Ciclisti over 50 (vol.3)

Fiki

via col vento
5 Novembre 2025
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Il tuo sarcasmo non è giustificato, dimagrire porta benefici a tutto l' organismo, io ho citato il mio caso come esempio, è stato il medico a consigliarmi di dimagrire per sistemare la pressione e altri valori sballati prima di prescrivere farmaci e lo avevo già scritto. Se ci sono persone con quel tipo di problema io non so cosa farci, il cardiologo mi ha detto che sto già facendo tutto il possibile per prendermi cura del mio cuore, il medico sportivo ha letto il peso dello scorso anno e ha letto quello attuale.......ha alzato la testa e ha esclamato:" Hai perso 7 kg :shock: !" E io ho risposto:" Si e non ho ancora finito."

Prova/provate a togliervi qualche kg di lardo, poi tra qualche mese tornate qui a riferire come vi sentite e come sono i vostri esami del sangue. Può darsi che siate fortunati come me e riusciate ad eliminare qualche farmaco.
Guardando il forum sembra più "cotto e mangiato" che un forum di bici.
Conteggio di qualunque tipo pur di giustificare quello che mangiano.
Hai pienamente ragione sul dimagrimento, sono pochi, ma pochi pochi, che nel 2026 sono sottopeso...
 

fabiopon

Besugo in bilico
19 Novembre 2009
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Specialized Roubaix SL2 + Olmo Zeffiro VCT + Rockraider 5.1
Guardando il forum sembra più "cotto e mangiato" che un forum di bici.
Conteggio di qualunque tipo pur di giustificare quello che mangiano.
Hai pienamente ragione sul dimagrimento, sono pochi, ma pochi pochi, che nel 2026 sono sottopeso...
La vita odierna è pensata e costruita per fare il minimo movimento possibile, si fa tutto con un dito stando magari seduti.
Aggiungi che entri (a volte neanche) al supermercato e trovi a portata di mano qualsiasi cosa di qualunque parte del mondo, cosa che non è mai successa nella storia umana.
Che risultato ti aspetti?

Considerando poi che "per migliorarsi" bisogna prima, generalmente, togliere del superfluo (e questo cozza con l'imperativo compracompracompra...) il quadretto è completo!
 

golias

Factotum :-)
28 Marzo 2018
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La vita odierna è pensata e costruita per fare il minimo movimento possibile,
Discorso che ho fatto stamani alla compagna che tentando di calzare ha rotto il calzascarpe lungo 1 mt.. gli dico: poco male lo accorcio di circa 20 cm ed è ancora usabile > sei matto !! poi mi tocca accucciarmi per calzare le scarpe :wacko:

Morale.. meno si fa meno si farebbe e si diventa lazzaroni :roll:
 

aa401

Apprendista Velocista
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Discorso che ho fatto stamani alla compagna che tentando di calzare ha rotto il calzascarpe lungo 1 mt.. gli dico: poco male lo accorcio di circa 20 cm ed è ancora usabile > sei matto !! poi mi tocca accucciarmi per calzare le scarpe :wacko:

Morale.. meno si fa meno si farebbe e si diventa lazzaroni :roll:
...e tu dille che accucciata è più sexy....;-)
 

golias

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Articolo interessante, certe cose già dovremmo saperle.. un pò lunghetto ma se ne avete voglia:



Cosa determina la prestazione nell’endurance: focus sulla resilienza fisiologica (durabilità).

La prestazione nelle discipline di ultra-endurance è determinata da tre pilastri fisiologici classici: il massimo consumo di ossigeno (VO2max), la soglia anaerobica e l'economia del movimento.

Il VO2max stabilisce il limite superiore della potenza aerobica, dipendendo in modo critico dalla capacità di trasporto dell'ossigeno ai muscoli e dalla gittata cardiaca.

La soglia anaerobica definisce la frazione di VO2max che un atleta può sostenere per periodi prolungati senza accumulare lattato in modo incontrollato, fattore che correla fortemente con il successo nelle gare di lunga durata.

