COVID 19 (part qualcosa)

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gasht

Maglia Amarillo
6 Febbraio 2005
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Mi dispiace ma non ci sono solo quelli della ristorazione e non ci sono solo quelli del covid, di gente in grossa difficolta' ce ne' sempre stata e ripeto che non mi sembra di aver visto gente che se ne preoccupava molto prima.


comuque non sai manco di quello di cui stai parlando.
il settore della ristorazione hotel bar etc è il 18% del pil italiano.
settore che era tutt'altro che in crisi prima che quattro scemi urlassero dalla tv di stato di stare a casa (al chiuso ahahahaha).

e tutto questo settore è stato chiuso per legge probabilmente (sono buono) senza motivo.
ossia secondo l'opinone di quattro scemi che hanno sparato cacate a ripetizione per 14 mesi.
 

catman

Maglia Rosa
3 Giugno 2011
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allora non sei informato.
hanno cancellato l'imu?

certo però se vai a vedere codice fiscale di gestionario e proprietario devono coincidere.
ossia la società proprietaria deve essere anche la società gestrice altrimenti si paga l'imu.

ovviamente la platea di papà proprietario dei muri e gestore con la famiglia di un'impresetta individuale è sterminata.
pensiamo ad un bar o ristorante con proprietario persona fisica e gestore stessa persona ma facente capo ad una impresa famigliare etc...
bene quelli sono gestori e proprietari e l'imu è comunque dovuta.

percui sui giornali si scrive una cosa eppoi la realtà è ben diversa.

certo chi legge il fattoquotidiano e vede che il governo gonde ha cancellato la seconda rata imu ci crede.
ah ah ah.

hanno creduto a crisanti possono credere a chiunque.

drago draghi ha indennizzato le perdite di una mensilità - 40%.

in base a leggi e decreti pare proprio di sì scirivi tu.
eh, infatti.

non ne sai un tubo. gente che ha perso un milione di eruo è stata indennizzata con 30 mila euro.
ripeto non ne sai niente.
vedrai che troveranno la scappatoia per l'imu. Sarebbe ingiusto così e prima o poi qualcuno se ne accorgerà

ti sbagli, perdere 1 milione di euro non è successo a nessuno...non arrivare a fatturare 1 milione di euro in 1 anno come magari era successo negli anni scorsi, non equivale ad averli persi
 

catman

Maglia Rosa
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comuque non sai manco di quello di cui stai parlando.
il settore della ristorazione hotel bar etc è il 18% del pil italiano.
settore che era tutt'altro che in crisi prima che quattro scemi urlassero dalla tv di stato di stare a casa (al chiuso ahahahaha).

e tutto questo settore è stato chiuso per legge probabilmente (sono buono) senza motivo.
ossia secondo l'opinone di quattro scemi che hanno sparato cacate a ripetizione per 14 mesi.
già ma tutti i governi del mondo hanno ascoltato questi scemi con lauree, master, dottorati, pubblicazioni varie e ph.D
tu avevi la soluzione da tempo ma purtoppo l'hai scritto solo e sempre qui e non hai avuto la visibilità per poter salvare il mondo :mrgreen:
 

gasht

Maglia Amarillo
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vedrai che troveranno la scappatoia per l'imu. Sarebbe ingiusto così e prima o poi qualcuno se ne accorgerà

ti sbagli, perdere 1 milione di euro non è successo a nessuno...non arrivare a fatturare 1 milione di euro in 1 anno come magari era successo negli anni scorsi, non equivale ad averli persi
non sai di che parli.

