Se uno spende, è soddisfatto e si diverte fa bene a spendere, però ci sono anche delle persone "malate" ( me compreso ) che vanno a cercare il pelo nell' uovo, quando alla fine il risultato finale è sempre mediocre, a causa delle doti fisiche nella norma o scarse, scarso allenamento ecc......mi fermo perchè vado troppo O.T.
Tralasciare questa discussione sull’arretramento è un vero peccato Vadabrut, rileggendo i post in particolare il n°141 dove Mani dice di non aver trovato risposte al suo quesito, dopo aver letto anche i successivi , penso ne sia più che interessante la prosecuzione.
Come ben si evidenzia nei quesiti posti e dalle “procedure” proposte in generale (non solo in questo thread), risulta sempre saliente (e non solo dalla letteratura) la problematica aperta, ossia la ricerca della certezza e della tangibilità di come DETERMINARE L’ARRETRAMENTO.
Per provare a chiarire cosa si intende per arretramento facciamo delle ipotesi, di un assetto diamo per scontata una giusta altezza della sella e una giusta posizione del manubrio, un corretto arretramento ad essi abbinato che pone il corpo rispetto al pedale, o meglio la proiezione del baricentro corporeo rispetto al pedale (con pedaliera posta in orizzontale anteriormente al movimento centrale), il cui dato (o misura) è in ragione della spinta che il soggetto è in grado di mantenere.
Questo è il concetto di giusto arretramento.
Supponendo di avere un arretramento abbinato ad una sella, sedendomi sulla quale (o concedetemi ), “calzando” la quale realizzo questo concetto (ossia la giusta posizione del mio corpo rispetto al pedale), cambiando la sella con un’altra con forma diversa, inevitabilmente sposto la “seduta” e quindi vario questo parametro con le conseguenze che tutti conosciamo.
Se il vecchio arretramento realizzava il “giusto carico” al pedale per cui ci si trovava, la nuova sella ha fatto si che quella condizione dinamica non fosse più la stessa, da qui i problemi.
Per provare a trasferire l’arretramento nel caso di cambio della sella, a mio giudizio un modo pratico è quello di rilevare e segnare un punto sulla vecchia sella prima di smontarla in corrispondenza alla misura di larghezza di cm7,2 di cui si è parlato, misurando la distanza di questo punto da un punto fisso del manubrio (a piacimento), segnato lo stesso punto in corrispondenza dei cm 7,2 sulla nuova sella, montarla sulla bicicletta avendo cura di ripristinare la stessa distanza prima rilevata.
Non è comunque detto che l’obiettivo venga raggiunto, perché la nuova sella potrebbe presentare una sagoma diversa nella parte posteriore della stessa (sagoma più allungata o più aperta).
In questo caso per tentare di risolvere il problema uno ci prova di suo andando a sensazione. In alternativa propongo una soluzione di dinamica basata sul concetto a cui sopra ho accennato, in grado di ripristinare con certezza le “condizioni dinamiche” perdute, ossia posizionare la nuova sella in modo da ripristinare la condizione di massimizzazione del rendimento della spinta perduta con il cambio della sella.
Purtroppo per fare questo necessita una complessa attrezzatura e del tempo, con una spesa che si avvicina spesso al valore di una sella di medio costo, per cui il consiglio è che se ci si trova bene (problemi zero) su una sella, cambiarla con un altro modello potrebbe rivelarsi un danno per problemi di “appoggio” che potrebbero insorgere e per il portafoglio .
Emilio Buzzi Cycling Position System - Sistemi e consulenze per il ciclismo
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