L'economia del movimento rappresenta l'efficienza energetica, ovvero la quantità di ossigeno o energia richiesta per mantenere una specifica velocità submassimale.
#
Oltre a questi pilastri, la ricerca moderna ha identificato la resilienza fisiologica (o durabilità) come una quarta dimensione essenziale, descritta come la capacità di resistere al deterioramento dei parametri fisiologici e mantenere l'efficienza nonostante l'accumulo di fatica. Un fattore metabolico cruciale per la velocità sostenibile è la flessibilità metabolica, che permette all'atleta di utilizzare i grassi come combustibile primario anche ad alte intensità, preservando le limitate riserve di glicogeno muscolare ed epatico. Atleti adattati possono raggiungere tassi di ossidazione lipidica (FATMAX) superiori a 1,5 g/min, spostando il punto di equilibrio metabolico (crossover) oltre l'80-85% del VO2max.

La capacità di sostenere la velocità è influenzata anche dalla gestione del bilancio energetico, poiché le gare di ultra-endurance comportano deficit calorici massicci che devono essere mitigati dall'assunzione di carboidrati esogeni. L'efficienza di questo processo dipende dalla capacità del sistema gastrointestinale di assorbire nutrienti sotto stress, un parametro che può essere migliorato tramite il "gut training" per tollerare introiti di 90-120 g/h di miscele di glucosio e fruttosio.

Infine, intervengono fattori neuromuscolari e cognitivi, tra cui la resistenza alla fatica centrale, che agisce come un meccanismo di protezione cerebrale per ridurre il reclutamento motorio e preservare l'omeostasi. Il mantenimento dell'integrità strutturale muscolare, limitando il rilascio di biomarcatori di danno come la creatina chinasi (CKM), è fondamentale per prevenire il calo della forza contrattile e mantenere la velocità nelle fasi finali della gara. In eventi di durata estrema, come il Tor des Géants, si è osservato che il corpo può persino migliorare la propria efficienza meccanica attraverso adattamenti del controllo neurale del movimento per compensare la fatica accumulata.

La durabilità, nota anche come resilienza fisiologica, influenza la prestazione degli ultra-atleti agendo come una "quarta dimensione" che determina la capacità di mantenere l'efficienza fisiologica nonostante l'accumulo di fatica. Mentre i tre pilastri classici (VO2max, soglia anaerobica ed economia del movimento) definiscono il potenziale iniziale, la durabilità stabilisce quanto a lungo tali parametri possano resistere al deterioramento durante gare estreme.
In particolare, la durabilità influenza la prestazione attraverso i seguenti meccanismi:

• Ottimizzazione dell'efficienza meccanica e metabolica: Contrariamente a quanto accade in sforzi più brevi, negli ultra-atleti la durabilità può portare a un sorprendente miglioramento dell'economia del movimento nelle fasi avanzate della gara. Ad esempio, dopo circa 130 ore di locomozione in salita (come nel Tor des Géants), è stato osservato che gli atleti riducono il costo energetico della camminata (-11,5%) e della corsa (-7,0%) grazie ad adattamenti nel controllo neurale del movimento che ottimizzano i pattern di attivazione muscolare nonostante la fatica.

• Flessibilità metabolica e risparmio di glicogeno: Gli atleti con elevata durabilità mostrano una capacità superiore di ossidare i grassi ad alte intensità (anche oltre l'85% del VO2max), riducendo la dipendenza dal glicogeno muscolare ed epatico. Questo adattamento permette di evitare il fenomeno del "muro" e di mantenere la velocità metabolica per 50-100 ore di corsa continua. Nelle donne, questa efficienza metabolica è spesso superiore, traducendosi in una maggiore resistenza alla fatica periferica e in un passo più costante nelle fasi finali.

• Resilienza neuromuscolare e genetica: La durabilità è modulata da fattori genetici che influenzano la neuroplasticità e la riparazione dei tessuti. Varianti nel gene BDNF sono associate alla capacità di sviluppare un sistema neuromuscolare più resiliente, capace di tollerare carichi di lavoro estremi e ridurre la fatica percepita.

