In teoria sarebbe una misura immediata, non c'è nemmeno bisogno di passare attraverso la velocità della bicicletta, visto che questa viene calcolata (e non misurata direttamente) attraverso la misura (diretta) del numero di giri della ruota nell'unità di tempo.
Basterebbe allora dividere tra loro le misure dirette dei passaggi dei magnetini della velocità e della cadenza per ottenere il coefficiente di sviluppo metrico, che indica quanti giri la ruota compie per ogni giro completo dei pedali.
Ma per risalire da questo semplice dato al rapporto utilizzato bisognerebbe però conoscere altri fattori, tra cui la scalatura di rapporti a disposizione e soprattutto quale delle due corone anteriori si sta utilizzando, altrimenti rimane tutto indeterminato.
Se, per esempio, il computerino calcola un coefficiente di sviluppo metrico pari a 3, in teoria i rapporti che potrebbero essere utilizzati potrebbero essere il 39x13, o il 54x18, o il 42x14, insomam tutti quelli per i quali il numero di denti della corona diviso per quelli del pignone fa 3.
Quindi, l'incertezza dovrebbe essere risolta impostando esattamente sul computerino i denti della guarnitura e del pacco pignoni, ma anche così potrebbero rimanere delle ambiguità, come è facile verificare mettendosi a fare una serie di divisioni di prova, e tenendo conto del fatto che le misure del numero di giri della ruota e dei pedali presenterebbero comunque delle incertezze che potrebbero rendere poco significativa l'indicazione finale del rapporto usato.
Nzomma... meglio continuare a usare gli indicatori meccanici tradizionali, o piegare un po' la testa all'indietro per guardare il pacco pignoni, come hanno fatto fino a pochi anni fa generazioni intere di ciclisti meno assillati di noi da queste complicazioni tecnologiche!