1 milione di euro la perdita di un famoso ristorante al coperto di verona. non è il desco è meglio avvertire. un ristorante che fa numeri.

la perdita è 1 milione e 100 mila euro per la precisione e gli hanno dato 30 mila euro.
i 30 mila euro glieli hanno dati pure a filo perché era una peridta del 33% rispetto all'anno precedente.
 

catman

Maglia Rosa
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questo è proprio in tema

La voce di tanta Italia di oggi è anche quella di una ragazza sui vent’anni, romana, intervistata per strada da «Dritto e Rovescio», trasmissione orgogliosamente populista condotta su Rete 4 da Paolo Del Debbio. Dice la ragazza, testuale: «Comunque i giovani della mia età non muoiono di Covid. Neanche mio padre che ha 50 anni muore di Covid. No, dai, muoiono solo le persone anziane. Quello che penso io, arrivati a questo punto… Anche i miei nonni: tengo molto ai miei nonni, ma se devono morire, morissero, cioè». Cioè. Una disinvoltura disumana, ma il tono è lieve, quasi allegro, senza neanche la finzione di un’ombra di pena per le vite dei nonni, dei vecchi, degli altri. Ci siamo fatti tre ondate, adesso basta, e se qualcuno, qualche altra migliaia di qualcuno, finirà intubato e poi al cimitero, amen. Mors tua, ma almeno vita mea, che ho tutto il diritto di tornare a godermela. E anche in fretta, possibilmente.
Il sospetto è che il crudo sentimento di quella ragazza non sia una provocazione figlia dell’età, e neanche il pensiero di una minoranza irresponsabile e sfrontata. Al contrario, è forse la ribollente maggioranza nelle coscienze del Paese, calmierata dall’ipocrisia di non fare esplicito riferimento ai danni collaterali di un precipitoso liberi tutti. Questo siamo, questo siamo diventati, o lo eravamo già prima della pandemia, soltanto con un po’ più di pudore nel mostrarlo? La legge della giungla, spietata con i deboli, come bussola dell’Italia del dopo Covid?



La revisione annunciata del coprifuoco tra una decina di giorni, con l’ipotesi di toglierlo del tutto, è il segnale atteso della fine di un tempo di sacrifici durissimi ma indispensabili. Ormai sembra deciso, si riapre, anche se dall’Istituto superiore della Sanità timidamente osservano che sì, tutte le curve calano, compresa quella dei decessi, ma specialmente quest’ultima è ancora in una fase iniziale. Tradotto: senza più barriere al contagio, altri anziani, altri nonni, altri fragili rischiano di non farcela. Ma il dado è tratto, o sta per esserlo, e politicamente è un’indiscutibile vittoria della destra, di governo (Salvini) e di lotta (Meloni), che ha impugnato il vessillo di questa battaglia, sventolando come il drappo davanti al toro: la promessa della cancellazione dei doveri come premio a un’Italia sfiancata e inferocita dal lungo obbligo di rispettarli.