• Resistenza alla fatica centrale: La durabilità include una dimensione mentale e neurochimica; la capacità di regolare i livelli di dopamina nel cervello (influenzata dal gene COMT) permette di mantenere un elevato "drive" motorio e una resilienza psicologica superiore sotto stress prolungato, prevenendo cali motivazionali che potrebbero compromettere la prestazione.

In sintesi, la durabilità permette all'atleta di preservare l'integrità strutturale e funzionale dell'organismo, garantendo che i sistemi energetici e neuromuscolari continuino a operare in modo coordinato ben oltre i limiti delle riserve di carboidrati standard.
 
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Articolo interessante, certe cose già dovremmo saperle.. un pò lunghetto ma se ne avete voglia:



Cosa determina la prestazione nell’endurance: focus sulla resilienza fisiologica (durabilità).

La prestazione nelle discipline di ultra-endurance è determinata da tre pilastri fisiologici classici: il massimo consumo di ossigeno (VO2max), la soglia anaerobica e l'economia del movimento.

Il VO2max stabilisce il limite superiore della potenza aerobica, dipendendo in modo critico dalla capacità di trasporto dell'ossigeno ai muscoli e dalla gittata cardiaca.

La soglia anaerobica definisce la frazione di VO2max che un atleta può sostenere per periodi prolungati senza accumulare lattato in modo incontrollato, fattore che correla fortemente con il successo nelle gare di lunga durata.

L'economia del movimento rappresenta l'efficienza energetica, ovvero la quantità di ossigeno o energia richiesta per mantenere una specifica velocità submassimale.
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Oltre a questi pilastri, la ricerca moderna ha identificato la resilienza fisiologica (o durabilità) come una quarta dimensione essenziale, descritta come la capacità di resistere al deterioramento dei parametri fisiologici e mantenere l'efficienza nonostante l'accumulo di fatica. Un fattore metabolico cruciale per la velocità sostenibile è la flessibilità metabolica, che permette all'atleta di utilizzare i grassi come combustibile primario anche ad alte intensità, preservando le limitate riserve di glicogeno muscolare ed epatico. Atleti adattati possono raggiungere tassi di ossidazione lipidica (FATMAX) superiori a 1,5 g/min, spostando il punto di equilibrio metabolico (crossover) oltre l'80-85% del VO2max.

La capacità di sostenere la velocità è influenzata anche dalla gestione del bilancio energetico, poiché le gare di ultra-endurance comportano deficit calorici massicci che devono essere mitigati dall'assunzione di carboidrati esogeni. L'efficienza di questo processo dipende dalla capacità del sistema gastrointestinale di assorbire nutrienti sotto stress, un parametro che può essere migliorato tramite il "gut training" per tollerare introiti di 90-120 g/h di miscele di glucosio e fruttosio.

Infine, intervengono fattori neuromuscolari e cognitivi, tra cui la resistenza alla fatica centrale, che agisce come un meccanismo di protezione cerebrale per ridurre il reclutamento motorio e preservare l'omeostasi. Il mantenimento dell'integrità strutturale muscolare, limitando il rilascio di biomarcatori di danno come la creatina chinasi (CKM), è fondamentale per prevenire il calo della forza contrattile e mantenere la velocità nelle fasi finali della gara. In eventi di durata estrema, come il Tor des Géants, si è osservato che il corpo può persino migliorare la propria efficienza meccanica attraverso adattamenti del controllo neurale del movimento per compensare la fatica accumulata.

La durabilità, nota anche come resilienza fisiologica, influenza la prestazione degli ultra-atleti agendo come una "quarta dimensione" che determina la capacità di mantenere l'efficienza fisiologica nonostante l'accumulo di fatica. Mentre i tre pilastri classici (VO2max, soglia anaerobica ed economia del movimento) definiscono il potenziale iniziale, la durabilità stabilisce quanto a lungo tali parametri possano resistere al deterioramento durante gare estreme.
In particolare, la durabilità influenza la prestazione attraverso i seguenti meccanismi:

• Ottimizzazione dell'efficienza meccanica e metabolica: Contrariamente a quanto accade in sforzi più brevi, negli ultra-atleti la durabilità può portare a un sorprendente miglioramento dell'economia del movimento nelle fasi avanzate della gara. Ad esempio, dopo circa 130 ore di locomozione in salita (come nel Tor des Géants), è stato osservato che gli atleti riducono il costo energetico della camminata (-11,5%) e della corsa (-7,0%) grazie ad adattamenti nel controllo neurale del movimento che ottimizzano i pattern di attivazione muscolare nonostante la fatica.

