Fra i ragionamenti sui perché delle norme che abbiamo fatto più e più volte, ci sono appunto le considerazioni che hai fatto tu. Porre dei limiti comunali, specie nei grandi centri, ottiene l'effetto opposto a quello che il DPCM si prefigge di ottenere. Concentra in poco spazio (vietandone di altri come negozi, centri commerciali ecc.) tante persone che altrimenti sarebbero ben più diluite e quindi distanziate.In mezzo alle decine e decine di post, a mio parere evitabili, vedo che nessuno commenta la situazione creata dal decreto.
Ora, la Liguria è diventata Zona Arancione e, per quello che ho visto, a Genova tutti rispettano il confine comunale. Me ne sono accorto sabato e domenica dalla impressionante quantità di ciclisti che affollavano le strade.
Che eravamo numerosi lo si poteva intuire, ma che fossimo così tanti no. E questo è saltato subito agli occhi.
Ora, lasciando perdere le interpretazioni del decreto mi pongo una domanda: è sensato far pedalare decine e decine di ciclisti in un territorio ristretto quando lo scopo principale del decreto è favorire il distanziamento sociale? O era meglio permetterne la dispersione su un territorio, per esempio, provinciale? Dove poi, la maggior parte di noi si muove.
Ciò, ha favorito la formazione più o meno involontaria di gruppetti, che, oltre ad essere in violazione al decreto, faceva venire meno proprio il distanziamento sociale punto cardine del decreto.
A margine, devo dire che almeno un buon 60% dei gruppi da me incrociati erano volontari e che non hanno capito un accidente, o meglio se ne sono fregati, delle nuove disposizioni. Non lamentiamoci, dopo, se non ci fanno più uscire. È inutile protestare e dire che il ciclista da solo non infetta e non viene infettato, quando da soli non siamo capaci di andare.
Quindi a chi fa la morale a chi esce dal proprio comune, andrebbe per l'appunto fatto notare che è uscendo dal proprio comune (in bici) che uno contribuisce meglio al distanziamento che non rimanendo nei confini.
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