dipende dal piano industriale, ossia dalla strategia che si vuole adottare: in fin dei conti si tratta di phronesys aristotelica: posto un obiettivo, si fa un'analisi della situazione per elaborare delle strategie che possano ragionevolmente portarmi al conseguimento dell'obiettivo.
Se l'obiettivo è continuare a concorrere con i giappi, Campagnolo deve a) proporre un chorus a 650 euro b) aumentare il margine. Come? abbatte i costi. Quali? Lavoro in primis. Come? Romania. Funzionerà? Ragionevolmente sì, poi shit happens come dice @
Somec.
Ho sottolineato quella frase perchè mi pare rivelatrice, ed è continuo argomento di scontro con i miei colleghi filosofessi specializzati in teoria critica francofortese: ogni azienda ha scopo di lucro, ossia la proprietà deve guadagnare, perché il rischio di azienda è accettabile solo in vista del guadagno. Altrimenti parliamo di cooperative (cioè nel 90% dei casi di aziende che si mascherano per godere di tassazione inferiore)
Il che non significa necessariamente sfruttare a morte il proletariato, e l'articolo 41 della Costituzione giustamente lo ricorda: l'impresa deve avere responsabilità sociale. Ma senza guadagno, o con un utile ante imposte dell'1%, l'impresa muore. E se muore l'impresa, muore il lavoro. E talvolta muoiono anche i lavoratori, e pure l'imprenditore.
Io abito in Veneto, è il mio mondo: è pure il mondo dei Campagnolo, ed è un mondo che muore; ha avuto tanti difetti, e Parise, Zanzotto, Rigoni Stern sono lì a ricordarlo e a sottolinearlo; ma aveva anche pregi, uno dei quali è che sapeva bene che un'esistenza decente, umana, è possibile solo con il lavoro, e che quindi il lavoro è sacro. Non è Marx, neanche Hegel, è Meneghello, sono mia madre e mio padre. Per un mondo così delocalizzare, togliere lavoro a chi avevi dato lavoro equivale a sentirti ignobile, schifoso. Non ti fa dormire la notte.