Io penso che vista l’epoca d’oro di talenti in cui ci troviamo si potrebbe fare molto di meglio
Aldilà della noia o meno delle gare, che mi pare soggettivo, faccio notare un dato: negli anni della "pallosissima" Sky in Uk il ciclismo ha macinato numeri record, con il numero degli affiliati alla federazione, British Cycling, duplicato.
10 anni dopo, cioè oggi, il numero degli stessi affiliati è dimezzato. E una caterva di negozi e media di ciclismo che avevano aperto in quegli anni hanno chiuso.
Ergo il tutto ha un andamento molto "di mercato" ed abbastanza fisiologico. E molto legato al territorio.
L'aspetto di mercato porta con se anche un rischio oggettivo, ovvero quello che, o globalmente, o localmente, i costi per le sponsorizzazioni aumentano vertiginosamente, rendendo il settore "distorto": sia per la disparità economica che manda gamba all'aria le piccole realtà (aziende di settore e società), sia perché poi è insostenibile in caso il fenomeno si ridimensioni.
Ovvero, se un domani il flusso di milioni a pioggia dai paesi arabi dovesse fermarsi poi la bolla scoppierà, con strutture di colpo insostenibili per costi (devo varie), ma con un paesaggio desertificato dalle stesse.
Perché di fatto tutti questi soldi si concretizzano in molto poco a livello strutturale, riempiono solo le tasche di qualche dirigente, qualche agente e qualche corridore.