Io invece penso che la vita non tornerà mai più come prima e penso che il mondo che verrà non mi piacerà per niente...e questa cosa mi inquieta non poco...e solo il pensiero di poter perdere anche un briciolo della libertà per la quale i nostri nonni si sono fatti fracassare la testa,non mi fa dormire di notte.
Devi prendere atto che quelle libertà per cui ci si è fatti fracassare la testa, per cui si è lottato, etc., al momento non esistono più in quella forma (ideale, aggiungerei), ma sono diventate altro oppure non sono quelle per cui noi come individui del 21. secolo al momento dobbiamo lottare.
C'è un bel libro uscito in questi anni che analizza molto bene il momento che stiamo vivendo. Il debito del vivente, di Elettra Stimilli.
La tesi di partenza è già sentita, ovvero il fatto che siamo nati con un debito economico verso la società; se parliamo di Stato, perché è così che la nostra società è organizzata ora, parleremo di debito pubblico. Le cifre proposte dai vari economisti per la realtà italiana, ad esempio, fanno realmente rizzare i capelli. Praticamente già alla nascita viene a mancare una libertà fondamentale, perché come viene fatto notare dall'autrice la nostra esistenza poi si configurerà come una risposta a tale condizione, che non abbiamo certo scelto consapevolmente.
Il resto ruota intorno al vero motore di questo secolo: l'economia, il capitale, la ricchezza, i mercati, le forze produttive, etc. sono come un gigantesco ingranaggio che tira a sé tutti gli individui facendoli diventare parte di questa macchina complessa, e sottraendo loro e alle comunità di cui fanno parte il controllo del loro destino.
A quel punto otteniamo un individuo che insegue una libertà senza scopo, o per dirla con le parole di un noto filosofo: una "felicità senza scopo", perché tale è quella vincolata al consumo fine a se stesso, per appagare bisogni e godimenti non necessari a cui siamo legati a doppia mandata dal famoso debito. Ma il paradosso è che nemmeno chi si vorrebbe votare ad una vita di ascetismo, privandosi dei fronzoli del consumismo, al momento sarebbe libero, se nato in questa società.
Con tutto il rispetto per le libertà conquistate dai nostri avi, mi preme dire che al momento abbiamo anche noi le nostre libertà da rivendicare, libertà che potrebbero cambiare e le nostre vite, il nostro destino già quando nasciamo. Tali libertà non hanno nulla a che vedere con le rinunce che faremo legate al Covid, perché tali rinunce saranno pro tempore e legate ad un momento di emergenza. Esaurita l'emergenza saremo di nuovo lì a parlare di inquinamento, di clima, di accordi internazionali non rispettati, di globalizzazione? Perché, visto che molti qui spesso rivendicano la propria preoccupazione per il futuro dei figli, la battaglia per loro e sul nostro futuro al momento si gioca tutta lì.