Ciclisti over 50 (vol.3)

lupin IV

Ammiraglia
21 Settembre 2008
15.335
14.917
Basilicata del sud
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Bici
Rose X-Lite Six, Canyon Ultimate CF10
digiuno intermittente -> deficit calorico -> dimagrimento
togliendo digiuno intermittente
deficit calorico -> dimagrimento
il risultato non cambia
Giusto per fare esempi pratici.
Ad aprile mi sono fermato per l'infiammazione dietro al ginocchio. Tra una cosa e l'altra ero arrivato a 94,8 kg...... lì è il mio limite, scattato l'allarme interno.
Niente stravolgimenti nella dieta solita, ho eliminato un po di spuntini fuori pasto inutili, regolato leggermente le dosi, senza misurare nulla, bevo una coca o birra se mi va, dolce o gelato, sempre se mi va, senza esagerare.
Esco una sola volta in bici a settimana perché di più non riesco.
Domenica scorsa ero 87,2 kg. Sono alto 1.89
Niente digiuno, mai fatto, neanche quando dovevo perdere 30 kg.
La base della dieta giustamente è il deficit calorico: nulla di esoterico o miracoloso, adesso sembra che tutto debba passare su cibo che qualcuno non ha mai sentito neanche nominare o su cibo che non è nelle nostre abitudini......
Come se la gente 50 o 100 o 200 anni fa non dimagrisse ugualmente, senza mangiare roba assurda.
Probabilmente loro si che facevano il digiuno intermittente, ma non per scelta!
 

green dolphin

Maglia Amarillo
3 Gennaio 2008
8.832
4.033
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Non te la prendere per il resto, qui funziona così...... io credo di aver litigato con quasi tutti........ ad argomenti normali rispondo sempre in maniera normale, ma in passato mi hanno fatto anche incazzare, adesso non succede
A parte la premessa che hai fatto di non aver letto tutto, il “qui funziona così” non mi pare la cosa più calzante per questo contesto. Se l’ho fatto incaxxare non è perché io sia un provocatore, ma per la sua supponenza. Cercala nelle sue parole: noi poverini che crediamo alle favolette di Repubblica e ai medici, e che moriremo come dei Soloni, etc. etc.

Sti caxxi mi viene da dire! Sono quasi 4 anni che giro per ospedali in tutta Italia e ascolto oncologi, oncologi nutrizionisti, chirurghi oncologici, e ho dovuto leggere e informarmi per i fatti miei perché non sono un medico e volevo capire (il più possibile), e ho imparato (mio malgrado) cosa sia un marker tumorale, un test genomico, un triplo negativo e altre cosucce. E poi qualcuno fa la predica sui tumori citando un certo tipo di studi e la correlazione con il digiuno (che tra le altre cose avevo letto anche io) e ci sta, ci sono anche quelli nel calderone delle ricerche in atto per curare i tumori. Ma non solo quelli.

Qui funziona così, in fin dei conti ti posso rubare la frase? Se uno fa il supponente avrà il pane per i suoi denti. Lo so che a te non te ne frega una mazza, ma con la tua frase sembra che lui sia la vittima. Eh no, mi spiace, ma non vedo vittime…
 

golias

Factotum :-)
28 Marzo 2018
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27.146
.
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mia
Eh no, mi spiace, ma non vedo vittime…
Adesso, non per prendere le difese di qualcuno perchè per me vale la regola che chi fa da sè fa per tre e si arrangia.. ma quella che tu citi come supponenza è uscita in seguito, dopo che è stato abbondantemente sbeffeggiato (a torto o a ragione è da definire)
Ha dovuto, giocoforza, prendere posizione e di conseguenza affermazioni più "pesanti" ma l'intento iniziale a me è parso diverso.
E Comunque parecchie ricerche in campo gli danno ragione e evito di citare un caso a me vicino che non farebbe che corroborare le sue affermazioni.
 

