La Taverna Dei "bianchisti"!! (parte 9)

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riko77

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dai vigo trova i difetti! ma non essere troppo cattivo sennò m'incazzo!
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Sobber

Pedivella
13 Gennaio 2009
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pochissime
Oggi ho sentito parlare molto del signore che sta dietro...

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io mi sono da poco avvicinato al ciclismo, ma diversi anni fa, quando ero esclusivamente un calciofilo, mi emozionavo a seguire le gesta di quello che sta davanti... e mi era dispiaciuto un sacco per quello che gli era successo, per non parlare poi della fine tragica!!!
Ho sempre creduto, nella mia ignoranza, che non poteva essere l' unica "pecora nera" in un gregge di "agnellini"...
Voi, che ne sapete molto più di me in ambito ciclistico, cosa ne pensate?

Ciao Marco, un bianchista...
Ciao Andrea, cominciamo con il dire che l'ematocrito è la percentuale del volume del sangue occupta dalla componente cellulare:la restante è occupata dalla parte liquida o plasma. Il suo valore normale si situa dal 35 al 47% per le donne, mentre normalmente per il sesso maschile è più alto (42-52%).
è un indice molto importante nella valutazione di un eventuale stato anemico, poiché in tal caso il valore dell'ematocrito risulta diminuito.
Al contrario, tale valore aumenta in tutte quelle situazioni nelle quali si ha esuberante produzione di globuli rossi e di emoconcentrazione, con conseguente riduzione della frazione plasmatica del sangue (policitemia).
Esistono condizioni fisiologiche, come la gravidanza, in cui si instaura una cosiddetta "anemia fisiologica". Con questo termine si intende specificare che l'ematocrito, a causa dell'aumento della componente plasmatica del sangue, risulta "diluito", e si situa quindi a valori leggermente più bassi di quelli normalmente presenti nel sangue della donna al di fuori della gravidanza.
In alcuni sport, come il ciclismo, il regolamento impone un limite massimo al valore dell'ematocrito degli atleti per tutelare la loro salute e non per prevenire la pratica del doping. L'atleta il cui valore supera il limite viene escluso dalla competizione a scopo cautelativo, non squalificato in quanto un valore di ematocrito eccessivo non è considerato doping." (Fonte: Wikipedia)

Da questa definizione di ematocrito bisogna necessariamente partire per capire quello che è stato il motivo scatenante di tutta la "vicenda Pantani", un vero paradosso. Quel 5 Giugno 1999 il suo valore di ematocrito era inspiegabilmente pari al 52%, nonostante il suo valore medio si attestasse intorno al 45%. Un risultato del genere lascia sbigottiti, tenendo conto che era già stato controllato con la Maglia Rosa sulle spalle nei giorni precedenti.
Ma il centro della questione è, voglio ripeterlo, che avere un valore di ematocrito alto non ha nulla a che vedere con l'assunzione di sostanze dopanti. Nella stessa misura in cui era improbabile uno sbalzo così improvviso del valore di ematocrito, era altrettanto improbabile che Pantani avesse tentato una "furbata" a quel punto del Giro d'Italia. Insomma qualcosa non è mai quadrato e nulla è mai stato chiarito in merito, anche sul fatto che gli esami eseguiti autonomamente (ma non ammissibili come prova da parte dell'UCI) immediatamente dopo la squalifica risultarono in regola.
E' quindi evidente che nei fatti non è mai stato dimostrato che Marco Pantani fosse un dopato o che avesse assunto qualsiasi tipo di sostanza illecita nel corso della sua carriera; tantomeno a Madonna di Campiglio. Questo è il grande paradosso della vicenda Pantani.

Questo paradosso può essere allargato a tante altre vicende nel ciclismo degli ultimi dieci anni. Il ciclismo è l'unico sport in cui i corridori devono dare praticamente una reperibilità costante anche nei periodi senza gare al fine di essere sottoposti in ogni momento a controlli antidoping a sorpresa da parte delle società e dell'Unione Ciclistica Internazionale. Eppure è l'unico sport su cui viene gettato fango quotidianamente e che viene etichettato come lo sport "dei dopati", come se fosse l'unico in cui qualcuno, perché sempre di una minoranza si parla, bara.
Forse però è l'unico sport in cui la lotta al doping da parte della Federazione internazionale (la già citata UCI) fa poco o nulla per dare regole certe e soprattutto uguali per tutti.

