Vi rispondete da soli. Marketing.
Sicurezza e prestazioni?
SICUREZZA
In bdc, in discesa, meno si frena e meglio è.
I caliper in condizioni normali bastano ed avanzano ormai le
ruote in carbonio associate a pattini appositi non rendono più le frenate così pericolose.
In discesa di gruppo il pericolo non è certo dato dall'assenza dei freni a disco, ma esclusivamente dalla incapacità / incertezza dei ciclisti nello scegliere le traiettorie, dal manto stradale e dalle inabilità di guida di chi precede.
Chi sa frenare e sa guidare la bici da corsa (
visto che in discesa si scende in presa bassa - regola n. 1 del manuale della bdc- ancora una volta, guardacaso, diverso da quello della MTB) non ha certo bisogno dei dischi, ma si fa bastare la frenata dei caliper (che, incredibile ma vero, negli ultimi 30 anni, hanno addirittura consentito anche a due o tre ciclisti di scendere indenni dal Pordoi, almeno così si vocifera)
Se poi si vuole parlare di PRESTAZIONI intendendo con ciò la capacità intrinseca del mezzo di condizionare in positivo (ed in meglio) la performance ciclistica allora mi scappa veramente da ridere.
Primo perché la quasi totalità di quelli che si sono schierati a favore dei freni a disco sulla bici da corsa, ha o usa in prevalenza MTB ( e non fa gare con bici da strada, almeno stando al censimento proposto nel corso del thread) e quindi finisce col parametrare la frenata più corta - e per certi versi indubbiamente più modulabile - tipica dei dischi a quella della bici da corsa le sparute volte nelle quali capita di guidarne una, senza rendersi conto che il ciclista da strada "puro", o meglio ancora l'agonista, invece è perfettamente abituato all'altro tipo di frenata e non sentirà mai il bisogno di abbandonarlo per quello da MTB non allenandosi e non correndo nemmeno saltuariamente con quella.
Secondo perché chi abitualmente fa gare con bici da strada, non sempre si fa influenzare dal mercato (provate ad andare ad una gran fondo e rimarrete piacevolmente stupiti dal numero elevatissimo di bicilette artigianali, anonime o marcate da brand "minori" rispetto a quelli che dominano il mercato, nessuna delle quali, ripeto, coi freni a disco) e sa perfettamente che il mezzo che monta ha una limitatissima capacità di condizionare la sua prestazione (altrimenti, credetemi, mica starebbe a sputare sangue tutto inverno su
rulli e ripetute).
Quindi "sicurezza e prestazioni" sono le due facce della stessa medaglia che servono a giustificare (la prima con la compagna o la moglie

, la seconda col proprio ego o la propria coscienza:angrymod:) l'acquisto di una nuova bici "aggiornata", ma hanno nei fatti ed in concreto una incidenza davvero marginale.
Chi infine fa il cicloturista, quando viene uno sguazzo d'acqua mica va a fare lo Stelvio e si rammarica per non poter scendere ai 70 all'ora, mentre chi invece lo fa per mangiarsi la polenta o va a raduni enogastronomici, normalmente, si pone come ultimo problema il tempo di ascesa e discesa, quanto piuttosto l'abbondanza e la completezza dei ristori, e se ha passato anni ed anni a pedalare (come spesso capita) sa perfettamente come gestire una discesa coi caliper senza scrociarsi perché non ha i dischi.
Nessuno qui è contrario ai dischi: tutti o quasi, mi sembra, ne riconoscono le indubbie qualità in determinate situazioni. Quasi tutti hanno capito, però, che a proporli sulle bdc è solo una logica squisitamente commerciale che fa leva sulla predisposizione dei ciclisti a spendere denaro per il loro passatempo preferito.
Alcuni qui ritengono che la BDC debba funzionare come una MTB nonostante
"l'habitat" naturale della prima sia la strada e quello della seconda il bosco, nonostante la prima poggi le ruote per lo più sul bitume e sul cemento, mentre la seconda sulla terra e spesso sul fango, e nonostante le tecniche di guida della prima siano completamente diverse da quelle della seconda.
Probabilmente sono gli stessi che quando scendono in garage e si trovano di fronte le due biciclette, una col manubrio dritto, con le sospensioni e le ruote tassellate e l'altra con la piega e la forcella rigida, tre volte su quattro ( nella migliore delle ipotesi) scelgono la prima.
Opzione sacrosanta, sia chiaro: sostenere però che quelli che scelgono sempre la bici da corsa siano ottusi e non aperti alle innovazioni del mercato e della tecnologia mi sembra però azzardato dal momento che nessuno meglio di loro (né l'ufficio marketing di un'azienda costruttrice, né l'utente di MTB forum, né tantomeno il commentatore televisivo di turno) può conoscere cosa realmente desiderano dalla loro bicicletta.
Ed infine il paragone con l'evoluzione dell'impianto frenante delle autovetture non regge proprio, dal momento la maggior potenza e velocità sviluppata con l'evoluzione del motore e dei materiali coi quali è costruita l'automobile richiedeva necessariamente un impianto frenante più sicuro e funzionale. Situazione per nulla assimilabile alle velocità della bicicletta che, grossomodo ,sempre quelle sono da quarant anni a questa parte.
Che poi ci si ecciti o si sia contenti alla prospettiva (per me davvero remota) di dover cambiare tutta la propria attrezzatura (ruote forcelle telai componenti) sol per il capriccio di quattro ingegneri in forza alle maggiori case costruttrici, beh, lo trovo quantomeno curioso.
Dico subito anche che non avrei problemi a farlo, visto che ho cinque bici e mediamente ogni otto/dieci mesi ne vendo e ne cambio qualcuna, del che esser costretto dal mercato a comperare la prossima coi dischi non mi farebbe ne caldo ne freddo.
Ma giustificare un tale acquisto per motivi di sicurezza o, peggio ancora, di performance sarebbe, per me, da ricovero in manicomio davvero.