• Flessibilità metabolica e risparmio di glicogeno: Gli atleti con elevata durabilità mostrano una capacità superiore di ossidare i grassi ad alte intensità (anche oltre l'85% del VO2max), riducendo la dipendenza dal glicogeno muscolare ed epatico. Questo adattamento permette di evitare il fenomeno del "muro" e di mantenere la velocità metabolica per 50-100 ore di corsa continua. Nelle donne, questa efficienza metabolica è spesso superiore, traducendosi in una maggiore resistenza alla fatica periferica e in un passo più costante nelle fasi finali.

• Resilienza neuromuscolare e genetica: La durabilità è modulata da fattori genetici che influenzano la neuroplasticità e la riparazione dei tessuti. Varianti nel gene BDNF sono associate alla capacità di sviluppare un sistema neuromuscolare più resiliente, capace di tollerare carichi di lavoro estremi e ridurre la fatica percepita.

• Resistenza alla fatica centrale: La durabilità include una dimensione mentale e neurochimica; la capacità di regolare i livelli di dopamina nel cervello (influenzata dal gene COMT) permette di mantenere un elevato "drive" motorio e una resilienza psicologica superiore sotto stress prolungato, prevenendo cali motivazionali che potrebbero compromettere la prestazione.

In sintesi, la durabilità permette all'atleta di preservare l'integrità strutturale e funzionale dell'organismo, garantendo che i sistemi energetici e neuromuscolari continuino a operare in modo coordinato ben oltre i limiti delle riserve di carboidrati standard.
Ma ce ne avessi una... :cry:
 

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Considerando poi che "per migliorarsi" bisogna prima, generalmente, togliere del superfluo (e questo cozza con l'imperativo compracompracompra...) il quadretto è completo!

Quindi?
 
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Cosa determina la prestazione nell’endurance: focus sulla resilienza fisiologica (durabilità).

La prestazione nelle discipline di ultra-endurance è determinata da tre pilastri fisiologici classici: il massimo consumo di ossigeno (VO2max), la soglia anaerobica e l'economia del movimento.

Il VO2max stabilisce il limite superiore della potenza aerobica, dipendendo in modo critico dalla capacità di trasporto dell'ossigeno ai muscoli e dalla gittata cardiaca.

La soglia anaerobica definisce la frazione di VO2max che un atleta può sostenere per periodi prolungati senza accumulare lattato in modo incontrollato, fattore che correla fortemente con il successo nelle gare di lunga durata.

L'economia del movimento rappresenta l'efficienza energetica, ovvero la quantità di ossigeno o energia richiesta per mantenere una specifica velocità submassimale.
#
Oltre a questi pilastri, la ricerca moderna ha identificato la resilienza fisiologica (o durabilità) come una quarta dimensione essenziale, descritta come la capacità di resistere al deterioramento dei parametri fisiologici e mantenere l'efficienza nonostante l'accumulo di fatica. Un fattore metabolico cruciale per la velocità sostenibile è la flessibilità metabolica, che permette all'atleta di utilizzare i grassi come combustibile primario anche ad alte intensità, preservando le limitate riserve di glicogeno muscolare ed epatico. Atleti adattati possono raggiungere tassi di ossidazione lipidica (FATMAX) superiori a 1,5 g/min, spostando il punto di equilibrio metabolico (crossover) oltre l'80-85% del VO2max.

La capacità di sostenere la velocità è influenzata anche dalla gestione del bilancio energetico, poiché le gare di ultra-endurance comportano deficit calorici massicci che devono essere mitigati dall'assunzione di carboidrati esogeni. L'efficienza di questo processo dipende dalla capacità del sistema gastrointestinale di assorbire nutrienti sotto stress, un parametro che può essere migliorato tramite il "gut training" per tollerare introiti di 90-120 g/h di miscele di glucosio e fruttosio.