GAZZA71

Velocista
13 Marzo 2012
5.017
11.565
LA SPEZIA
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Colnago v1r
Comunque anche io e @GAZZA71 facciamo il digiuno intermittente tra un piatto e l'altro, sappiatelo :cool:
Diglielo Gian! Oggi sono uscito in bici e ragionavo sul digiuno ( che tra l'altro io non posso fare)
A forza di ragionare mi è venuta fame ma una FAME FAME, con me avevo mezza barretta ma non è bastata.
Sono rientrato con lo stomaco che brontolava.
 

green dolphin

Maglia Amarillo
3 Gennaio 2008
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Adesso, non per prendere le difese di qualcuno perchè per me vale la regola che chi fa da sè fa per tre e si arrangia.. ma quella che tu citi come supponenza è uscita in seguito, dopo che è stato abbondantemente sbeffeggiato (a torto o a ragione è da definire)
Ha dovuto, giocoforza, prendere posizione e di conseguenza affermazioni più "pesanti" ma l'intento iniziale a me è parso diverso.
E Comunque parecchie ricerche in campo gli danno ragione e evito di citare un caso a me vicino che non farebbe che corroborare le sue affermazioni.
Fermati per favore: primo intervento in cui per rispondere allo Jeti, introduce PubMed e il discorso sui tumori, io non avevo ancora scritto una parola in proposito, lui chiude così:

“Voi che leggete la cronaca locale di La Repubblica, invece, vi fate "curare" in ospedale dove riterranno un grande successo avere prolungato la vostra agonia di sei mesi, vissuti di merda.”

E usa curare tra virgolette in modo denigratorio. E poi le argomentazioni successive che gli vengono portate le liquida come “blablabla”.

No, non è mica supponenza…

Vedi tu, giudica obiettivamente però, come è vero che le ricerche nel campo esistono e hanno un bel po’ di articoli peer review a supporto (nonostante lui abbia criticato il sistema come “corrotto”, e lavorando in Università te ne potrei dire anche io peste e corna e ammetto che lui abbia ragione per quanto riguarda alcuni settori più di altri).

Sono stato in prima persona da oncologi nutrizionisti che hanno proposto questo metodo e ti posso assicurare che so di cosa si tratta ed è stato usato, insieme ad altre terapie, dalla persona che sto seguendo. Non denigro il sistema, ma non direi mai che al 90% ha creato guarigione: la cosa è, oltre che più complessa, oltre la mia portata.

Vediamo di andare oltre. Odio e amo mettere i puntini sulle i: in fin dei conti è già tutto scritto, basta leggere gli interventi.
 

golias

Factotum :-)
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mia
Vediamo di andare oltre.
Sarebbe una mia prerogativa e torno a ripetere che nella prima o fors'anche la seconda risposta si riferiva al caso di Davide @VADABRUT (mi pare l'abbia anche riportato per rimarcare il discorso iniziale)
Poi, quasi lecito, si è fatto prendere la mano e ben vengano altri interventi, come il tuo, che testimoniano varie ed eventuali e che dimostrano che spesso non è tutto oro ciò che luccica.. vale per tante situazioni a maggior ragione nella scienza e nella medicina dove è chiaro che -oltre alla sufficienza di taluni che operano in campo- si aggiunge la variabile della conoscenza imperfetta.

Cacso.. mi ero ripromesso di non intervenire sull'argomento ;pirlùn^;pirlùn^
 

Cinquantenario

via col vento
14 Luglio 2026
57
37
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Roma
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Bici
Pinarello Treviso 1983
Fermati per favore: primo intervento in cui per rispondere allo Jeti, introduce PubMed e il discorso sui tumori, io non avevo ancora scritto una parola in proposito, lui chiude così:

“Voi che leggete la cronaca locale di La Repubblica, invece, vi fate "curare" in ospedale dove riterranno un grande successo avere prolungato la vostra agonia di sei mesi, vissuti di merda.”

E usa curare tra virgolette in modo denigratorio. E poi le argomentazioni successive che gli vengono portate le liquida come “blablabla”.

No, non è mica supponenza…

Vedi tu, giudica obiettivamente però, come è vero che le ricerche nel campo esistono e hanno un bel po’ di articoli peer review a supporto (nonostante lui abbia criticato il sistema come “corrotto”, e lavorando in Università te ne potrei dire anche io peste e corna e ammetto che lui abbia ragione per quanto riguarda alcuni settori più di altri).

