sfruttano i Cinesi,non va piu' bene...Se ci fosse stata un po' piu' di etica da parte di tutti e un po' meno avidita', non saremmo a questo punto...ma,purtroppo oramai, o si incazzano velocemente 650 milioni di operai in Cina e pretendono salari e orari di lavoro umani,oppure siamo fritti.Qui non produrremo piu' niente.
Mi fa specie che se ne siano accorti nel 2011,pero' in tutti questi anni mentre si ingrassava le tasche producendo in oriente Pinarello non diceva nulla...
E il "bello" di tutta questa storia è che per noi utilizzatori finali il prezzo è andato sempre piu' in alto, mentre per questi costruttori che si servivano dei Cinesi e che ora se ne lamentano , costava un'inezia.
Quindi ora si lamentano,perche' iniziano a sentire la puzza di bruciato,ma quando si ingrassavano le tasche,licenziavano i loro connazionali per delocalizzare a Taiwan e in Cina,non gli passava nemmeno per la testa, un pensiero un po' piu' a lungo termine.
L'unica cosa che avevano in testa è $$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$.
Mi dispiace per quelli che hanno continuato ad investire e a produrre solo ed esclusivamente in Italia e in Europa,per loro si',ma francamente per Colnago e Pinarello è cio' che si meritano.o-o

Condivido in pieno
 
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badboy

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se si spende tanto si pretende tanto, quindi qualità e innovazione, queste due parole le aziende italiane, di bici e non devono tenerle SEMPRE presenti, altrimenti la cina avanza inesorabile
 

mescal

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7 Settembre 2008
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se si spende tanto si pretende tanto, quindi qualità e innovazione, queste due parole le aziende italiane, di bici e non devono tenerle SEMPRE presenti, altrimenti la cina avanza inesorabile

il problema (per loro) che qualità ed innovazione la fanno pure a taiwan , tipo questo signorotto qua

Bike%20Europe%20Tony%20Lo%20China%20234.jpg


che sta aprendo i suoi negozi monomarca con bar ed affini spostando la vendita a 360°

edit
sono quasi 40 anni che sto marchio è in giro....
 

Kosmic

Pedivella
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è un problema generale, non solo della bici, delocalizzano per trarre maggior profitto, ma poi si ritrovano ad avere meno profitto perchè nessuno gli compra una cippa....
come diceva Ford: un mio operaio deve potersi permettere una macchina che produciamo, se no non ha senso....
certo che se gli operai li licenzi....

ti sei interrogato sulle ragioni per cui delocalizzano?

Su questo sono assolutamente d'accordo con te. o-o
Però dall'altro dobbiamo anche decidere se preferiamo:

a) spendere tanto per il prodotto che vogliamo acquistare è costruito in un qualsiasi paese occidentale da un operaio che lavora 8 ore al giorno, ha una paga decente, possiede tutti i diritti in ambito sindacale, assistenziale, ambientale, ecc...e quindi tutti questi costi nascosti e non (vedasi le tasse) vengono scaricati sul prezzo finale dovendo comunque l'imprenditore ritagliarsi un margine di profitto.

b) spendere poco perchè la bici, l'auto, il pc, la t-shirt e oramai qualsiasi altro prodotto manifatturiero viene assemblato da un operaio asiatico (può essere la Cina come il Vietnam) che lavora per 4 soldi non so quante ore al giorno con scarso rispetto di normativa sindacale, ambientale, di sicurezza (es. legge 626), ecc...

Direi proprio che la seconda soluzione abbia ormai già preso piede.
Il problema è che come dici tu il giochino reggeva fino a quando in occidente si guadagnava il giusto e si comprava a poco.
Ora invece mi sa che iniziando a girare meno soldi anche quel poco inizia ad essere tanto...e non tornano più i conti sia per chi compra che per chi vende.
 

rosetta

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Giant TCR AluxX SL
il problema (per loro) che qualità ed innovazione la fanno pure a taiwan , tipo questo signorotto qua

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che sta aprendo i suoi negozi monomarca con bar ed affini spostando la vendita a 360°

edit
sono quasi 40 anni che sto marchio è in giro....


