Ciao belli!!! come state? vi sono mancato? alla fin della fiera anche stavolta sono sopravvissuto

vi faccio un report essenziale di questa pazza esperienza ciclistica.
il 25 luglio arriviamo a Limone Piemonte e scaricato il camper e montate le tende (pernottamento obbligatorio in tenda dopo ogni tappa) cominciano ad arrivare i bikers e subito i racconti e l'atmosfera mi fanno capire in che guaio ci stiamo per infilare. La mattina successiva arriva l'organizzazione, sistemiamo le bici e cazzeggiamo, alle 19 parte il prologo che consiste in doppio giro del paese con una scalinata moderatamente tecnica e niente di più. dopo aver fatto sta sgambata ad un ritmo perlomeno blando, mi accorgo che la forcella non si blocca come dovrebbe e porto subito il mezzo dal meccanico che facendomi capire che basta rabboccare un goccio d'
olio, mi seziona completamente in ogni sua più minuscola parte e inizia a fare un approssimativo quanto lento e pericoloso lavoro di riassemblaggio; va a finire che me ne vado in tenda col groppo in gola.
la mattina dopo incredibilmente la forcella è montata e funge, quindi si parte per la prima tappa in allegria: Limone-Vanadio 80km 2800m dslv. percorso non estremamente tecnico, lascia spazio a strappi mortali nella prima salita su asfalto, e sulla salita lunga faccio la solita minchiata di iniziare a tirare e mi cucino le gambe. considerando che fa un caldo spaziale e che non bevo e mangio abbastanza, prima mi becco i crampi e poi mi devo fermare all'ombra per 10 minuti per scongiurare una crisi di fame. arrivo al traguardo spaccato e con l'insicurezza di affrontare nella giusta maniera la tappa del giorno dopo.
28 luglio sveglia alle 03.45, prendo qualcosa contro i crampi, ci si veste, si mangia e parte così la tappa Vinadio-Cavour, per l'incredibile distanza di 135km e 4600m dslv+ effettivi. si parte in salita, e subito mi accorgo di non aver serrato i bulloni che stringono la pinza in un cambio pastiglie del giorno precedente; risultato: a 6 km dall'inizio ho perso uno dei 2 bulloni che ferma la pinza posteriore. chiedendomi come farò ad affrontare le discese, riprendo a salire il Colle Salsas Blancias, che si rivela una salita lunghissima, assolata, con ultimo pezzo in pietraia e rampe notevolmente sopra al 20%, che le mie gambe martoriate il giorno precedente a volte non mi permettono di affrontare in bici.
discesa estrememente tecnica tra mulattiere con fondo marcio, single tracks e
sfasciume davvero pesante, provo ad evitare di pinzare il posteriore ma si rivela impossibile, così scendo a denti stretti e all' assistenza meccanica in fondo mi danno del pazzo ma mi sistemano la bici

. si sale poi al Bellini: 1800m dslv secchi con rampe notevoli e tratti di portage obbligato. si sale lentamente verso i 3000 metri di altitudine, non sono in condizione di affrontare questa salita in maniera decente e ai 2500 metri praticamente vado a spinta e sono vuoto. arrivo in cima a tentoni essendo sicuro di ritirarmi, ma in vetta il medico in motoenduro mi esorta a fare la discesa e continuare. discesa da un 3000, tecnica in modo inverosimile ma spettacolre, prendo la mano e guido bene, mi diverto come un matto e mi aggrego in un gruppetto di 2 ragazzi con i quali affronteremo la successiva salita al colle del prete, un tratto di bosco molto tecnico in costa dove comincia a piovere e che diventa quindi un fiume di fango-tutto da fare a piedi- e gli ultimi km sotto l'acquazzone più violento che abbia mai visto.
arriviamo al traguardo dopo 14h10min su 15ore di tempo massimo.
il giorno dopo ci alziamo con la pioggia, fa freddo davvero e la voglia di partire è zero. smette di piovere.si parte lo stesso. prima salita al Rucas (1531m) comincia a piovere più del gionro prima, un muro d'acqua sopra di noi, non si riesce a portare la bici. a pochi km dalla vetta la pioggia diventa grandine, si deve salire piegati a uovo per proteggere gambe e schiena con lo zaino, perchè fa un male della madonna. in cima sembra di essere nel bel mezzo di un fottuto uragano, siamo costretti a correre nel vicino rifugio dove ci spogliamo,strizziamo la roba,iniziamo ad imbottirci maglietta, pantaloni e scarpe di giornali e a tirare fuori i teli di sopravvivenza che ci permettono dopo parecchio tempo di tentare la discesa che è praticamente un fiume. la salita successiva la faccio tutta a piedi perchè il cambio fa le bizze, fortuna non era lunga. scendo di nuovo a piedi da un single track che è una cascata di fango e in fondo alla discesa, ormai stremato e convinto nel ritirarmi, mi dicono che il resto della tappa è stato annullato.
dalla quarta tappa in poi sarà un crescendo di forza e resistenza che il mio corpo ha adottato come meccanismo di sopravvivenza immagino. non sto troppo ad annoiarvi: ci sono state tappe massacranti, crudeli e insensate, dove dopo diverse salite a colli alpini con bici in spalla su ripidissime rampe di sfasciume in morena, si è costretti ad affrontare lunghissimi tratti di sentieri abbozzati in costa alle montagne praticamente inpedalabili, discese che nei primi tratti sarebbero brutte da affrontare anche con scarponi e bacchette, altre discese bellissime ma di una difficoltà, di un'esposizione preoccupanti, dove bisogna usare tutte le energie, tutta la forza di volontà, tutta la concentrazione per riuscire ad scendere in bici.
ci sono stati trasferimenti in funivia, momenti di solitudine, momenti in cui tutto sembra perduto, momenti in cui il tempo massimo incombe pericolosamente e allora solo discese affrontate al limite e salite affrontate al massimo hanno potuto salvare la baracca, momenti in cui la felicità e quasi la commozione si sostituiscono allo sconforto, in brevissimi attimi vissuti lungo il percorso, momenti in cui degli uomini fortissimi ti incitano e ti aiutano superandoti per permetterti di portare a termine un'impresa che ogni giorno diventa più dura.
è stata una settimana al 100%, mi ha preso, smontato e ricostruito da capo.
sono stato davvero felice di essere riuscito a concludere da finisher,seppur nelle ultime posizioni, questa gara che è di una bellezza e di una crudeltà pari a nessun'altra che abbia mai fatto o anche solo immaginato.
complimenti a organizzazione, soccorsi, staff, concorrenti, tutta gente cazzutissima, temprata dalla fatica e dalla montagna.
la bici ne è uscita mezza tritata ma viva, io pure; devo dire che negli ultimi giorni ho acquisito una tecnica in dicesa davvero notevole, mi divertivo come un bambino su percorsi che poco tempo fa non sarei stato in grado di affrontare.. è giunto il momento di riprovare a fare DH direi


domani parto con l'Olanda con la donna, mi ritengo licenziato da ogni sforzo di tipo ciclistico almeno fino a settembre


ciaoooooooooooooooooooooooooooooooooooo