Sono stato in prima persona da oncologi nutrizionisti che hanno proposto questo metodo e ti posso assicurare che so di cosa si tratta ed è stato usato, insieme ad altre terapie, dalla persona che sto seguendo. Non denigro il sistema, ma non direi mai che al 90% ha creato guarigione: la cosa è, oltre che più complessa, oltre la mia portata.

Vediamo di andare oltre. Odio e amo mettere i puntini sulle i: in fin dei conti è già tutto scritto, basta leggere gli interventi.

Sei rabbioso e questo ti porta a fare considerazioni fuori dal vasino.

Le vittime in famiglia le ho anch'io. Gente cui è stato detto "tranquilla, ora ti curiamo". Tutte queste pseudo-competenze che tu vanti, le ha chiunque abbia pazienti oncologici in famiglia. Si può fare di meglio, ad esempio cercare di studiare cure alternative anziché come interpretare le analisi del sangue. Ma non voglio fare polemiche su questo.

Il problema è che, nel gergo medico ospedaliero, "curare" non significa quello che significa nel linguaggio comune. Nel linguaggio comune, curare significa far guarire qualcuno. Nel gergo oncologico, "curare" significa "ti facciamo morire di chemioterapia e ti useremo per le nostre interessanti statistiche su quanti giorni duri prima di morire". Perché sì, se un farmaco ti fa morire dopo 200 giorni anziché dopo 180 giorni, quel farmaco funziona meglio. Se conosci l'ambiente, sai come funziona. E sai pure che loro misurano qual è la tua sopravvivenza (a due mesi, a sei mesi ecc.) e da questo misurano la bontà del farmaco. Che guarisci, non se ne parla proprio. E fu proprio Di Bella a mettere in evidenza che le statistiche sono farlocche: se uno esce dalla cura, perché cambia medico o perché passa all'urina di vergine o cambia ospedale, esce dalle statistiche come "ancora vivo" e quindi tutte le statistiche di sopravvivenza dei farmaci oncologici sono falsate verso l'alto, e parliamo di farmaci che hanno il 2% di sopravvivenza a due anni, per farti un esempio, che significa certezza di morire entro due anni, perché il 2% ha cambiato lidi prima della fine della cura.

Ti dirò di più. Io dissi a questa parente, mia zia (cugina di mia madre), chiaro e tondo: "se fai quello che dicono loro, morirai di sicuro. Fai qualsiasi altra cosa, fosse pure la coda di rospo o l'urina di vergine [era una iperbole, lei era intelligente e capiva], perché così come fai, non hai scampo". Gliel'ho detto due volte. La risposta è stata ogni volta "mi sono messa nelle mani di mio (ex) marito e di mio figlio e mi fido di loro", ma non è solo quello. La risposta agghiacciante è stata anche "mi è stato raccomandato di non fare null'altro che le cure che dicono loro, sennò poi la cosa va a inficiare la validità della cura che mi danno". Te lo traduco secondo le intenzioni dell'ospedale: "mi è stato detto di non fare null'altro che le cure che mi dicono loro, sennò non possono usare il mio caso nelle loro statistiche di sopravvivenza".
Loro, ex marito e figlio, si fidavano dei medici, o meglio, erano come voi convinti che il Sole girasse attorno alla Terra e che, lo sanno tutti, se hai un tumore al pancreas non operabile muori (qui ti provoco e te lo meriti cento volte). La zia nel fondo della sua mente sperava sempre (la "curavano"). Nessuno andava a fare le domande vere: "quant'è la speranza di sopravvivenza a 1, 2, 5 anni?". Chiesi ad un comune amico, dopo una visita all'ospedale, se la domanda era stata fatta. Mi rispose: "non c'è stata la domanda e non c'è stata la risposta". La morte è qualcosa che, nelle cure oncologiche, non viene mai nominata. Loro "ti curano", e questo ti basti.

