Nel mondo pro' questo ragionamento potrebbe - ripeto: potrebbe - essere condiviso: mi riprendo con un artifizio ciò che mi è stato sottratto naturalmente, perché la carriera è corta, non è giusto che ci rimetta dopo tanti sacrifici e compagnia cantando, ma nel mondo amatoriale da qualunque lato lo guardi non regge. L'ultima tua frase è sintomatica di un modo di pensare che è andato forte negli ultimi tempi: tutti colpevoli, nessun colpevole. E amici come prima.
No, tutti colpevoli e tutti pagano.
Il doping è soprattutto un fattore etico, perché lo sport, a maggior ragione quello amatoriale, si basa sull'etica, sul rispetto dell'avversario, sul raggiungimento massimo delle proprie potenzialità e se sei nato ronzino non deve essere una colpa da vivere con infamia. Al mondo non possiamo essere tutti geni, tutti atleti super, tutti scienziati da Nobel. C'è chi è un bravo avvocato ed uno scarso ciclista, chi un brav'uomo e un pessimo atleta. Che vogliamo fare? La rivincita a tutti i costi?
Cos'è? L'ammiraglia al seguito mi valorizza di più, perché nella vita faccio il netturbino e non ottengo le soddisfazioni che merito? (lavoro umile, ma onesto, sia detto per inciso). Netturbino rimani lo stesso. Sono le qualità intrinseche di una persona che lo rendono migliore non essere al centro dell'attenzione. Dobbiamo avere la forza di tirarci fuori da questa spirale perversa.