Sintetizzando brutalmente, la sinistra nasce per contrastare l’ordine costituito e le regole che lo governano, la destra per conservare il primo e le seconde. Durante la pandemia, il campo si è invertito, con la destra a premere per affrancare i popoli (in Italia e dovunque) dal giogo delle regole e delle restrizioni della libertà, compresa quella di infettare il prossimo, e la sinistra a resistere contro l’insofferenza crescente nel nome della prudenza civile. La strategia della destra non ha premiato durante la prima ondata, come insegna il caso Trump, la più ingombrante vittima politica del Covid. Ma adesso, in coda alla terza ondata e con la contraerea del vaccino in piena azione, fare leva sull’esasperazione generale e proporsi come ribelli alla «dittatura sanitaria» sta dando ottimi frutti. L’ultima prova è la Spagna, dove alle Regionali di Madrid ha appena trionfato Isabel Dìaz Ayuso, potenziale nuova leader del populismo iberico, che ha concentrato la campagna elettorale proprio su questo genere di promessa: ciao Covid, riprendiamoci la plaza.
Anche noi stiamo per farlo. Piazze, spiagge, palestre, e presto anche stadi, discoteche, feste di matrimonio, battesimo, comunione, senza più orario di rientro né altra coercizione che non sia un fermo richiamo al buonsenso e alla cautela, per altro già sapendo che non avrà grande ascolto. L’altra sera, con la misura del blocco alle 22 ancora vigente, una cronista di questo giornale, Paola Caruso, fotografava la situazione a Milano con questo tweet: «Esco dalla redazione a mezzanotte e mi aspetto di non vedere nessuno in giro. Sbagliato: capannelli di ragazzi in Brera e a Porta Venezia davanti ai locali chiusi, uno sopra l’altro, senza mascherina». E alle Colonne di San Lorenzo (assembramento da mille persone) hanno preso a bottigliate la Polizia colpevole di aver rotto le scatole a chi voleva soltanto bersi qualcosa fuori orario. Cioè.
L’indice RT, cioè quanti infettati da un solo positivo, è in bilico, appena sotto l’1 per cento di salvaguardia? Nessun problema: le Regioni hanno già chiesto di abolirlo come metro per l’assegnazione dei colori. Se ne adotterà presto un altro, l’importante è chiudere quanto prima con questa non più sopportabile e asfissiante stagione.
Al di là delle infinite ragioni di macro e micro economia, oltre alla urgente necessità di recuperare il tempo perduto per il Paese e per ogni cittadino che ne fa parte, si è ormai sollevata un’onda emotiva non più gestibile, che la destra ha cavalcato e che la sinistra, in ordine sparso (qualche presidente di Regione del Pd si era già portato avanti per tempo), si trova adesso a dover inseguire. Resterebbe, alle forze progressiste, il compito di circoscrivere i possibili effetti derivanti dall’avere preteso di abolire la pandemia per manifesta intolleranza popolare. E magari, oltre a insistere sui diritti civili annunciati e al momento incagliati o già archiviati (dalla legge Zan allo ius soli), allargare il campo a un dovere che dovrebbe essere proprio di ogni democrazia degna di questo nome: pretendere che l’Europa cominci a fare qualcosa, oltre che per sé stessa, anche per i Paesi poveri, ai quali servirebbero almeno 2 miliardi di dosi di vaccini, con un investimento intorno ai 30 miliardi di dollari. Tutti i leader occidentali, a cominciare dal nostro premier Draghi, ripetono e ribadiscono che è un imperativo morale ma finora siamo rimasti nel terreno sterile degli annunci.
Non si tratta di essere più o meno solidali. È una questione di lungimiranza e anche di minima memoria: l’apocalisse con cui tutti ci stiamo misurando è cominciata in una lontana provincia cinese. Una catastrofe umanitaria in Africa, come quella che sta devastando l’India, finirebbe, finirà per ripercuotersi anche su quella parte di mondo che sta cominciando a mettersi in salvo. Lo scontro sui brevetti con le multinazionali del farmaco, che hanno ricevuto enormi finanziamenti pubblici per arrivare ai rispettivi vaccini, dovrebbe includere anche questa emergenza ampiamente sottovalutata. Restituire qualcosa a chi ne ha più bisogno: ecco, battersi perché avvenga, sarebbe fare una cosa di sinistra. Un po’ come non accettare che i nonni, in quanto nonni, se devono morire, morissero. Cioè.
 

gasht

Maglia Amarillo
6 Febbraio 2005
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con gruppi shimano
già ma tutti i governi del mondo hanno ascoltato questi scemi con lauree, master, dottorati, pubblicazioni varie e ph.D
tu avevi la soluzione da tempo ma purtoppo l'hai scritto solo e sempre qui e non hai avuto la visibilità per poter salvare il mondo :mrgreen:
tutti i governi del mondo.

magari tutti i governi del mondo.

ci sono stati paesi che non hanno adottato misure che sono andati meglio di altri pifferai magici.

non ho la forza da solo di mandare a zappare dei veri e propri cialtroni che sono in tv da mesi.

ovviamente tu credi a quelli che hanno le lauree in zanzarologia o nella fase rem del moscerino o nei galli da pollaio tv.


io non avrei salvato nessuno anzi può darsi che saremmo morti tutti.

ma almeno non ho la faccia di culo di questi che non ne hanno azzeccata una e sono in tv a pontificare.
una nnon ne hanno azzeccata. una.
pagliacci.

 

catman

Maglia Rosa
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non sai di che parli.