Così dopo la recente Operacion Puerto che ha sconvolto il mondo del ciclismo si sono create situazioni a dir poco imbarazzanti per cui corridori sono stati denigrati e in alcuni casi squalificati o licenziati dalle loro squadre, senza prove praticamente solo sulla parola di qualcuno; altri invece sulle stesse basi sono stati lasciati liberi di continuare a correre e a vincere.
Tutto ciò per dire che il mondo del ciclismo andrebbe profondamente rivoluzionato ai cosiddetti "piani alti" e che anche il sacrificio sportivo (e purtroppo successivamente anche umano) di Marco Pantani è stato con tutta probabilità solamente un danno collaterale di qualche gioco di potere di cui, con altrettanta probabilità, non verremo mai a conoscenza.

Questa vicenda, peraltro mai chiarita e verificata fino in fondo, segnerà nel profondo l'animo di Marco, più della sua cronica sfortuna e degli incidenti, portando in lui un "male di vivere" che non riuscirà mai ad accettare e del quale non riuscirà più a liberarsi. La vera ragione per cui si è sentito esiliato e disprezzato è stata la vergogna per essere stato considerato un "dopato". Lui ha lottato una vita contro avversari, sfortuna e infortuni per onorare il suo sport e il suo pubblico. Da quel fatidico 5 Giugno il pensiero che anche soltanto una persona potesse mettere in discussione tutta la sua carriera lo riempierà pian piano di una incolmabile tristezza.

Come se non bastasse nelle settimane successive ai fatti di Madonna di Campiglio Pantani viene risucchiato in una vera e propria caccia all'uomo da parte dei mass media, che non perdono occasione per denigrarlo e offenderlo gratuitamente. A nulla servono i suoi tentativi di difendersi da quelle accuse assurde, ormai la foga contro di lui del mondo giornalistico e dell'ambiente del ciclismo non gli lascia tregua.
Così nella sua mentre si fa sempre più strada l'idea di un complotto nei suoi confronti. Ma da parte di chi? Perché? Se così fosse a chi stava scomodo Marco Pantani? Domande alle quali è impossibile dare una risposta certa, fatto sta che il contraccolpo psicologico è tremendo. Lui avrebbe potuto incamerare i quindici giorni di squalifica e tornare come se niente fosse successo, purtroppo però il suo orgoglio di sportivo, ma soprattutto di uomo, fu ferito irrimediabilmente. Nel 1999 Marco non torna più in gruppo e anche se nel 2000 dimostra di poter tornare un corridore ad alti livelli, costretto com'è a vivere con l'ossessione che qualcuno possa "fregarlo di nuovo", il Pirata non è più lo stesso.
Non appena Marco riesce a trovare un po' di serenità gli eventi del Giro del 2001, che lo mettono di nuovo nell'occhio del ciclone, minano ulteriormente il suo morale, allontanandolo da tutto e da tutti. Col passare del tempo questa ossessione lo logora sempre più, fino a spingerlo a cercare sollievo, o forse solo distrazione, in una vita dissoluta, fatta di cattive compagnie e cocaina. Quell'ambiente apparentemente amichevole, ma profondamente insidioso, lo porterà, nonostante qualche parentesi di serenità, ad autodistruggersi.

Ciao Campione, riposa in pace
 
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Ludobal

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mi sta sulle palle la pioggia, sono uscito con il ghiaccio per strada e -5° ma la pioggia non la sopporto! :bua:

Ti capisco. Alla fine io smetto di lavorare a un certo orario e, vuoi o non vuoi, devo tornare a casa! Quindi qualsiasi sia la condizione climatica! Nel weekend pero' sto attento al tempo e cerco di prendere meno acqua possibile... Non ti nego che mi piace parecchio rischiare pero'... Anche di prendere delle belle botte d'acqua! :bua:
 

