Esistono diverse società che applicano un personale codice etico. Il team Rossetti ad esempio porta avanti un progetto etico molto interessante e recentemente alcuni team romagnoli di "fascia agonistica alta" hanno espulso ciclisti trovati positivi ai controlli.
Nel caso nostro invece, nel team che ho fondato, il codice etico è "puro", senza controlli. Esso si fonda sulla fiducia incondizionata nei tesserati e nel loro comportamento. Non sono ammessi iscritti con precedenti comportamenti "non etici" (non solo doping) e persone che non si attengono alla più scrupolosa forma etica sportiva e personale. Il nostro tesserato deve essere "etico" anche nel sociale, come i nostri fornitori, partners di varia natura. Non abbiamo sponsors avendo sposato il brand di
Assos, fornitore delle divise rigorosamente senza sponsors, che dice "sponsors yourself". Chi dovesse "macchiarsi" di qualsiasi comportamento non in linea con l' indirizzo etico del team è sospeso immediatamente per l' anno in corso e non gli è più permesso la riiscrizione l' anno successivo.
In questo senso i nostri iscritti si sentono parte di un progetto attivo (esporrò il progetto etico ad es. il 14 settembre all' Aula Magna Vivaldi a Venezia nel Forum organizzato da
UNIPD) e ricevono da esso una sorta di "certificazione" alla loro etica sportiva e personale.
Il concetto che porterei avanti nella lotta al doping è nel rapporto 1:1 e cioè per ogni "etico" la riconversione di un amico (non necessariamente dopato) alla logica di un vivere nel rispetto della propria e altrui personalità.