Il problema doping si può osservare da due prospettive:
1) un problema legato alla salute, in cui il doping viene visto come un pericolo per la salute di chi ne fa uso.
2) un problema legato alla falsificazione delle prestazioni sportive.
Il primo caso secondo me è da applicare principalmente al mondo amatoriale in cui la prestazione sportiva ha un'importanza relativa perché nel mondo amatoriale per partecipare a gare e granfondo il ricorso al doping è una scelta personale non necessaria, e quindi bisogna puntare soprattutto alla salvaguardia della salute.
Il secondo caso è da applicare al mondo professionistico in quanto il ricorso al doping se si vuole fare il professionista è una scelta obbligata, per cui (come ho ribadito più volte) la scelta "mi dopo" o "non mi dopo" equivale alla scelta "mi dopo" o "non faccio il professionista". Per cui in questo caso abbiamo due soggetti "vittima" dei danni del doping, la prima è il dopato che rischia la vita e la seconda è chi è costretto a smettere la sua professione per non doparsi.
In quest'ottica le inchieste della magistratura e l'antidoping (così come fatto ora) non servono ad estirpare il fenomeno, perché basta che ci sia uno che si dopa anche gli altri sono costretti a farlo se vogliono competer e quindi si escogiteranno i metodi per sfuggire all'antidoping e alla magistratura. Per sconfiggere il doping la magistratura dovrebbe fermare tutti i ciclisti dopati, e questo appare evidente che sia praticamente impossibile, ma la magistratura fa comunque un lavoro importante per punire chi ruota attorno al doping. Chi potrebbe realmente sconfiggere il doping sono le federazioni con una seria attività antidoping il cui fondamento principe dovrebbe essere la non accettazione del doping per cui chi viene beccato deve essere escluso a vita, senza se e senza ma. L'antidoping deve partire dalle categorie giovanili in cui si deve certificare l'estraneità al doping di tutti gli atleti, istituendo un passaporto dell'atleta in cui si traccino tutti i valori ematici, biologici e genetici durante tutta la carriera dell'atleta, in questo modo sarebbe molto semplice individuare lei variazioni dei valori imputabili al doping.
Per cui io penso che il doping nel ciclismo ufficiale che porta al professionismo la battaglia al doping si possa vincere basta che chi gestisce questo sport lo voglia fare realmente andando contro potenti interessi, mentre per quanto riguarda il settore amatoriale il discorso è molto più complesso perchè parliamo di decine di migliaia di amatori e di diversi enti.
1) un problema legato alla salute, in cui il doping viene visto come un pericolo per la salute di chi ne fa uso.
2) un problema legato alla falsificazione delle prestazioni sportive.
Il primo caso secondo me è da applicare principalmente al mondo amatoriale in cui la prestazione sportiva ha un'importanza relativa perché nel mondo amatoriale per partecipare a gare e granfondo il ricorso al doping è una scelta personale non necessaria, e quindi bisogna puntare soprattutto alla salvaguardia della salute.
Il secondo caso è da applicare al mondo professionistico in quanto il ricorso al doping se si vuole fare il professionista è una scelta obbligata, per cui (come ho ribadito più volte) la scelta "mi dopo" o "non mi dopo" equivale alla scelta "mi dopo" o "non faccio il professionista". Per cui in questo caso abbiamo due soggetti "vittima" dei danni del doping, la prima è il dopato che rischia la vita e la seconda è chi è costretto a smettere la sua professione per non doparsi.
In quest'ottica le inchieste della magistratura e l'antidoping (così come fatto ora) non servono ad estirpare il fenomeno, perché basta che ci sia uno che si dopa anche gli altri sono costretti a farlo se vogliono competer e quindi si escogiteranno i metodi per sfuggire all'antidoping e alla magistratura. Per sconfiggere il doping la magistratura dovrebbe fermare tutti i ciclisti dopati, e questo appare evidente che sia praticamente impossibile, ma la magistratura fa comunque un lavoro importante per punire chi ruota attorno al doping. Chi potrebbe realmente sconfiggere il doping sono le federazioni con una seria attività antidoping il cui fondamento principe dovrebbe essere la non accettazione del doping per cui chi viene beccato deve essere escluso a vita, senza se e senza ma. L'antidoping deve partire dalle categorie giovanili in cui si deve certificare l'estraneità al doping di tutti gli atleti, istituendo un passaporto dell'atleta in cui si traccino tutti i valori ematici, biologici e genetici durante tutta la carriera dell'atleta, in questo modo sarebbe molto semplice individuare lei variazioni dei valori imputabili al doping.
Per cui io penso che il doping nel ciclismo ufficiale che porta al professionismo la battaglia al doping si possa vincere basta che chi gestisce questo sport lo voglia fare realmente andando contro potenti interessi, mentre per quanto riguarda il settore amatoriale il discorso è molto più complesso perchè parliamo di decine di migliaia di amatori e di diversi enti.

