i migliori film che ho visto nel 2021:
- un posto di rilievo per Nomadland (Chloe Zaho 2020), tre Oscar meritati con una strepitosa Frances Mc Dormand, moglie di Joel Coen e spesso interprete dei film dei due fratelloni. E' uno sguardo sugli USA dei nomadi (per necessità o per 'vocazione'), realtà poco conosciuta da noi, che riprende in chiave moderna l'epopea degli hobos degli anni '30, e della generazione on the road narrata da Kerouac. Da vedere.
- a proposito dei fratelli Cohen, La ballata di Buster Scruggs (2018), una incursione nel genere western con sei episodi godibilissimi.
- rimanendo tra i registi d'oltreoceano, La vita nascosta - Hidden Life (Terrence Malick 2019) con il quale il più misterioso tra i cineasti contemporanei torna a produrre grande cinema ad otto anni da 'The Tree of Life'. Il film narra la storia di un obiettore di coscienza austriaco, che rifiutò di andare sotto le armi nella seconda guerra mondiale e venne per questo fucilato. Ritorno ad alti livelli di Malick dopo qualche passo falso, per gli estimatori di questo grande regista.
- solitamente sono restio a guardare i sequel di film di successo, ma Blade Runner 2049 (Denis Villeneuve 2017) merita. Diversamente dal solito il regista non si limita al compitino, ma riesce a creare un racconto ed un'ambientazione veramente validi.
- cambiando genere, con Scappa - Get Out! (Jordan Peele 2017) il regista esordiente presenta un horror atipico e ben fatto con qualche lato di comicità in un'atmosfera da 'Indovina chi viene a cena'.
- insolito anche Il ladro di orchidee (Spike Jonze 2002), con uno sceneggiatore in crisi nel dover ricavare un film dalla biografia di un botanico, ed alle prese con un fratello un po' strano. Con finale a sorpresa.
- per rimanere nel campo dell'insolito, due film di David Lynch, Eraserhead - La mente che cancella (1977) e Inland Empire - L'impero della mente (2006). Difficile descrivere in poche parole i film di questo regista, con ambientazioni e strutture narrative sospese tra il surreale ed il grottesco: nel primo caso sono le vicende matrimoniali e la paternità di un giovane tipografo, nel secondo un intreccio di storie che si ricongiungono, ambientate a Los Angeles. Consigliati a chi già conosce le opere di David Lynch.
- tornando alla 'normalità' un crepuscolare Sul lago dorato (Mike Rydell 1981), con un burbero ma buono Henry Fonda al suo ultimo film, una grande Katerine Hepburn a fine carriera, ed una Jane Fonda ancora fisicamente strepitosa...
- più o meno dello stesso periodo ma ambientato ai primi del Novecento, Passaggio in India (David Lean 1984) racconta la società coloniale britannica, i suoi riti ed i suoi pregiudizi attraverso gli occhi di una giovane inglese che arriverà a compromettere il suo onore in nome della verità.
- varcando lAtlantico ma rimanendo nella cinematografia di lingua inglese Trainspotting (Danny Boyle 1996), storie di tossici nella Edinburgo di fine secolo XX.
- Morto Stalin se ne fa un altro (Iannucci 2017) propone una versione romanzata degli ultimi giorni del dittatore georgiano, e la lotta per la sua successione. Divertente e, qualche volta, ai limiti del grottesco.
- uno strepitoso Anthony Hopkins è il protagonista di The Father - Nulla è come sembra (Florian Zeller 2020), storia di un uomo anziano e del suo rapporto con un mondo spesso irreale visto attraverso la demenza senile. Da vedersi assolutamente anche solo per ammirare la bravura del protagonista.
- in Sorry We Missed You (Ken Loach 2019) il regista britannico, sempre impegnato nella denuncia sociale, apre una finestra sul mondo della logistica, dei corrieri sempre il lotta contro carichi di lavoro, orari, traffico, parcheggi... il nuovo proletariato del XXI secolo.
- a proposito di film di impegno sociale, due pellicole dei fratelli Dardenne: La promesse (1996), storia di un quindicenne belga e della sua presa di coscienza verso il padre, sfruttatore di immigrati clandestini, e Il ragazzo con la bicicletta (2011), un dodicenne solo alla ricerca di un padre che lo rifiuta, e della sua tormentata adozione da parte di una parrucchiera. I Dardenne riescono sempre a farci vedere il lato nascosto della società che abbiamo spesso sotto gli occhi, ma non vogliamo o non riusciamo a vedere.
- L'estate assassina (Jean Becker 1983), pellicola francese con una conturbante Isabelle Adjani, che sembra partire come una normale commedia sentimentale, ma che nella seconda parte si trasforma in una storia inquietante di violenze e vendetta. Film che non conoscevo, mi ha veramente sorpreso.
- film per ciclisti, Parpaillon (Luc Moullet 1993) è la cronaca tra comico e grottesco di una fantomatica corsa che si svolge sulle strade sterrate del col de Parpaillon. Divertente.
- La tartaruga rossa (Michael Dudok de Wit 2016), film di animazione senza dialoghi, è la storia di un naufrago che non riesce ad abbandonare l'isola su cui si è rifugiato, dove poi giunge una donna misteriosa. Poetico.