Ora, io non posso affermare con certezza che zia sarebbe al 100% sopravvissuta se avesse fatto il digiuno e la chemioterapia, ma per ragioni che ho spiegato, posso affermare con certezza che zia, al 90%, sarebbe sopravvissuta se avesse fatto il digiuno prima della chemioterapia e le fosse stata data la dose massiccia di chemioterapia. Questo perché il digiuno - come dimostrano i topi, e la logica - aumenta enormemente l'efficacia della chemioterapia.

Dire che ci sono tantissimi tipi di tumore e quindi non possono essere messi tutti nello stesso mazzo è vero ma anche sbagliato. I tumori hanno tutti una cosa in comune: sono cellule regredite che credono di essere organismi unicellulari. Il 90% di loro (secondo Seyfried) ha i mitocondri che non funzionano. Questo è cruciale. Non importa se il tumore si chiami Tizio o Caio o Sempronio o Filano o Martino. L'unica cosa che conta, è se può andare in chetosi oppure no. Perché se può andare in chetosi, non puoi avvelenarlo, ma se non ci può andare, lo avveleni, e se si chiama Evaristo o Ermenegildo non importa, muore uguale.

Tutti i tumori per i quali esiste una chemioterapia si basano sullo stesso presupposto: ho un veleno che uccide questo tumore. Il limite nell'uso di questo veleno, è che uccide pure le cellule sane. Tu puoi avere 100 tipi di tumori e 100 tipi di farmaci chemioterapici, ma il punto è che quel farmaco chemioterapico può uccidere quel tumore, ma non uccide solo quello.

Il punto è fare in modo che il farmaco uccida il tumore senza uccidere il paziente. Quello è l'obiettivo del digiuno: mettere il paziente in chetosi in modo che il veleno operi solo sulle cellule cancerose e non su quelle sane.

Per finire, la cosa non è "oltre la mia portata". E' oltre la tua portata, ma non è oltre la mia portata. Sono supponente, arrogante, antipatico? Sia. Abbiamo portate diverse.
 
Ultima modifica:

EMAC

Scalatore
18 Gennaio 2010
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Trek Emonda
Sarebbe una mia prerogativa e torno a ripetere che nella prima o fors'anche la seconda risposta si riferiva al caso di Davide @VADABRUT (mi pare l'abbia anche riportato per rimarcare il discorso iniziale)
Poi, quasi lecito, si è fatto prendere la mano e ben vengano altri interventi, come il tuo, che testimoniano varie ed eventuali e che dimostrano che spesso non è tutto oro ciò che luccica.. vale per tante situazioni a maggior ragione nella scienza e nella medicina dove è chiaro che -oltre alla sufficienza di taluni che operano in campo- si aggiunge la variabile della conoscenza imperfetta.

Cacso.. mi ero ripromesso di non intervenire sull'argomento ;pirlùn^;pirlùn^
Penso che quando si va su certi discorsi bisogna distinguere fitness/benessere da salute e malattia. Se tu parli di digiuno per dimagrire o stare meglio, probabilmente non ti dice niente nessuno , diverso è quando ti addentri in discorsi medici delicati come quello del cancro perché purtroppo molti (me compreso) hanno qualcuno in famiglia che ne sta soffrendo. E' assolutamente normale poi che qualcuno si stizzisca e magari ti risponda a tono, specialmente se sta già girando nelle strutture ospedaliere ed apprezza gli sforzi che gli mettono a disposizione a costo zero.
 

golias

Factotum :-)
28 Marzo 2018
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Penso che quando si va su certi discorsi bisogna distinguere fitness/benessere da salute e malattia. Se tu parli di digiuno per dimagrire o stare meglio, probabilmente non ti dice niente nessuno , diverso è quando ti addentri in discorsi medici delicati come quello del cancro perché purtroppo molti (me compreso) hanno qualcuno in famiglia che ne sta soffrendo. E' assolutamente normale poi che qualcuno si stizzisca e magari ti risponda a tono, specialmente se sta già girando nelle strutture ospedaliere ed apprezza gli sforzi che gli mettono a disposizione a costo zero.
Capisco.. così come capisco che spesso e volentieri, con quel genere di malattia, la strada è spesso segnata.. quindi per me ben vengano alternative anche perchè senti chi le ha praticate e -sarà il caso- ne è uscito, ma purtroppo mai sapremo se sarebbe stato lo stesso seguendo l'iter classico.
 

fabiopon

Besugo in bilico
19 Novembre 2009
12.734
13.620
62
Genova
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Specialized Roubaix SL2 + Olmo Zeffiro VCT + Rockraider 5.1
Sei rabbioso e questo ti porta a fare considerazioni fuori dal vasino.

