La mortalita' si calcola sul totale della popolazione, non sui contagiati (che poi NON bisognerebbe parlare di contagiati, ma di positivi al tampone che e' cosa ben diversa). Ma d'altra parte la parola d'ordine dei media e' gonfiare il fenomeno anche e soprattutto mistificando il linguaggio, tanto il popolino si beve tutto.
Ho gia' scritto e lo ripeto: per coronavirus (o meglio, CON coronavirus) nell'ultimo mese sono decedute circa 150 persone su una media di 54.000 morti mensili nel nostro paese. Nessuno si fa problemi per gli altri 53.850 deceduti, ma si parla solo di questi 150 poveretti.
Capite qual e' la (spro)poporzione del problema?
In sostanza la causa di morte (o meglio la concausa di morte) da coronavirus rappresenta meno dello 0,3% sul totale dei decessi.
Se poi andiamo a vedere l'incidenza delle altre cause (anche della banale influenza stagionale che provoca circa 8.000 morti all'anno) allora possiamo inquadrare il fenomeno nella giusta prospettiva che non e' quella tragica dei quotidiani bollettini di guerra dei nostri cari media.
Se inoltre avessero messo in terapia intensiva tutti i malati gravi colpiti da altre sindromi, altro che collasso della sanita', i nostri ospedali sarebbero da tempo dei lazzaretti.
Invece sapete come fanno (e chi ha avuto un familiare anziano gravemente malato lo sa): il medico dell'ospedale chiama i familiari e dice loro che non c'e' piu' nulla da fare e per favorire la dipartita serena del congiunto tra le cure amorevoli dei propri cari, LO MANDANO A CASA, altro che terapia intensiva!
I dati dell'Istituto superiore di sanità: l'82% dei casi gravi e il 97% dei decessi presentano almeno una patologia cronica preesistente