1 milione di euro la perdita di un famoso ristorante al coperto di verona. non è il desco è meglio avvertire. un ristorante che fa numeri.

la perdita è 1 milione e 100 mila euro per la precisione e gli hanno dato 30 mila euro.
i 30 mila euro glieli hanno dati pure a filo perché era una peridta del 33% rispetto all'anno precedente.
ma secondo te allora lo Stato gli doveva dare 1 milione di euro?
che poi da come lo capisco io, un calo netto del fatturato a fronte della chiusura imposta, non è una perdita anche perché in quel periodo non hai avuto i costi per le materie prime, il personale, ridotto i consumi e il casino sarà stato cercare un accordo col proprietario sull'affitto
 

gasht

Maglia Amarillo
6 Febbraio 2005
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questo è proprio in tema

La voce di tanta Italia di oggi è anche quella di una ragazza sui vent’anni, romana, intervistata per strada da «Dritto e Rovescio», trasmissione orgogliosamente populista condotta su Rete 4 da Paolo Del Debbio. Dice la ragazza, testuale: «Comunque i giovani della mia età non muoiono di Covid. Neanche mio padre che ha 50 anni muore di Covid. No, dai, muoiono solo le persone anziane. Quello che penso io, arrivati a questo punto… Anche i miei nonni: tengo molto ai miei nonni, ma se devono morire, morissero, cioè». Cioè. Una disinvoltura disumana, ma il tono è lieve, quasi allegro, senza neanche la finzione di un’ombra di pena per le vite dei nonni, dei vecchi, degli altri. Ci siamo fatti tre ondate, adesso basta, e se qualcuno, qualche altra migliaia di qualcuno, finirà intubato e poi al cimitero, amen. Mors tua, ma almeno vita mea, che ho tutto il diritto di tornare a godermela. E anche in fretta, possibilmente.
Il sospetto è che il crudo sentimento di quella ragazza non sia una provocazione figlia dell’età, e neanche il pensiero di una minoranza irresponsabile e sfrontata. Al contrario, è forse la ribollente maggioranza nelle coscienze del Paese, calmierata dall’ipocrisia di non fare esplicito riferimento ai danni collaterali di un precipitoso liberi tutti. Questo siamo, questo siamo diventati, o lo eravamo già prima della pandemia, soltanto con un po’ più di pudore nel mostrarlo? La legge della giungla, spietata con i deboli, come bussola dell’Italia del dopo Covid?



La revisione annunciata del coprifuoco tra una decina di giorni, con l’ipotesi di toglierlo del tutto, è il segnale atteso della fine di un tempo di sacrifici durissimi ma indispensabili. Ormai sembra deciso, si riapre, anche se dall’Istituto superiore della Sanità timidamente osservano che sì, tutte le curve calano, compresa quella dei decessi, ma specialmente quest’ultima è ancora in una fase iniziale. Tradotto: senza più barriere al contagio, altri anziani, altri nonni, altri fragili rischiano di non farcela. Ma il dado è tratto, o sta per esserlo, e politicamente è un’indiscutibile vittoria della destra, di governo (Salvini) e di lotta (Meloni), che ha impugnato il vessillo di questa battaglia, sventolando come il drappo davanti al toro: la promessa della cancellazione dei doveri come premio a un’Italia sfiancata e inferocita dal lungo obbligo di rispettarli.