Le vittime in famiglia le ho anch'io. Gente cui è stato detto "tranquilla, ora ti curiamo". Tutte queste pseudo-competenze che tu vanti, le ha chiunque abbia pazienti oncologici in famiglia. Si può fare di meglio, ad esempio cercare di studiare cure alternative anziché come interpretare le analisi del sangue. Ma non voglio fare polemiche su questo.

Il problema è che, nel gergo medico ospedaliero, "curare" non significa quello che significa nel linguaggio comune. Nel linguaggio comune, curare significa far guarire qualcuno. Nel gergo oncologico, "curare" significa "ti facciamo morire di chemioterapia e ti useremo per le nostre interessanti statistiche su quanti giorni duri prima di morire". Perché sì, se un farmaco ti fa morire dopo 200 giorni anziché dopo 180 giorni, quel farmaco funziona meglio. Se conosci l'ambiente, sai come funziona. E sai pure che loro misurano qual è la tua sopravvivenza (a due mesi, a sei mesi ecc.) e da questo misurano la bontà del farmaco. Che guarisci, non se ne parla proprio. E fu proprio Di Bella a mettere in evidenza che le statistiche sono farlocche: se uno esce dalla cura, perché cambia medico o perché passa all'urina di vergine o cambia ospedale, esce dalle statistiche come "ancora vivo" e quindi tutte le statistiche di sopravvivenza dei farmaci oncologici sono falsate verso l'alto, e parliamo di farmaci che hanno il 2% di sopravvivenza a due anni, per farti un esempio, che significa certezza di morire entro due anni, perché il 2% ha cambiato lidi prima della fine della cura.

Ti dirò di più. Io dissi a questa parente, mia zia (cugina di mia madre), chiaro e tondo: "se fai quello che dicono loro, morirai di sicuro. Fai qualsiasi altra cosa, fosse pure la coda di rospo o l'urina di vergine [era una iperbole, lei era intelligente e capiva], perché così come fai, non hai scampo". Gliel'ho detto due volte. La risposta è stata ogni volta "mi sono messa nelle mani di mio (ex) marito e di mio figlio e mi fido di loro", ma non è solo quello. La risposta agghiacciante è stata anche "mi è stato raccomandato di non fare null'altro che le cure che dicono loro, sennò poi la cosa va a inficiare la validità della cura che mi danno". Te lo traduco secondo le intenzioni dell'ospedale: "mi è stato detto di non fare null'altro che le cure che mi dicono loro, sennò non possono usare il mio caso nelle loro statistiche di sopravvivenza".
Loro, ex marito e figlio, si fidavano dei medici, o meglio, erano come voi convinti che il Sole girasse attorno alla Terra e che, lo sanno tutti, se hai un tumore al pancreas non operabile muori (qui ti provoco e te lo meriti cento volte). La zia nel fondo della sua mente sperava sempre (la "curavano"). Nessuno andava a fare le domande vere: "quant'è la speranza di sopravvivenza a 1, 2, 5 anni?". Chiesi ad un comune amico, dopo una visita all'ospedale, se la domanda era stata fatta. Mi rispose: "non c'è stata la domanda e non c'è stata la risposta". La morte è qualcosa che, nelle cure oncologiche, non viene mai nominata. Loro "ti curano", e questo ti basti.

Ora, io non posso affermare con certezza che zia sarebbe al 100% sopravvissuta se avesse fatto il digiuno e la chemioterapia, ma per ragioni che ho spiegato, posso affermare con certezza che zia, al 90%, sarebbe sopravvissuta se avesse fatto il digiuno prima della chemioterapia e le fosse stata data la dose massiccia di chemioterapia. Questo perché il digiuno - come dimostrano i topi, e la logica - aumenta enormemente l'efficacia della chemioterapia.

