Dobbiamo partire tutti da un punto fermo: le classifiche, sia quella generale che quelle di categoria lasciano il tempo che trovano. Troppo disparati gli elementi in campo. Al limite sono utili per dimostrare che sei arrivato prima degli amici. Ma non era già chiaro durante le uscite domenicali quali fossero i valori fra gli amici? Certo, ci sono quelli che la domenica tirano i remi in barca e poi alle granfondo si ritrovano animali da competizione, con lo stimolo giusto trovano energie che la domenica non hanno. Ma la cosa è abbastanza relativa, fra amici se uno è onesto si vede chi va forte e chi no.
Secondo me le classifiche sono fallate da un errore di fondo: mettono in competizione atleti con storie differenti.
Prendiamo due quarantenni che pedalano da 10 anni. Il primo si allena 20 ore la settimana tutto l'anno, il secondo 10. Al netto della predisposizione naturale e della qualità degli allenamenti il primo sarà molto più avvantaggiato del secondo e, per forza di cose, il confronto sarà impari. Magari il secondo ha una predisposizione maggiore agli sport di resistenza, ma il suo livello di allenamento non gli permetterà di dimostrarlo.
Per la classifica generale non c'è molto da dire: il primo che arriva meglio alloggia, ma per quelle di categoria sarebbe più corretto suddividerle in base al chilometraggio annuale. Tuttavia, mi rendo conto, che questo tipo di approccio, seppur più corretto, è impraticabile perché ci vorrebbe un controllo a monte dei chilometri di ogni partecipante, senza contare i furbetti da 20 mila chilometri che direbbero di farne 8 mila per rientrare in una categoria più favorevole.
Per questo dico che le classifiche lasciano il tempo che trovano e alla fine è tutta una prova contro sé stessi per vedere se in certe situazioni siamo di cavare il sangue dalle rape.