Sintetizzando brutalmente, la sinistra nasce per contrastare l’ordine costituito e le regole che lo governano, la destra per conservare il primo e le seconde. Durante la pandemia, il campo si è invertito, con la destra a premere per affrancare i popoli (in Italia e dovunque) dal giogo delle regole e delle restrizioni della libertà, compresa quella di infettare il prossimo, e la sinistra a resistere contro l’insofferenza crescente nel nome della prudenza civile. La strategia della destra non ha premiato durante la prima ondata, come insegna il caso Trump, la più ingombrante vittima politica del Covid. Ma adesso, in coda alla terza ondata e con la contraerea del vaccino in piena azione, fare leva sull’esasperazione generale e proporsi come ribelli alla «dittatura sanitaria» sta dando ottimi frutti. L’ultima prova è la Spagna, dove alle Regionali di Madrid ha appena trionfato Isabel Dìaz Ayuso, potenziale nuova leader del populismo iberico, che ha concentrato la campagna elettorale proprio su questo genere di promessa: ciao Covid, riprendiamoci la plaza.
Anche noi stiamo per farlo. Piazze, spiagge, palestre, e presto anche stadi, discoteche, feste di matrimonio, battesimo, comunione, senza più orario di rientro né altra coercizione che non sia un fermo richiamo al buonsenso e alla cautela, per altro già sapendo che non avrà grande ascolto. L’altra sera, con la misura del blocco alle 22 ancora vigente, una cronista di questo giornale, Paola Caruso, fotografava la situazione a Milano con questo tweet: «Esco dalla redazione a mezzanotte e mi aspetto di non vedere nessuno in giro. Sbagliato: capannelli di ragazzi in Brera e a Porta Venezia davanti ai locali chiusi, uno sopra l’altro, senza mascherina». E alle Colonne di San Lorenzo (assembramento da mille persone) hanno preso a bottigliate la Polizia colpevole di aver rotto le scatole a chi voleva soltanto bersi qualcosa fuori orario. Cioè.
L’indice RT, cioè quanti infettati da un solo positivo, è in bilico, appena sotto l’1 per cento di salvaguardia? Nessun problema: le Regioni hanno già chiesto di abolirlo come metro per l’assegnazione dei colori. Se ne adotterà presto un altro, l’importante è chiudere quanto prima con questa non più sopportabile e asfissiante stagione.
Al di là delle infinite ragioni di macro e micro economia, oltre alla urgente necessità di recuperare il tempo perduto per il Paese e per ogni cittadino che ne fa parte, si è ormai sollevata un’onda emotiva non più gestibile, che la destra ha cavalcato e che la sinistra, in ordine sparso (qualche presidente di Regione del Pd si era già portato avanti per tempo), si trova adesso a dover inseguire. Resterebbe, alle forze progressiste, il compito di circoscrivere i possibili effetti derivanti dall’avere preteso di abolire la pandemia per manifesta intolleranza popolare. E magari, oltre a insistere sui diritti civili annunciati e al momento incagliati o già archiviati (dalla legge Zan allo ius soli), allargare il campo a un dovere che dovrebbe essere proprio di ogni democrazia degna di questo nome: pretendere che l’Europa cominci a fare qualcosa, oltre che per sé stessa, anche per i Paesi poveri, ai quali servirebbero almeno 2 miliardi di dosi di vaccini, con un investimento intorno ai 30 miliardi di dollari. Tutti i leader occidentali, a cominciare dal nostro premier Draghi, ripetono e ribadiscono che è un imperativo morale ma finora siamo rimasti nel terreno sterile degli annunci.
Non si tratta di essere più o meno solidali. È una questione di lungimiranza e anche di minima memoria: l’apocalisse con cui tutti ci stiamo misurando è cominciata in una lontana provincia cinese. Una catastrofe umanitaria in Africa, come quella che sta devastando l’India, finirebbe, finirà per ripercuotersi anche su quella parte di mondo che sta cominciando a mettersi in salvo. Lo scontro sui brevetti con le multinazionali del farmaco, che hanno ricevuto enormi finanziamenti pubblici per arrivare ai rispettivi vaccini, dovrebbe includere anche questa emergenza ampiamente sottovalutata. Restituire qualcosa a chi ne ha più bisogno: ecco, battersi perché avvenga, sarebbe fare una cosa di sinistra. Un po’ come non accettare che i nonni, in quanto nonni, se devono morire, morissero. Cioè.
la sinistra riparta da la7
 

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catman

Maglia Rosa
3 Giugno 2011
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tutti i governi del mondo.

magari tutti i governi del mondo.

ci sono stati paesi che non hanno adottato misure che sono andati meglio di altri pifferai magici.

non ho la forza da solo di mandare a zappare dei veri e propri cialtroni che sono in tv da mesi.

ovviamente tu credi a quelli che hanno le lauree in zanzarologia o nella fase rem del moscerino o nei galli da pollaio tv.


io non avrei salvato nessuno anzi può darsi che saremmo morti tutti.

ma almeno non ho la faccia di culo di questi che non ne hanno azzeccata una e sono in tv a pontificare.
una nnon ne hanno azzeccata. una.
pagliacci.

