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Un discorso particolare lo merita la forza: le evidenze scientifiche dimostrano che lo svolgimento di esercizi per il miglioramento della forza può indurre poi degli effetti positivi sulla prestazione in bicicletta, ma questi miglioramenti appaiono tanto più evidenti quanto più è basso il livello di specializzazione del soggetto. In altre parole, un amatore che pedala poco e da pochi anni può trarne giovamento; uno di buon livello trae invece vantaggi limitati; è dubbio che un corridore di élite ne sia avvantaggiato (anche se alcuni professionisti effettuano lavori di forza coi pesi in inverno). Ad ogni modo, l`eventuale lavoro coi pesi va intercalato con esercitazioni in bicicletta volte al mantenimento delle qualità muscolari che supportano l`agilità della pedalata, onde evitare di avere grossi problemi (mal di gambe che si protrae per settimane) alla ripresa dell`allenamernto specifico in bicicletta (specie quello con lavori alla soglia). Personalmente sostengo che la forza che serve al ciclista non ha praticamente nulla a che fare con il tipo di forza che si allena coi pesi. Al ciclista (sprinter escluso) serve soprattutto quella che io definisco "forza aerobica", e che a mio avviso ha i suoi fattori limitanti soprattutto in alcuni aspetti emodinamici. Per allenarla, sin dal record di Moser sviluppammo le cosiddette SFR (salite di forza-resistenza): ripetute in salita di 1-5 minuti, a 35-40 pedalate al minuto, con rapporti lunghissimi ma frequenze cardiache non superiori al ritmo medio, da ripetere per 5-8 volte con 2-3 minuti di recupero.Per quanto riguarda, in fine, l`utilità delle attività aerobiche alternative al ciclismo (corsa, sci di fondo, ecc.), il discorso è in parte analogo a quanto detto per l`allenamento di forza coi pesi: gli effetti positivi sulla prestazione in bicicletta sono tanto più evidenti quanto più basso è il livello di specializzazione del ciclista. Di ciò si deve dunque opportunamente tenere conto nell`impostazione dell`allenamento invernale.
Aldo Sassi