Appena aperto uno store a Parigi... più o meno il concept è quello dello Apple Store.
 

mescal

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Su questo sono assolutamente d'accordo con te. o-o
Però dall'altro dobbiamo anche decidere se preferiamo:

a) spendere tanto per il prodotto che vogliamo acquistare è costruito in un qualsiasi paese occidentale da un operaio che lavora 8 ore al giorno, ha una paga decente, possiede tutti i diritti in ambito sindacale, assistenziale, ambientale, ecc...e quindi tutti questi costi nascosti e non (vedasi le tasse) vengono scaricati sul prezzo finale dovendo comunque l'imprenditore ritagliarsi un margine di profitto.

b) spendere poco perchè la bici, l'auto, il pc, la t-shirt e oramai qualsiasi altro prodotto manifatturiero viene assemblato da un operaio asiatico (può essere la Cina come il Vietnam) che lavora per 4 soldi non so quante ore al giorno con scarso rispetto di normativa sindacale, ambientale, di sicurezza (es. legge 626), ecc...
ho delle bici in acciaio :face4:

Direi proprio che la seconda soluzione abbia ormai già preso piede.
Il problema è che come dici tu il giochino reggeva fino a quando in occidente si guadagnava il giusto e si comprava a poco.
Ora invece mi sa che iniziando a girare meno soldi anche quel poco inizia ad essere tanto...e non tornano più i conti sia per chi compra che per chi vende.
sbagli, hanno delocalizzato per avere margini nettamente superiori, il giusto lo guadagnavano rimanendo in loco
 

diego83

Apprendista Passista
18 Settembre 2005
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N/D
gli incentivi lasciano il tempo che trovano..... o meglio prolungano l'agonia di un malato terminale....... sto facendo un discorso generale

Non parlavo solo di incentivi economici dei quali la penso come te ma di un nuovo assetto produttivo che privilegi un certo tipo di produzione rispetto ad un'altra,ciò presuppone però una rivoluzione culturale in generale che se avverrà non sarà di certo immediata
 

victor81

Pedivella
19 Settembre 2010
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E il discorso purtroppo bisogna estenderlo a tanti "costruttori" italiani che ormai rimarchiano i telai(e non solo,anche la componentistica)Made in China.
Per i pochissimi costruttori veri si apre in alcuni casi addirittura un problema di prodotto.
Nelle fabbriche del Far East asiatico si possono usare materiali e vernici tossiche ma che in qualche caso funzionano meglio dei prodotti simili a norma ambientale europei.

Bisognerebbe vietare l'importazione dei materiali tossici e non a norma.Essere più severi e rigorosi nei controlli.
Questi prodotti invece circolano liberamente anche sulle nostre bici.
 

Kosmic

Pedivella
16 Giugno 2010
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sbagli, hanno delocalizzato per avere margini nettamente superiori, il giusto lo guadagnavano rimanendo in loco

Anche su questo siamo d'accordo. L'imprenditore cerca sempre di trarre più profitto possibile dalla sua impresa sennò mette su una Onlus no-profit e fa prima...!
Quello su cui voglio provare a farti ragionare è che per alcuni aspetti questo giochino della delocalizzazione ha fatto comodo in alcuni casi (vedasi ad es. l'elettronica o il tessile) anche a noi consumatori.
Quindi una parte di responsabilità (seppur piccola) in questo processo credo sia anche nostra...
 

gio81mi

Apprendista Passista
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scott cr1
Anche su questo siamo d'accordo. L'imprenditore cerca sempre di trarre più profitto possibile dalla sua impresa sennò mette su una Onlus no-profit e fa prima...!
Quello su cui voglio provare a farti ragionare è che per alcuni aspetti questo giochino della delocalizzazione ha fatto comodo in alcuni casi (vedasi ad es. l'elettronica o il tessile) anche a noi consumatori.
Quindi una parte di responsabilità (seppur piccola) in questo processo credo sia anche nostra...

vero, però ora ne paghiamo le conseguenze (parlo di popolo italiano, non in prima persona)