vigorelli 1954

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Ciao Andrea, cominciamo con il dire che l'ematocrito è la percentuale del volume del sangue occupta dalla componente cellulare:la restante è occupata dalla parte liquida o plasma. Il suo valore normale si situa dal 35 al 47% per le donne, mentre normalmente per il sesso maschile è più alto (42-52%).
è un indice molto importante nella valutazione di un eventuale stato anemico, poiché in tal caso il valore dell'ematocrito risulta diminuito.
Al contrario, tale valore aumenta in tutte quelle situazioni nelle quali si ha esuberante produzione di globuli rossi e di emoconcentrazione, con conseguente riduzione della frazione plasmatica del sangue (policitemia).
Esistono condizioni fisiologiche, come la gravidanza, in cui si instaura una cosiddetta "anemia fisiologica". Con questo termine si intende specificare che l'ematocrito, a causa dell'aumento della componente plasmatica del sangue, risulta "diluito", e si situa quindi a valori leggermente più bassi di quelli normalmente presenti nel sangue della donna al di fuori della gravidanza.
In alcuni sport, come il ciclismo, il regolamento impone un limite massimo al valore dell'ematocrito degli atleti per tutelare la loro salute e non per prevenire la pratica del doping. L'atleta il cui valore supera il limite viene escluso dalla competizione a scopo cautelativo, non squalificato in quanto un valore di ematocrito eccessivo non è considerato doping." (Fonte: Wikipedia)

Da questa definizione di ematocrito bisogna necessariamente partire per capire quello che è stato il motivo scatenante di tutta la "vicenda Pantani", un vero paradosso. Quel 5 Giugno 1999 il suo valore di ematocrito era inspiegabilmente pari al 52%, nonostante il suo valore medio si attestasse intorno al 45%. Un risultato del genere lascia sbigottiti, tenendo conto che era già stato controllato con la Maglia Rosa sulle spalle nei giorni precedenti.
Ma il centro della questione è, voglio ripeterlo, che avere un valore di ematocrito alto non ha nulla a che vedere con l'assunzione di sostanze dopanti. Nella stessa misura in cui era improbabile uno sbalzo così improvviso del valore di ematocrito, era altrettanto improbabile che Pantani avesse tentato una "furbata" a quel punto del Giro d'Italia. Insomma qualcosa non è mai quadrato e nulla è mai stato chiarito in merito, anche sul fatto che gli esami eseguiti autonomamente (ma non ammissibili come prova da parte dell'UCI) immediatamente dopo la squalifica risultarono in regola.
E' quindi evidente che nei fatti non è mai stato dimostrato che Marco Pantani fosse un dopato o che avesse assunto qualsiasi tipo di sostanza illecita nel corso della sua carriera; tantomeno a Madonna di Campiglio. Questo è il grande paradosso della vicenda Pantani.

Questo paradosso può essere allargato a tante altre vicende nel ciclismo degli ultimi dieci anni. Il ciclismo è l'unico sport in cui i corridori devono dare praticamente una reperibilità costante anche nei periodi senza gare al fine di essere sottoposti in ogni momento a controlli antidoping a sorpresa da parte delle società e dell'Unione Ciclistica Internazionale. Eppure è l'unico sport su cui viene gettato fango quotidianamente e che viene etichettato come lo sport "dei dopati", come se fosse l'unico in cui qualcuno, perché sempre di una minoranza si parla, bara.
Forse però è l'unico sport in cui la lotta al doping da parte della Federazione internazionale (la già citata UCI) fa poco o nulla per dare regole certe e soprattutto uguali per tutti.

Così dopo la recente Operacion Puerto che ha sconvolto il mondo del ciclismo si sono create situazioni a dir poco imbarazzanti per cui corridori sono stati denigrati e in alcuni casi squalificati o licenziati dalle loro squadre, senza prove praticamente solo sulla parola di qualcuno; altri invece sulle stesse basi sono stati lasciati liberi di continuare a correre e a vincere.
Tutto ciò per dire che il mondo del ciclismo andrebbe profondamente rivoluzionato ai cosiddetti "piani alti" e che anche il sacrificio sportivo (e purtroppo successivamente anche umano) di Marco Pantani è stato con tutta probabilità solamente un danno collaterale di qualche gioco di potere di cui, con altrettanta probabilità, non verremo mai a conoscenza.

Questa vicenda, peraltro mai chiarita e verificata fino in fondo, segnerà nel profondo l'animo di Marco, più della sua cronica sfortuna e degli incidenti, portando in lui un "male di vivere" che non riuscirà mai ad accettare e del quale non riuscirà più a liberarsi. La vera ragione per cui si è sentito esiliato e disprezzato è stata la vergogna per essere stato considerato un "dopato". Lui ha lottato una vita contro avversari, sfortuna e infortuni per onorare il suo sport e il suo pubblico. Da quel fatidico 5 Giugno il pensiero che anche soltanto una persona potesse mettere in discussione tutta la sua carriera lo riempierà pian piano di una incolmabile tristezza.