ma sul fatto che Galli e Crisanti stiano esagerando siamo d'accordo
tra l'altro alla riaperture di maggio dell'anno scorso dicevano le stesse cose e sono stati smentiti dai fatti
ma ormai sono diventati personaggi da TV proprio per queste loro dichiarazioni e vanno avanti
 

gasht

Maglia Amarillo
6 Febbraio 2005
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ma secondo te allora lo Stato gli doveva dare 1 milione di euro?
che poi da come lo capisco io, un calo netto del fatturato a fronte della chiusura imposta, non è una perdita anche perché in quel periodo non hai avuto i costi per le materie prime, il personale, ridotto i consumi e il casino sarà stato cercare un accordo col proprietario sull'affitto


un milione di perdita perché è rimasto chiuso per 5 mesi. perché il ristorante faceva incasso venerdì sabato e domenica. come quasi tutti i risto e bar italiani che fanno soldi all'aperitivo o alla sera.
 

catman

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un milione di perdita perché è rimasto chiuso per 5 mesi. perché il ristorante faceva incasso venerdì sabato e domenica. come quasi tutti i risto e bar italiani che fanno soldi all'aperitivo o alla sera.
e allora diamogli 1 milione no?
poi 3 a quello di fianco, mezzo al bar, 5 a quello dei vip sull'altra piazza e via così....
facendo così i miliardi stanziati non sarebbero bastati nemmeno per 1 regione d'Italia

quindi è 1 milione di mancato incasso, non 1 milione di perdita effettiva
 

gasht

Maglia Amarillo
6 Febbraio 2005
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fondazione Kessler ha fatto semplici conteggi matematici e statistici
si spera di non arrivare a quei numeri grazie all'aumento dei vaccinati
speriamo che la finiscano di calcolare vaccate. speriamo.
più che altro ci sono gli scemi che li ascoltano pure.
come l'anno scorso con la storia dei 150 mila in icu.
una vaccata col merler a dire che era uno scenario estremo.
era uno scemario.

di maio aveva rilanciato le chiusure su quella previsione del piffero.

incredibile, incredibile.

entrambe queste cazzate di previsione uscite il 27 aprile 2020 e 2021.

modello matematico. sì sì.
 
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gasht

Maglia Amarillo
6 Febbraio 2005
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e allora diamogli 1 milione no?
poi 3 a quello di fianco, mezzo al bar, 5 a quello dei vip sull'altra piazza e via così....
facendo così i miliardi stanziati non sarebbero bastati nemmeno per 1 regione d'Italia

quindi è 1 milione di mancato incasso, non 1 milione di perdita effettiva
un milione in meno di fatturato.

negli altri paesi hanno indennizzato. qui hanno chiuso senza dare un soldo.

e facendo pagare le tasse sopra.

hanno continuato a pagare gli statali a casa a grattarsi le palle. non tutti a grattarsi le palle ma una buona fetta.

gli hanno pure dato l'aumento.
 

catman

Maglia Rosa
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Non direi.. un conto è restare senza commesse -quindi senza lavoro/ricavi- per motivi che riguardano situazioni di mercato e/o di come ti posizioni nel mercato nostrano/globale, un altro se chi ti governa ti impone un fermo.. oltremodo senza un piano di rientro programmato o qualche altra forma di sussidio.
Nel primo caso dipende dalle tue scelte quasi in modo totale.. nel secondo tu niente puoi fare, quindi non sono nemmeno accomunabili.
diciamo che la situazione è paragonabile a chi è colpito dal terremoto
vedi situazione in umbria e lazio
hanno avuto aiuti e ristori ma poca roba rispetto ai danni e le città sono ancora di ricostruire (sempre se si potrà fare e se la gente ci tornerà)
il covid non è devastante come un terremoto ed ha colpito forte solo alcune categorie per fortuna
 

catman

Maglia Rosa
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un milione in meno di fatturato.

negli altri paesi hanno indennizzato. qui hanno chiuso senza dare un soldo.

e facendo pagare le tasse sopra.

hanno continuato a pagare gli statali a casa a grattarsi le palle. non tutti a grattarsi le palle ma una buona fetta.

gli hanno pure dato l'aumento.
l'aumento agli statali forse sarà dal 2022 col nuovo contratto, per adesso li devono ancora scrivere
e poi molti con lo smart working hanno sempre continuato a lavorare normalmente
altri che magari lavoravano allo sportello si sono trovati fermi per i mesi di marzo e aprile ma poi hanno ricominciato lavorando su appuntamento e più online....bisognava non pagarli e dare i lori stipendi ai baristi?


non so quando abbiano indennizzato negli altri paesi, tipo un pub inglese quanto ha preso?
un bar in francia quanto ha preso?
 

