rieccoci a dare la responsabilità, anche se si è visto che è abbastanza una forzatura attribuirla al paziente 1 perché:
- da quello che dicono i medici locali da settimane erano presenti casi di polmoniti non "normali" in zona, poi rivelatesi collegate al virus
- la domanda da fare da parte del personale da protocollo era: sei stato a whuan? poi modificata in sei stato in Cina? a cui la risposta corretta è sempre stata no. (abbiamo la trascrizione delle domande e delle risposte per dire che un malato abbia mentito? al massimo non è passata una comunicazione, il che puo dipendere da chi risponde e da chi chiede. Poi si possono fare speculazioni e attribuire intenzioni, ma è un gioco inutile)
- la persona che era stata in cina non lo ha contagiato
- non hanno ancora trovato il paziente 0 (che ha contagiato il paziente 1 e molti altri probabilmente)
Quello che sta emergendo, se si vogliono cercare colpe, è che le linee guide e la preparazione del personale è stata fatta in modo lacunoso. O meglio, molto burocratico e con poca attenzione alla sostanza. Con i risultati che si possono osservare.
Al momento del suo ricovero l'attenzione era rivolta alle persone che provenivano dalla Cina. Ad un italiano che vive e lavora qui non era previsto chiedere cose diverse, anche perché casi non se n'erano ancora verificati.
Se vado dal dottore e gli dico che ho la febbre, ho i brividi e mi capita di vomitare, ho la nausea, probabilmente il dottore mi dice ho avuto un'intossicazione alimentare, o forse una forma influenzale. E mi dà il paracetamolo. Se però gli dico che la settimana prima ero in Africa a fare un safari fotografico, forse gli viene in mente che ho i sintomi della malaria e mi dà il chinino.
Se non riconosce i sintomi la colpa è sua, ovvio.
Ripeto, rispondere correttamente ai medici, è importante per noi stessi. Se invece gli nascondiamo la verità per paura di essere malati (e ce ne sono tanti che fanno così)… be', a quel punto c'è poco da fare.
Il paziente 1 ha la responsabilità di essere stato superficiale e di non aver risposto correttamente ai medici. E con un virus aggressivo come questo non è cosa da poco. E, permettimi, quando uno per ben due volte al pronto soccorso,
dimentica di riferire di aver incontrato un amico proveniente dalla Cina non è un'attenuante, ma un'aggravante. È un mese che ce lo menano con 'sto virus e dei rischi che possa arrivare qui e il minimo che uno possa fare è dirlo. Il fatto che l'amico fosse negativo è un fatto collaterale, che non sposta le cose di un millimetro, ma se il paziente 1 l'avesse detto la prima volta avrebbero preso tutte le precauzioni necessarie e non l'avrebbero lasciato in corsia insieme agli altri pazienti.
Il paziente 0 con tutta probabilità non lo troveranno mai, perché quello che chiamiamo il paziente 1 è quasi sicuramente un infettato di seconda o terza generazione. Quindi, quando noi dormivamo beati e tranquilli il virus già viaggiava indisturbato e chissà quanti se lo sono preso e hanno pensato di avere l'influenza. Che si sappia, non hanno ancora ricostruito i suoi movimenti e credo che a questo punto non importi più a nessuno.