Buondì gentaglia!
Alla fine ieri mattina siamo riusciti a partire in gruppetto per una bella sgambata ...
Peccato davvero per
@ibondio che ha alzato bandiera bianca dopo poco ... beh dai, succede di non essere apposto e pedalare con lo stomaco sottosopra non è il massimo ...
Noialtri poi da Casatenovo abbiamo proseguito per un classico Colle Brianza e rientrati dalle serre ...
Mi son divertito, ottima compagnia e le gambette giravano anche abbastanza bene ... salita a Colle Brianza fatta senza forzare e comunque non avrei avuto modo di tenere in ritmo imposto da
@Americo
Rientro allegro ma senza esagerare e via sotto la doccia dopo una bella mattinata.
Grazie a tutti della compagnia
Alla prossima!
PS: rimango in attesa del resoconto di
@Madbee sulla sua gara a Casteggio, dove, per la cronaca, sul lungo ha vinto il mio amico Andrea.
PS2:
@luxi ... ecccaccia 'na foto del nuovo mezzo dai
Capita nella vita di temere qualcosa eppure di sperare che i timori non si avverino, attaccandosi a mille motivazioni, reali o immaginarie che siano.
Il mio timore era che rimesso il numero di gara sulla schiena il ritmo della corsa mi avrebbe schiantato per mille motivi, forma non buona, disabitudine ai ritmi forzati, difficoltà a capire come gestirmi in questa situazione di forma latitante, eppure….eppure la speranza era sempre lì a dirmi che sarebbe andato tutto bene, che tutto si sarebbe risolto da sè una volta passato il tappetino di partenza.
Ma ormai siamo vecchietti, sappiamo che in bici nulla si può inventare, niente si può affidare alla speranza, perché la bici è bellissima ma impietosa e ti presenta sempre il conto, a volte riesci a saldarlo e a volte vai in rosso.
A Casteggio sono andato in rosso.
Dopo questo preambolo veniamo alla nuda cronaca. Partenza alle 9:30, e dopo 3 km scarsi si attacca la salita di Montalto Pavese. Salgo bene, le gambe sono ancora fresche e mi sento in buone forze. L’idea sarebbe di fare il lungo con eventuale virata sul corto se avessi sensazioni non buone, ma per ora niente male, faccio il mio PR su Montalto e scollino bello tirato ma senza grossi problemi. Prima discesa disastrata, in pieno stile strada di campagna dell’Oltrepò, buche, cedimenti dell’asfalto, brecciolino. Scendendo ne vedo tre o quattro che hanno assaggiato l’asfalto sui tornanti, tanti hanno forato e stanno cambiando la camera d’aria, io con i tubolari mi salvo perché almeno nelle buche evito le pizzicate. Tutti se la fanno sotto e io mollo la bici, ne passo un bel po’ e poi prendo un rischio per un sorpasso azzardato di uno che mi rallenta, mi ritrovo due buche belle secche davanti e devio verso l’esterno. Sono in curva, freno un filo ma non troppo, le
ruote si avvicinano al ciglio della strada, butto giù la bici sperando di non trovare brecciolino e con una buona piega arrivo a 10 cm dalla fine dell’asfalto ma riesco a stare dentro prendendomi un bel rischio. Finita la discesa infame si va verso Rocca de’ Giorgi per attaccare il Carmine da lì. Su questa seconda salita prima flessione, non drammatica però sento troppa fatica per essere la seconda salita, in qualche modo arrivo allo scollinamento e giù verso la diga del Molato, tornanti in discesa del Piccolo Stelvio abbastanza buoni, e arrivo a fine discesa. Le sensazioni non sono buonissime e per fortuna sono abbastanza lucido e realista per girare a destra e scegliere il percorso medio. Mi ritrovo su un lungo tratto di falsopiano da solo, mi guardo indietro e non vedo nessuno, davanti ne ho un paio a 500 metri e allora via, presa bassa, e tento di riprenderli, mangio metro su metro, e alla fine arrivo a 100 metri, poi 50, ma non riesco a chiudere, poi finalmente arriva un treno da dietro e mi porta sotto, finalmente sto un po’ di km a ruota e mi riposo (pur sempre a 38 -39 km/h ma la scia aiuta tanto). Si arriva quindi ad attaccare la salita di Valverde, pedalabilissima, una salita che meriterebbe gambe per tirare rapportoni di potenza ma le gambe sono finite e vivacchio provando a risparmiare energie. Sono un po’ preoccupato, mi sento vuoto, come se fossi privo di forze e il conto lo pago salato sull’ultima salita di Fortunago, tra l’altro tutta al sole con un bel caldone. Strappone iniziale fetente, al 12-13% che mi taglia le gambe, poi la salita si addolcisce un po’ e nel finale altro strappo malandrino e lì mi sento quasi male, ho tutto che non va, perfino la nausea, e allora faccio quello che non avrei mai immaginato, mi fermo un attimo, cerco un attimo d’ombra (rarissima sulle salite collinari dell’Oltrepò) e mii riprendo. Mancano 100 metri a scollinare ma dalla strada non si capisce e io non lo so, perdo tempo, forse se avessi saputo di essere così vicino alla meta avrei tenuto duro ma sono davvero cotto, per fortuna la nausea pian piano rientra e allora mi rimetto in sella e chiudo il martirio. Mancano circa 12 km al traguardo e in parte anche in leggera discesa ma ormai tiro a campare, non me ne importa più di nulla, media, piazzamento, avversari, me ne frego di tutto e voglio solo arrivare e scendere dalla bici, non ne posso più. Ai -3 ancora uno strappetto di poche centinaia di metri ma, inatteso, mi rompe le scatole più del dovuto, e poi finalmente, dopo 89 km di cui 20 di sofferenza estrema arrivo ai salsiccioni gonfiabili del traguardo.
Che dire, gara da dimenticare, mi ricorda per lunghezza, dislivello e mie sensazioni la MF di Cecina che feci anni fa dopo un lungo infortunio che mi aveva tenuto fermo per un po’. Anche allora scoppiamento finale e arrivo al traguardo sfinito. Allora per riprendermi al traguardo ci misi dei minuti, ora un po’ meglio, ma così non va, la sosta di due mesi mi ha distrutto e non riesco a riprendermi come vorrei, vedremo cosa fare, per ora mi porto a casa le bastonate e mi lecco le ferite.