Non condivido che la soglia non esista.
Sottolineo che queste sono delle mie opinioni assolutamente personali.
Estraggo un pezzo dalla pubblicazione "Dalla parte del ciclismo" di Aldo Sassi e Marco Bonarrigo che dovrebbe/potrebbe farti cambiare idea:
D: A questo punto possiamo o dobbiamo toccare il concetto che ti è più caro, quello della «non esistenza» della soglia.
R: Io penso semplicemente che, soprattutto da un punto di vista pratico, la soglia non abbia il significato e conseguentemente la rilevanza basilare che comunemente le vengono attribuiti. I lavori scientifici prodotti negli ultimi quarant'anni tendono, nel complesso, a far sì che questo fenomeno venga inteso e percepito come un limite ben definito nell'intensità dell'esercizio, una barriera: se la si supera, la produzione di acido lattico sovrasta inesorabilmente la capacità dell'organismo di smaltirlo e, conseguentemente, si viene a determinare una condizione di costante accumulo che obbliga dopo alcuni minuti a diminuire drasticamente l'intensità dello sforzo. Se invece si resta sotto la soglia anaerobica, si può continuare l'attività a lungo e i limiti alla durata divengono solo quelli rappresentati dal progressivo esaurimento delle riserve energetiche, dall' aumento della temperatura corporea o dalla disidratazione, ma non dall'intensità dello sforzo in sé per sé.
D: È un concetto chiaro, facilmente acquisibile e percepibile quando si fa attività fisica.
R: Il punto è che, a mio avviso, questa barriera non esiste, o perlomeno non può essere considerata tale. Io ritengo che la soglia anaerobica, quella identificata dal MLSS, sia tutto sommato una convenzione, così come in un test incrementale la soglia può essere identificata a una certa potenza piuttosto che a un'altra (in funzione della definizione che le viene data e del protocollo di esecuzione della prova). Persino la condizione stessa di MLSS è fortemente dipendente dal protocollo del test. Del resto Beneke, uno dei ricercatori che maggiormente si sono dedicati negli ultimi anni allo studio del MLSS, ritiene che: 1) il MLSS non corrisponde esattamente a una condizione di massimo equilibrio tra produzione e rimozione dell'acido lattico; 2) la concentrazione alla quale mediamente corrisponde il MLSS non è sempre attorno alle fatidiche 4 mmol/l, risultando più elevata nei gesti sportivi che coinvolgono poche masse muscolari e più bassa in quelli che invece implicano il coinvolgimento di un maggior numero di muscoli.