EMAC

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l'aumento agli statali forse sarà dal 2022 col nuovo contratto, per adesso li devono ancora scrivere
e poi molti con lo smart working hanno sempre continuato a lavorare normalmente
altri che magari lavoravano allo sportello si sono trovati fermi per i mesi di marzo e aprile ma poi hanno ricominciato lavorando su appuntamento e più online....bisognava non pagarli e dare i lori stipendi ai baristi?


non so quando abbiano indennizzato negli altri paesi, tipo un pub inglese quanto ha preso?
un bar in francia quanto ha preso?
 
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gibo2007

Passista
30 Agosto 2015
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questo è proprio in tema

La voce di tanta Italia di oggi è anche quella di una ragazza sui vent’anni, romana, intervistata per strada da «Dritto e Rovescio», trasmissione orgogliosamente populista condotta su Rete 4 da Paolo Del Debbio. Dice la ragazza, testuale: «Comunque i giovani della mia età non muoiono di Covid. Neanche mio padre che ha 50 anni muore di Covid. No, dai, muoiono solo le persone anziane. Quello che penso io, arrivati a questo punto… Anche i miei nonni: tengo molto ai miei nonni, ma se devono morire, morissero, cioè». Cioè. Una disinvoltura disumana, ma il tono è lieve, quasi allegro, senza neanche la finzione di un’ombra di pena per le vite dei nonni, dei vecchi, degli altri. Ci siamo fatti tre ondate, adesso basta, e se qualcuno, qualche altra migliaia di qualcuno, finirà intubato e poi al cimitero, amen. Mors tua, ma almeno vita mea, che ho tutto il diritto di tornare a godermela. E anche in fretta, possibilmente.
Il sospetto è che il crudo sentimento di quella ragazza non sia una provocazione figlia dell’età, e neanche il pensiero di una minoranza irresponsabile e sfrontata. Al contrario, è forse la ribollente maggioranza nelle coscienze del Paese, calmierata dall’ipocrisia di non fare esplicito riferimento ai danni collaterali di un precipitoso liberi tutti. Questo siamo, questo siamo diventati, o lo eravamo già prima della pandemia, soltanto con un po’ più di pudore nel mostrarlo? La legge della giungla, spietata con i deboli, come bussola dell’Italia del dopo Covid?



La revisione annunciata del coprifuoco tra una decina di giorni, con l’ipotesi di toglierlo del tutto, è il segnale atteso della fine di un tempo di sacrifici durissimi ma indispensabili. Ormai sembra deciso, si riapre, anche se dall’Istituto superiore della Sanità timidamente osservano che sì, tutte le curve calano, compresa quella dei decessi, ma specialmente quest’ultima è ancora in una fase iniziale. Tradotto: senza più barriere al contagio, altri anziani, altri nonni, altri fragili rischiano di non farcela. Ma il dado è tratto, o sta per esserlo, e politicamente è un’indiscutibile vittoria della destra, di governo (Salvini) e di lotta (Meloni), che ha impugnato il vessillo di questa battaglia, sventolando come il drappo davanti al toro: la promessa della cancellazione dei doveri come premio a un’Italia sfiancata e inferocita dal lungo obbligo di rispettarli.

