Quanto il ciclismo sia cambiato nel corso del tempo l'ha già spiegato
@Ser pecora qualche post fa, e non voglio certo ripetere quanto da lui ben descritto; quello che volevo dire è che lo sport professionistico non può prescindere dall'interesse dei media, senza il quale chiuderebbe domani.
Quello che ha detto Fabretti può essere condivisibile o meno, ma è innegabile che abbia sollevato un problema reale: se tra qualche anno il Giro dovesse avere, nelle sue dirette di cinque ore, uno share del 2%, non credo ci sarebbe nessun direttore di televisione generalista (non solo la Rai) che sgancerebbe un quattrino per portarla nei propri palinsesti.
Non è questione di 'modernità' o meno, ma di sostenibilità del modello di business (perché di business si tratta, che ci piaccia o no, come per tutto il resto dello sport professionistico).