tratto da
http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2012/04/16/698179-morosini-morte-esperto.shtml
Firenze, 16 aprile 2012 - EGREGIO DIRETTORE, sono un medico demergenza urgenza, specialista in cardiologia, che lavora da anni al Dipartimento di emergenza dellazienda ospedaliero universitaria Careggi, e sono docente alla Scuola di specializzazione in medicina di emergenza urgenza della Facoltà di Medicina di Firenze. Vorrei commentare la notizia drammatica della morte del giovane calciatore Morosini sul campo sportivo di Pescara. Tutte le dichiarazioni, le immagini e i filmati fanno purtroppo pensare ancora una volta che il soccorso al giovane sia stato sì tempestivo ma condotto in modo non consono, non organizzato, ma improvvisato.
Non vi è infatti traccia sulla scena della presenza ma soprattutto dellutilizzo di un monitor defibrillatore (nonostante sia stato dai più dichiarato la presenza dello stesso sul rettangolo di giuoco), che sia almeno stato applicato al torace, per interrogarlo sulla possibilità o meno di trattare la presenza di una aritmia fatale. Infatti per decidere se tale terapia elettrica debba essere erogata (e questa non è stata erogata in quanto non vi è stato nessun momento in cui i soccorritori si sono allontanati dallatleta, come viene suggerito dallAdvanced Cardiac Life Support), è necessaria lapplicazione del dispositivo al paziente. Per cui nessuno al momento è stato in grado di poter decidere sulleventuale trattamento, perché nessuno ha analizzato il ritmo sottostante allarresto cardio respiratorio. Le immagini putroppo parlano chiaro. Si vede la vittima che viene trasportata allinterno dellambulanza, ventilato con maschera ed Ambu, ma non massaggiato, con ancora la sua maglietta addosso, e come già detto senza evidenza di presidi che possano essere utili ad una terapia elettrica. Putroppo in certe situazioni il ritardo di attimi, secondi, pochi minuti, nellinstaurare la terapia adeguata, è ciò che fa la differenza tra la vita e la morte. Non so quanto dista a Pescara lOspedale dal campo sportivo, ma so di per certo che il tragitto è sicuramente troppo lungo per un cuore fermo e immagino che i colleghi del pronto soccorso si siano trovati davanti un cuore ormai come si dice in gergo asistolico , perche non piu capace di neanche di generare un ritmo caotico come la fibrillazione ventricolare che è invece potenzialmente reversibile con la defibrillazione. Credo sia necessaria una forte presa di coscienza sulla necessità, negli impianti sportivi, nei luoghi di alto affollamento, e perché no, in tutti i luoghi di lavoro, non solo di presidi come i defibrillatori semiautomatici, ma soprattutto sulla necessità di formare coloro che debbano usare tali strumenti.
Maurizio Zanobetti
ci sono ancora dubbi sui volontari e sui pseudo medici che erano li??