Infine, intervengono fattori neuromuscolari e cognitivi, tra cui la resistenza alla fatica centrale, che agisce come un meccanismo di protezione cerebrale per ridurre il reclutamento motorio e preservare l'omeostasi. Il mantenimento dell'integrità strutturale muscolare, limitando il rilascio di biomarcatori di danno come la creatina chinasi (CKM), è fondamentale per prevenire il calo della forza contrattile e mantenere la velocità nelle fasi finali della gara. In eventi di durata estrema, come il Tor des Géants, si è osservato che il corpo può persino migliorare la propria efficienza meccanica attraverso adattamenti del controllo neurale del movimento per compensare la fatica accumulata.

La durabilità, nota anche come resilienza fisiologica, influenza la prestazione degli ultra-atleti agendo come una "quarta dimensione" che determina la capacità di mantenere l'efficienza fisiologica nonostante l'accumulo di fatica. Mentre i tre pilastri classici (VO2max, soglia anaerobica ed economia del movimento) definiscono il potenziale iniziale, la durabilità stabilisce quanto a lungo tali parametri possano resistere al deterioramento durante gare estreme.
In particolare, la durabilità influenza la prestazione attraverso i seguenti meccanismi:

• Ottimizzazione dell'efficienza meccanica e metabolica: Contrariamente a quanto accade in sforzi più brevi, negli ultra-atleti la durabilità può portare a un sorprendente miglioramento dell'economia del movimento nelle fasi avanzate della gara. Ad esempio, dopo circa 130 ore di locomozione in salita (come nel Tor des Géants), è stato osservato che gli atleti riducono il costo energetico della camminata (-11,5%) e della corsa (-7,0%) grazie ad adattamenti nel controllo neurale del movimento che ottimizzano i pattern di attivazione muscolare nonostante la fatica.

• Flessibilità metabolica e risparmio di glicogeno: Gli atleti con elevata durabilità mostrano una capacità superiore di ossidare i grassi ad alte intensità (anche oltre l'85% del VO2max), riducendo la dipendenza dal glicogeno muscolare ed epatico. Questo adattamento permette di evitare il fenomeno del "muro" e di mantenere la velocità metabolica per 50-100 ore di corsa continua. Nelle donne, questa efficienza metabolica è spesso superiore, traducendosi in una maggiore resistenza alla fatica periferica e in un passo più costante nelle fasi finali.

• Resilienza neuromuscolare e genetica: La durabilità è modulata da fattori genetici che influenzano la neuroplasticità e la riparazione dei tessuti. Varianti nel gene BDNF sono associate alla capacità di sviluppare un sistema neuromuscolare più resiliente, capace di tollerare carichi di lavoro estremi e ridurre la fatica percepita.

• Resistenza alla fatica centrale: La durabilità include una dimensione mentale e neurochimica; la capacità di regolare i livelli di dopamina nel cervello (influenzata dal gene COMT) permette di mantenere un elevato "drive" motorio e una resilienza psicologica superiore sotto stress prolungato, prevenendo cali motivazionali che potrebbero compromettere la prestazione.

In sintesi, la durabilità permette all'atleta di preservare l'integrità strutturale e funzionale dell'organismo, garantendo che i sistemi energetici e neuromuscolari continuino a operare in modo coordinato ben oltre i limiti delle riserve di carboidrati standard.

Troppe equazioni e km fatti a zonzo.
Non c'è bisogno della scienza infusa per avere un minimo di risultato.
Allenarsi forte, costanza, mangiare pulito e poche fisime.
 

VADABRUT

Ammiraglia
7 Aprile 2006
19.749
16.645
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Tecnotrat
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Hai pienamente ragione sul dimagrimento, sono pochi, ma pochi pochi, che nel 2026 sono sottopeso...
Quello che dici non succede solo qui sul forum, Non hai idea di quante volte sia costretto a discutere a voce con dei conoscenti solo perchè mi vedono "magro". Ognuno di loro ha sempre la giustificazione pronta per i propri insuccessi, si va da: "E' il pane che mi frega" a "Con 50 grammi non l' assaggio nemmeno"........
 
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