Il passaggio televisivo è necessario tanto quanto il passaggio (fisico) attraverso tutte le regioni.Infatti il dilemma del ciclismo è proprio quello: i GT non sono "gare" e basta, sono promozione del territorio, ed è proprio per questo che ci sono le aste per farlo passare nella città/provincia/regione x o y.
Ma è proprio per questo che oggi il passaggio televisivo è necessario, e quindi è questo che detta i tempi.
Quindi non è che Vegni sia poi il difensore di chissà quale purezza ciclistica. Se deve sacrificare le cronometro perché controproducenti dal punto di vista dello "spettacolo" lo fa senza problemi. Se invece gli servono per avere il nome di richiamo le re-infila altrettanto senza problemi. Per non parlare di interi percorsi disegnati per avere chi ti fa vendere i biglietti (oltre a lauti compensi).
Senza diritti tv ed un pubblico che lo guarda, il ciclismo, come ogni altro sport, non esisterebbe.
Sempre ieri, Vegni si riferiva al fatto che tappe corte non coprirebbero buona parte del territorio nazionale.
E questo, senza dubbio, andrebbe contro la promozione del territorio.
Più lunga è la tappa più borghi vengono toccati e più dura la diretta.
Non credo che con tappe corte lo spettacolo sportivo sarebbe maggiore.
La tappa di ieri ne è un esempio plastico: piattone con fuga a 2 e nel finale fuochi d'artificio come era prevedibile.
Nel frattempo si parla di ciclismo e non solo.
Qui oramai va tutto veloce. Qualcosa deve pur continuare ad andare lento: ed il Giro d'Italia a Maggio è una delle cose che devono continuare ad andare lente.
Con buona pace degli ultimi arrivati alla Fabretti e chi c'è dietro di lui.


