Capitolo due – La Gara
Partenza tutti insieme, non a griglie. Parto dietro al Porfi e mi faccio tirare. Il collo. Nei primi cinque kilometri ne passiamo almeno trecento. Mi avevano detto tutti di stare attento all’inizio, ma qui in realtà siamo noi a passare la gente dall’esterno. Il Porfi ogni tanto si gira e quindi sa che sono lì. All’ultimo
buchon lo perdo e sono felice perché avevo già un po’ d’affanno. [Edit: ho rivisto adesso la media dei primi dieci km: 26kmh! Dalla partenza da fermo all'incrocio di Mambretto]
Dopo Mambretto si comincia a salire in modo dolce. Faccio qualche km col Gatto e qualche km con Damien. Mi faccio un gruppetto di amichetti trovati lungo la via e dispenso consigli totalmente non richiesti su pendenze e kilometraggi. Precisione maniacale di chi non ha gambe. Nella sezione dura – due, tre km prima e due, tre dopo Alto – becco il Porfi che ci aveva aspettato. Lui si sfila ancora per salire con Damien e GattoDiMarmo. Io proseguo col mio passo, conscio che sono lento, ma sempre più costante dei miei nuovi amichetti di salita.
Dopo il pezzo duro, gli amichetti tornano su di me e mi faccio raccontare da chi conosce la zona cosa ci aspetta. Dove spiana mi sento apostrofare dal Porfi e DEVO seguire lui e Damien ad un ritmo allegro, andante, molto mosso. Troppo per me, e infatti sul rampino finale mi stacco. Ma arrivo su, davanti agli amichetti di giornata! Ce l’ho fatta!
Mi ero posto obiettivi minimi, intermedi ed ero felice di aver raggiunto il più difficile, 28 km di salita consecutiva. I più lunghi erano stati i versanti del Ghisallo. Ora, a ripensarci, devo dire che non sono mai stato in difficoltà di fiato e la salita di Osteno fatta col @
Madbee mi aveva messo a più dura prova.
La sosta al rifornimento mi delude alquanto. Brevissima, senza frutta (ma porca miseria, si chiama “Noberasco” e fai trovare solo due mezze banane e degli spicchi di arancia? Ho capito, alla GF
Sportful non daranno mai magliette) e il Porfi che mi fa pressione per ripartire subito. Borraccia riempita e mezza barretta è il massimo che mi posso permettere. Mi metto lo smanicato e giù dietro a Damien e DottComm. Ne passiamo una decina e sull’ultimo tornante perdo contatto con gli Sgagna. Ne passo una decina sul dentello di 750metri posto prima della ultima picchiata verso Ormea, ma nell’ultima picchiatella non vedo neppure di lontano i miei
pards.
Quando la strada comincia a risalire verso il Colle di Nava l’asfalto è liscio come il velluto, ma le mie gambe sono belle dure, sento che non girano come vorrei. Intravedo di lontano il Porfi che si sfila per aspettarmi ed io mi faccio tirare da un lui-e-lei che mi aiuta. Appena lo becco, gli chiedo “ma questo è il Colle di Nava?” e lui, sicuro come un Wladimiro Panizza de noantri, “Ma no, è dopo!”. Era proprio quello il Colle di Nava.
In discesa verso Borghetto Arroscia mi tira mentre mangio. Finisco il secondo “Carbo” e la mezza barretta rimasta e mi preparo mentalmente alla seconda salita, sei km da Borghetto a Gazzo di cui quattro costantemente in doppia cifra. Siamo al km 70, la mia zona rossa. Avviso il Porfi di andarsene perché sono stanco. Gli dico che salirò CALMO e lui capisce CALDO.
Annamo bbene. Mi piazzo col mio passo e salgo con un nuovo gruppetto di quattro-cinque amichetti. Scopro che molta gente parte più veloce di me, ma che già a metà li riprendo.
Quando arrivo a Gazzo hanno finito di smantellare il ristoro (ma porc…

ed io sono provato, molto provato. Tra i tanti consigli ricevuti c’era quello di fermarsi sempre a tutti i rifornimenti e lo faccio. Di buon grado. Mi bastano tre minuti e finisco quasi a borraccia. Ora so che c’è il mangia&bevi, ma mi consolo … è quasi finita. Invece, tra il km76 e il 95 sono i kilometri dove ho sofferto di più. Forse perché non li avevo studiati, forse perché non avevo riferimenti, non sapevo quanto lunghe fossero le quattro côtes, forse perché ero stanco. Insomma il pezzo più duro, per me.
Con un paio di nuovi amichetti arrivo al terzo Rifornimento e trovo Damien, DottComm e il Porfi. Non sono solo fermi, stanno anche riparando un palmer. “Ora sì che mi posso riposare un po’”. Un ----- fritto. Tempo di riempire la borraccia che il Porfi ha finito e come il Subcomandante ci incita alla pugna: “Andiamo!”. Ci fiondiamo giù ed io spero che sia solo discesa ormai. Purtroppo ho torto e mi stacco di brutto sull’ultima côte a Vendone. Un piccolo momento di commozione quando vedo sul telefonino “103km”; mai fatti tutti insieme consecutivamente. In discesa non li recupero più e non li vedo neppure. Però … ne passo quattro o cinque.
Arrivato giù all’Arroscia mi fa male tutto, le mani, le braccia, le gambe, la schiena e … c’è vento contrario e sono solo. Mi metto lo stesso in presa bassa e riesco lo stesso a fare i miei 25-27kmh: un successone per me!
In fondo a un rettilineo della SS453 faccio il mio unico errore di giornata. Quello davanti era lontano e non avevo visto che aveva svoltato in una strada, io ero stanco e non ho visto la freccia che era attaccata su una recinzione rotonda. Vado avanti venti metri e torno indietro. Nessuno di quelli che avevo regolato in discesa mi aveva raggiunto, ma vedo che sono a 100metri dietro di me e si sono organizzati in tre, un Bianco-Verde, un Nero-Fluo e un Rosso. Affronto il ponte e una salitella, cerco di sciogliere le gambe e affretto il passo per “prepararmi mentalmente” agli ultimi cinque kilometri coi tre colorati. Mi raggiungono e mi attacco in terza posizione. A quel punto i bastardi alzano il ritmo, siamo alla (folle!) velocità di 33-35kmh e il Rosso si stacca. Il primo in Bianco-Verde vede uno vestito di bianco a un centinaio di metri davanti e pesta. Io riesco a dare un paio di cambi prima della ultima curva presidiata, dove l’asfalto peggiora e mi metto dietro pronto allo scatto. Sarà servito a qualcosa lo studio di Bike Channel? Ai 500metri il Nero-Fluo parte, io non sento per nulla le gambe e mi accodo al Bianco-Verde, ma questo è piantato. Lo passo e cerco di recuperare sul Nero-fluo, ma con poco risultato. Ai trecento metri recuperiamo il Bianco e il Nero vince la volata con cinque metri su di me. SONO IL SAGAN DI GIORNATA!
E’ finita. E’ FINITA. E’ FINIIIIITAAAAAA. Strava App dice 5h20', probabilmente complessivi saranno 5h35', soste comprese.
Sono felicissimo. Non ho quasi neppure più sete. Cinque metri dopo il traguardo ci sono il Porfi, Damien, DottComm e un paio di altri che amabilmente cazzeggiano in mezzo alla strada. Se si sono fermati loro in mezzo agli zebedei, non posso farlo io? Tempo qualche minuto e arriva l’Epico Gatto di Marmo.