Come se non bastasse nelle settimane successive ai fatti di Madonna di Campiglio Pantani viene risucchiato in una vera e propria caccia all'uomo da parte dei mass media, che non perdono occasione per denigrarlo e offenderlo gratuitamente. A nulla servono i suoi tentativi di difendersi da quelle accuse assurde, ormai la foga contro di lui del mondo giornalistico e dell'ambiente del ciclismo non gli lascia tregua.
Così nella sua mentre si fa sempre più strada l'idea di un complotto nei suoi confronti. Ma da parte di chi? Perché? Se così fosse a chi stava scomodo Marco Pantani? Domande alle quali è impossibile dare una risposta certa, fatto sta che il contraccolpo psicologico è tremendo. Lui avrebbe potuto incamerare i quindici giorni di squalifica e tornare come se niente fosse successo, purtroppo però il suo orgoglio di sportivo, ma soprattutto di uomo, fu ferito irrimediabilmente. Nel 1999 Marco non torna più in gruppo e anche se nel 2000 dimostra di poter tornare un corridore ad alti livelli, costretto com'è a vivere con l'ossessione che qualcuno possa "fregarlo di nuovo", il Pirata non è più lo stesso.
Non appena Marco riesce a trovare un po' di serenità gli eventi del Giro del 2001, che lo mettono di nuovo nell'occhio del ciclone, minano ulteriormente il suo morale, allontanandolo da tutto e da tutti. Col passare del tempo questa ossessione lo logora sempre più, fino a spingerlo a cercare sollievo, o forse solo distrazione, in una vita dissoluta, fatta di cattive compagnie e cocaina. Quell'ambiente apparentemente amichevole, ma profondamente insidioso, lo porterà, nonostante qualche parentesi di serenità, ad autodistruggersi.

Ciao Campione, riposa in pace


Grazie Sobber . Aggiungerei soltanto che dagli esami fatti dopo la morte è risultato dai prelievi dal midollo spinale che Marco non ha mai fatto uso di Epo !! Questo è quanto io ho letto ed è quello in cui credo .
A quel che ci risulta oggi era qualcun altro che per stargli a fianco in salita barava.......ma questa è un'altra storia.
 

Ludobal

Passista
5 Giugno 2011
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Grazie Sobber . Aggiungerei soltanto che dagli esami fatti dopo la morte è risultato dai prelievi dal midollo spinale che Marco non ha mai fatto uso di Epo !! Questo è quanto io ho letto ed è quello in cui credo .
A quel che ci risulta oggi era qualcun altro che per stargli a fianco in salita barava.......ma questa è un'altra storia.

Questa degli esami post mortem non la sapevo. Comunque io non ho mai creduto che facesse uso di sostanze particolari, che gli altri corridori non assumessero all'epoca. Poi mi piace sempre fare dei parallelismi fra quello che un corridore faceva fra i dilettanti e poi fra i professionisti. Marco vinceva fra i dilettanti, al secondo anno di professionismo arriva davanti a Indurain al giro e attaccava in salita mostri sacri del ciclismo (Berzin, Indurain, CHiappucci). Lui era un fenomeno della bici. Giusto per dare altri 2 esempi, Contador ha sempre vinto anche da dilettante, mentre Armstrong non era nessuno o quasi fino al 1999. Poi, se teniamo a mente le parole di Hincapie sull'interazione genetica-doping, si capiscono tante cose... Se sei un buon corridore e vali 75, ma il doping con te funziona e ti porta a 90, usi il doping e diventi un mostro. Fra i dilettanti vincevi la coppa del nonno e fra i prof hai vinto il tour. Se vali 95 da te, fra i dilettanti vinci il giro dei dilettanti e fra i prof vinci il giro e magari il tour!

Marco, per me rimarrai sempre l'idolo che mi faceva andare a lavorare alle 6 di mattina e smettere alle 2 per poi assistere alle tappe nel pomeriggio! o-o
 

donatello1963

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15 Febbraio 2011
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Grazie Sobber . Aggiungerei soltanto che dagli esami fatti dopo la morte è risultato dai prelievi dal midollo spinale che Marco non ha mai fatto uso di Epo !! Questo è quanto io ho letto ed è quello in cui credo .
A quel che ci risulta oggi era qualcun altro che per stargli a fianco in salita barava.......ma questa è un'altra storia.
Come perennemente accade mi tocca quotarti .......................................................... e lo faccio con piacere o-oo-oo-o
 
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