Sintetizzando brutalmente, la sinistra nasce per contrastare l’ordine costituito e le regole che lo governano, la destra per conservare il primo e le seconde. Durante la pandemia, il campo si è invertito, con la destra a premere per affrancare i popoli (in Italia e dovunque) dal giogo delle regole e delle restrizioni della libertà, compresa quella di infettare il prossimo, e la sinistra a resistere contro l’insofferenza crescente nel nome della prudenza civile. La strategia della destra non ha premiato durante la prima ondata, come insegna il caso Trump, la più ingombrante vittima politica del Covid. Ma adesso, in coda alla terza ondata e con la contraerea del vaccino in piena azione, fare leva sull’esasperazione generale e proporsi come ribelli alla «dittatura sanitaria» sta dando ottimi frutti. L’ultima prova è la Spagna, dove alle Regionali di Madrid ha appena trionfato Isabel Dìaz Ayuso, potenziale nuova leader del populismo iberico, che ha concentrato la campagna elettorale proprio su questo genere di promessa: ciao Covid, riprendiamoci la plaza.
Anche noi stiamo per farlo. Piazze, spiagge, palestre, e presto anche stadi, discoteche, feste di matrimonio, battesimo, comunione, senza più orario di rientro né altra coercizione che non sia un fermo richiamo al buonsenso e alla cautela, per altro già sapendo che non avrà grande ascolto. L’altra sera, con la misura del blocco alle 22 ancora vigente, una cronista di questo giornale, Paola Caruso, fotografava la situazione a Milano con questo tweet: «Esco dalla redazione a mezzanotte e mi aspetto di non vedere nessuno in giro. Sbagliato: capannelli di ragazzi in Brera e a Porta Venezia davanti ai locali chiusi, uno sopra l’altro, senza mascherina». E alle Colonne di San Lorenzo (assembramento da mille persone) hanno preso a bottigliate la Polizia colpevole di aver rotto le scatole a chi voleva soltanto bersi qualcosa fuori orario. Cioè.
L’indice RT, cioè quanti infettati da un solo positivo, è in bilico, appena sotto l’1 per cento di salvaguardia? Nessun problema: le Regioni hanno già chiesto di abolirlo come metro per l’assegnazione dei colori. Se ne adotterà presto un altro, l’importante è chiudere quanto prima con questa non più sopportabile e asfissiante stagione.
Al di là delle infinite ragioni di macro e micro economia, oltre alla urgente necessità di recuperare il tempo perduto per il Paese e per ogni cittadino che ne fa parte, si è ormai sollevata un’onda emotiva non più gestibile, che la destra ha cavalcato e che la sinistra, in ordine sparso (qualche presidente di Regione del Pd si era già portato avanti per tempo), si trova adesso a dover inseguire. Resterebbe, alle forze progressiste, il compito di circoscrivere i possibili effetti derivanti dall’avere preteso di abolire la pandemia per manifesta intolleranza popolare. E magari, oltre a insistere sui diritti civili annunciati e al momento incagliati o già archiviati (dalla legge Zan allo ius soli), allargare il campo a un dovere che dovrebbe essere proprio di ogni democrazia degna di questo nome: pretendere che l’Europa cominci a fare qualcosa, oltre che per sé stessa, anche per i Paesi poveri, ai quali servirebbero almeno 2 miliardi di dosi di vaccini, con un investimento intorno ai 30 miliardi di dollari. Tutti i leader occidentali, a cominciare dal nostro premier Draghi, ripetono e ribadiscono che è un imperativo morale ma finora siamo rimasti nel terreno sterile degli annunci.
Non si tratta di essere più o meno solidali. È una questione di lungimiranza e anche di minima memoria: l’apocalisse con cui tutti ci stiamo misurando è cominciata in una lontana provincia cinese. Una catastrofe umanitaria in Africa, come quella che sta devastando l’India, finirebbe, finirà per ripercuotersi anche su quella parte di mondo che sta cominciando a mettersi in salvo. Lo scontro sui brevetti con le multinazionali del farmaco, che hanno ricevuto enormi finanziamenti pubblici per arrivare ai rispettivi vaccini, dovrebbe includere anche questa emergenza ampiamente sottovalutata. Restituire qualcosa a chi ne ha più bisogno: ecco, battersi perché avvenga, sarebbe fare una cosa di sinistra. Un po’ come non accettare che i nonni, in quanto nonni, se devono morire, morissero. Cioè.
Quante banalità in un solo articolo. Alla pari di tutti coloro che pensano di dare una chiave di lettura dall'alto di un piedistallo.
Parlo da apolitico e con un virus la politica poco ci azzecca.
 
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