Dire che ci sono tantissimi tipi di tumore e quindi non possono essere messi tutti nello stesso mazzo è vero ma anche sbagliato. I tumori hanno tutti una cosa in comune: sono cellule regredite che credono di essere organismi unicellulari. Il 90% di loro (secondo Seyfried) ha i mitocondri che non funzionano. Questo è cruciale. Non importa se il tumore si chiami Tizio o Caio o Sempronio o Filano o Martino. L'unica cosa che conta, è se può andare in chetosi oppure no. Perché se può andare in chetosi, non puoi avvelenarlo, ma se non ci può andare, lo avveleni, e se si chiama Evaristo o Ermenegildo non importa, muore uguale.

Tutti i tumori per i quali esiste una chemioterapia si basano sullo stesso presupposto: ho un veleno che uccide questo tumore. Il limite nell'uso di questo veleno, è che uccide pure le cellule sane. Tu puoi avere 100 tipi di tumori e 100 tipi di farmaci chemioterapici, ma il punto è che quel farmaco chemioterapico può uccidere quel tumore, ma non uccide solo quello.

Il punto è fare in modo che il farmaco uccida il tumore senza uccidere il paziente. Quello è l'obiettivo del digiuno: mettere il paziente in chetosi in modo che il veleno operi solo sulle cellule cancerose e non su quelle sane.

Per finire, la cosa non è "oltre la mia portata". E' oltre la tua portata, ma non è oltre la mia portata. Sono supponente, arrogante, antipatico? Sia. Abbiamo portate diverse.
Qui c'è qualcosa che non va...
 

green dolphin

Maglia Amarillo
3 Gennaio 2008
8.832
4.033
Visita sito
Sei rabbioso e questo ti porta a fare considerazioni fuori dal vasino.

Le vittime in famiglia le ho anch'io. Gente cui è stato detto "tranquilla, ora ti curiamo". Tutte queste pseudo-competenze che tu vanti, le ha chiunque abbia pazienti oncologici in famiglia. Si può fare di meglio, ad esempio cercare di studiare cure alternative anziché come interpretare le analisi del sangue. Ma non voglio fare polemiche su questo.

Il problema è che, nel gergo medico ospedaliero, "curare" non significa quello che significa nel linguaggio comune. Nel linguaggio comune, curare significa far guarire qualcuno. Nel gergo oncologico, "curare" significa "ti facciamo morire di chemioterapia e ti useremo per le nostre interessanti statistiche su quanti giorni duri prima di morire". Perché sì, se un farmaco ti fa morire dopo 200 giorni anziché dopo 180 giorni, quel farmaco funziona meglio. Se conosci l'ambiente, sai come funziona. E sai pure che loro misurano qual è la tua sopravvivenza (a due mesi, a sei mesi ecc.) e da questo misurano la bontà del farmaco. Che guarisci, non se ne parla proprio. E fu proprio Di Bella a mettere in evidenza che le statistiche sono farlocche: se uno esce dalla cura, perché cambia medico o perché passa all'urina di vergine o cambia ospedale, esce dalle statistiche come "ancora vivo" e quindi tutte le statistiche di sopravvivenza dei farmaci oncologici sono falsate verso l'alto, e parliamo di farmaci che hanno il 2% di sopravvivenza a due anni, per farti un esempio, che significa certezza di morire entro due anni, perché il 2% ha cambiato lidi prima della fine della cura.