- solo tre film italiani in questo elenco. Il primo che segnalo è Nico, 1988 (Susanna Nicchiarelli 2017), racconta dell'ultima tournèe della ex musa di Andy Wharol e dei Velvet Underground, sfatta, tossica, tra improbabili locali dei paesi dell'Est e con un gruppo di musicisti raffazzonati. Indispensabile per chi ha amato la sua voce rauca e dolente.
- poi Molecole (Andrea Segre 2020), ovvero cosa ti tira fuori dal cilindro un cineasta bloccato a Venezia dal primo lockdown. Molto interessante, riesce anche ad evitare quasi tutti gli stereotipi sulla città lagunare.
- E' stata la mano di Dio (Sorrentino 2021), autobiografia del regista tra drammi famigliari in una Napoli tra il disincantato ed eccitato per l'atteso arrivo del Pibe de Oro.
- per le opere del regista ungherese Bela Tarr non sono ammesse mezze misure: o le si ama, o le si odia. I suoi interminabili piani sequenza, immersi in un bianco e nero cupo, contrastato, invernale, piovoso, o affascinano o fanno morire di noia. Quest'anno mi sono deciso ad affrontare Satantango (1994), oltre sette ore divise in dodici episodi sul crollo del regime comunista visto attraverso la fine di una fattoria collettiva immersa nella pianura fangosa e popolata da disperati in preda ad alcool e torbide passioni. Indimenticabile il piano sequenza iniziale. Poi, ho visto l'opera di Tarr forse più accessibile, L'uomo di Londra (2007), dall'omonimo romanzo di Simenon, molto lontano dalle consuete trasposizioni sul grande schermo delle opere dello scrittore belga, ma forse per questo molto affascinante.
- rimanendo in Ungheria, 1945 (Ferenc Török 2017) mette in scena la quiete postbellica di un villaggio che viene ad essere sconvolta dall'inatteso arrivo di due ebrei ed un misterioso bagaglio.
- altro regista che amo è Alejandro Gonzales Inarritu, di cui segnalo due film americani: 21 grammi (2003), dove si incrociano i destini di un malato di cuore, di una donna che perde marito e figlie piccole in un incidente, e di un ex detenuto diventato fervente cattolico, e Birdman (2014), un attore che cerca disperatamente di staccarsi dal personaggio che l'ha reso famoso.
- uno sguardo sulla nostra storia viene dato da Il leone del deserto (Mustafa Hakkad 1981): la guerra in Libia vista con gli occhi di chi l'ha combattuta dall'altra parte.
- cinematografia danese con Un altro giro (Thomas Vinterberg 2020): quattro insegnanti demotivati che decidono di sperimentare eccessi alcoolici per trovare nuovi stimoli nelle loro vite, fino a che non esagerano.
- Sulla infinitezza (Roy Andersson 2019), film svedese dello stesso regista di 'Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza', come il precedente propone una serie di quadri surreali ma affascinanti.
- La isla minima (Alberto Rodríguez Librero 2014): nella Spagna dell'immediato post franchismo, due poliziotti madrileni molto diversi tra loro vengono mandati in un villaggio andaluso ad indagare sull'omicidio di due ragazze.
- Cria cuervos (Carlos Saura 1976): i ricordi d'infanzia di una donna, tra l'amore per la madre morta quando lei era piccola, e l'odio per il padre infedele.
- Roma (Alfonso Cuaron 2018): le vicende di una famiglia borghese a Città del Messico (il titolo del film è quello del quartiere dove vivono) negli anni Settanta, tra tradimenti, manifestazioni, vacanze in un periodo di inquietudini e fermenti.
- Dieci (Kiarostami 2002): dieci incontri tra una donna al volante ed i suoi passeggeri più o meno occasionali, nella Teheran di inizio millennio.
- A Taxi Driver (Jang Hoon 2017): una pagina poco nota della storia della Corea del Sud, il massacro di Gwangju, visto con gli occhi di un tassista di Seul che accompagna nella città in rivolta un giornalista tedesco in incognito, e della sua presa di coscienza negli anni della dittatura.
- Memories of Murder (Bong Joon-ho 2003): dal regista di 'Parasite', un noir ambientato tra le campagne coreane, con un investigatore alle prese col primo caso di serial killer del paese.
- Il tocco del peccato (Jia Zhangke 2013) violenza, vita quotidiana ed amare realtà in quattro storie della Cina contemporanea.
- Kiki consegne a domicilio (Hayao Miyazaki 1989) animazione. Ennesimo capolavoro dello Studio Ghibli, è la vicenda di una giovane strega che, come tradizione streghesca, compie il suo apprendistato lontano da casa, usando la sua scopa in modo poco ortodosso...
- Melanzane - Estate andalusa (Kitaro Kosaka 2003) film animazione che narra della partecipazione alla Vuelta di un ciclista andaluso, con l'arrivo di una tappa nella sua città.
- Urga - Territorio d'amore (Nikita Mikhalkov 1991): l'amicizia tra un pastore mongolo ed un camionista russo, nelle steppe del paese asiatico.
(segue)