Ti dirò di più. Io dissi a questa parente, mia zia (cugina di mia madre), chiaro e tondo: "se fai quello che dicono loro, morirai di sicuro. Fai qualsiasi altra cosa, fosse pure la coda di rospo o l'urina di vergine [era una iperbole, lei era intelligente e capiva], perché così come fai, non hai scampo". Gliel'ho detto due volte. La risposta è stata ogni volta "mi sono messa nelle mani di mio (ex) marito e di mio figlio e mi fido di loro", ma non è solo quello. La risposta agghiacciante è stata anche "mi è stato raccomandato di non fare null'altro che le cure che dicono loro, sennò poi la cosa va a inficiare la validità della cura che mi danno". Te lo traduco secondo le intenzioni dell'ospedale: "mi è stato detto di non fare null'altro che le cure che mi dicono loro, sennò non possono usare il mio caso nelle loro statistiche di sopravvivenza".
Loro, ex marito e figlio, si fidavano dei medici, o meglio, erano come voi convinti che il Sole girasse attorno alla Terra e che, lo sanno tutti, se hai un tumore al pancreas non operabile muori (qui ti provoco e te lo meriti cento volte). La zia nel fondo della sua mente sperava sempre (la "curavano"). Nessuno andava a fare le domande vere: "quant'è la speranza di sopravvivenza a 1, 2, 5 anni?". Chiesi ad un comune amico, dopo una visita all'ospedale, se la domanda era stata fatta. Mi rispose: "non c'è stata la domanda e non c'è stata la risposta". La morte è qualcosa che, nelle cure oncologiche, non viene mai nominata.

Ora, io non posso affermare con certezza che zia sarebbe al 100% sopravvissuta se avesse fatto il digiuno e la chemioterapia, ma per ragioni che ho spiegato, posso affermare con certezza che zia, al 90%, sarebbe sopravvissuta se avesse fatto il digiuno prima della chemioterapia e le fosse stata data la dose massiccia di chemioterapia. Questo perché il digiuno - come dimostrano i topi, e la logica - aumenta enormemente l'efficacia della chemioterapia.

Dire che ci sono tantissimi tipi di tumore e quindi non possono essere messi tutti nello stesso mazzo è vero ma anche sbagliato. I tumori hanno tutti una cosa in comune: sono cellule regredite che credono di essere organismi unicellulari. Il 90% di loro (secondo Seyfried) ha i mitocondri che non funzionano. Questo è cruciale. Non importa se il tumore si chiami Tizio o Caio o Sempronio o Filano o Martino. L'unica cosa che conta, è se può andare in chetosi oppure no. Perché se può andare in chetosi, non puoi avvelenarlo, ma se non ci può andare, lo avveleni, e se si chiama Evaristo o Ermenegildo non importa, muore uguale.

Tutti i tumori per i quali esiste una chemioterapia si basano sullo stesso presupposto: ho un veleno che uccide questo tumore. Il limite nell'uso di questo veleno, è che uccide pure le cellule sane. Tu puoi avere 100 tipi di tumori e 100 tipi di farmaci chemioterapici, ma il punto è che quel farmaco chemioterapico può uccidere quel tumore, ma non uccide solo quello.

Il punto è fare in modo che il farmaco uccida il tumore senza uccidere il paziente. Quello è l'obiettivo del digiuno: mettere il paziente in chetosi in modo che il veleno operi solo sulle cellule cancerose e non su quelle sane.

Per finire, la cosa non è "oltre la mia portata". E' oltre la tua portata, ma non è oltre la mia portata. Sono supponente, arrogante, antipatico? Sia.
Ahah, addirittura rabbioso. Cioè sono divertito, sei un bel esemplare, nonostante tutto…ma credimi che se diventassi rabbioso te ne accorgeresti. Non ho vantato pseudo competenze, ho imparato due cose e fatto esperienza come te e qualunque caregiver, ma ci tieni a farmi passare per saputo (altra supponenza, ma tant’è).

Ho piacere che sia tutto alla tua portata, ma ti devo dare un dispiacere: finito il farmaco sperimentale e fatte tutte le analisi e verifiche del caso, alla persona che seguo è stato detto: per me può andare, lei è guarita. Strano eh, non avevi detto che per loro non guarisci mai?!?

Ma scusa questa frase è riferita a me?
se hai un tumore al pancreas non operabile muori (qui ti provoco e te lo meriti cento volte).

Ma davvero ti permetti una cosa del genere? Ma ti rileggi quando scrivi o ami solo sentire trombeggiare il suono delle tue parole?!? Io non so chi tu sia, ma so chi sono io e ti lascio ai tuoi soliloqui. Non vado oltre perché certe cose non le ho mai augurate e nessuno e come ho già scritto, nonostante i bisticci, lo ripeto: se ti ammalerai ti auguro il meglio e di fare le scelte giuste: tu solo ne sei il padrone. Come io lo sono delle mie.
Adios!