L'incubo cinese all'assalto della bici Made in Italy

sepica

Ammiraglia
10 Agosto 2004
22.543
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Roma Eur
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BMC slr01 TREK Madone
Chiedilo a quei poveretti che fino a qualche mese facevano il loro lavoro e prendevano il loro stipendio e quindi il fabbisogno per le loro famiglie dalla ALCOA e invece ora molto probabilmente finiranno in mezzo a una strada, e capirai che di Italiano hanno che sono tuoi e miei connazionali...o-o
vabbeh lasciamo perdere sarò io che mi esprimo male...ke ve devo dì...
 

lucagt

Apprendista Cronoman
21 Giugno 2007
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Argon18 Gallium, Argon18 E118 e Merida 905 powercrankizzata
Kéo;3099235 ha scritto:
Non me ne frega niente che alcoa sia o non italiana..sono italiani quelli che ci lavoravano in sardegna..
Vallo a dire ai sardi se la questione è patriottica da 2 soldi..
Purtroppo sono uno di quelli che compra fiat e per quanto possibile tutto italiano..certo non risolvo nulla ma il mio lo faccio..
Poi x quanto riguarda il settore ciclo non è che mi freghi nulla le fabbriche stanno tutte al nord..potrebbero chiudere anche stasera..
E' il principio che non va..

Da sardo per metà che abita al nord la tua uscita la trovo veramente miope, probabilmente quando senti in tv certi discorsi di intelligentoni con cromatismi verdi nell'abbigliamento ti incavoli (a ragione) ma poi ti metti sul medesimo piano.
 

Kosmic

Pedivella
16 Giugno 2010
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Su quel gran pezzo dell' EMILIA
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SCOTT Addict R3
Mi spieghi cortesemente i casi in cui ha fatto comodo la delocalizzazione ai consumatori finali?
Alhoa
credo che intenda che i consumatori hanno usufruito dei prezzi assai piu vantaggiosi oltre che ad un veloce sviluppo tecnologico
I prezzi più vantaggiosi il consumatore li ha trovati comprando direttamente dalla ditta cinesi, quando la ditta è italiana (occidentale) i prezzi sono rimasti uguali.
Alhoa
credo, sempre che intendesse dire che in fondo se oggi prendiamo un televisore 40 pollici a 359€ e' grazie alla cina....cosi come un telaio che un made in EU lo paghi 4000€ mentre un made in china 3000€ sempre top di gamma. queste in grandi numeri poi se ne puo discutere

Sepica ha inteso bene quello che intendevo dire. Pensa ai cellulari che ormai compri con 20€, ad aziende come Zara, Ikea, ecc.. che rendono accessibili prodotti ad un prezzo molto basso rispetto a qualche anno fa.
Per noi consumatori finali è stata una bella convenienza fino a quando come ha spiegato bene anche Perseo Navy l'economia girava...

Per questo insisto nel dire che siamo noi consumatori nel nostro piccolo a dover indirizzare le scelte delle aziende nella produzione piuttosto che subire passivamente le loro decisioni continuando ad acquistare prodotti che sono convenienti solo alle loro tasche...
Ma so che purtroppo parlo al vento perchè c'è gente che si è già accampata fuori da gli apple store per il prossimo iphone 5!!! E per questo si fa anche sponsorizzare...

Dall'altro lato bisogna anche dire che la delocalizzazione da un lato brucia posti di lavoro (quelli che esporta all'estero) ma da l'altro ne salva anche degli altri.
Mi spiego: se l'azienda XYZ che ha 200 dipendenti che produce tutto in Italia è in crisi a causa della concorrenza decide di delocalizzare e per questo licenzia 50 dipendenti.
Con lo stabilimento all'estero però riesce anch'essa ad offrire prodotti convenienti e riguadagna quote di mercato perse in precedenza.
Sta quindi sul mercato e riesce a difendere quei 150 dipendenti che se non avesse delocalizzato parte della produzione avrebbe dovuto licenziare perchè sarebbe fallita in poco tempo. Qui (1,2 e 3) trovate 3 articoli che lo spiegano meglio di me...

In secondo la delocalizzazione crea anche dei posti di lavoro. Pensate solo al settore dei trasporti. Dal cargo al fattorino che vi consegna la forcella comprata a Taiwan.

Comunque non vi preoccupate...come ha previsto anche Roberto Massa nel suo ultimo post non tarderà ad arrivare il giorno in cui le fabbriche torneranno indietro dalla Cina perchè non è più conveniente produrre lì... (anche nel suo piccolo l'operaio cinese si inca**a...:mrgreen: e vuole più soldi!)

Roma - (Adnkronos, 19 ago) - Investire in Cina al giorno d’oggi sembra non essere più tanto conveniente. L’aumento dei salari, le impennate dell’inflazione in corsa al 6,5%, accanto all’andamento dei mercati valutari e ai rincari dei beni stanno spingendo numerose aziende straniere ad abbandonare il delta del Pear River. Al quartier generale di Shenzhen della Foxconn, la multinazionale dell’alta tecnologia che produce gli Iphone e Ipad della Apple, gli stipendi sono raddoppiati. Ma si tratta di un fenomeno che non interessa solo il leader della produzione elettronica. Secondo gli analisti di Oxstone Capital Management, i salari minimi in Cina sono cresciuti del 20% in alcune regioni, del 30% in altre, con casi di picchi oltre il 40%. Nella provincia di Guangdong l’azienda che fornisce l’Honda, Hmc, ha aumentato i salari del 47%. In media dal 1990 gli stipendi sono cresciuti del 13% l’anno, dal 2005 al 2010 del 19%, circa 260 dollari mensili per impiegato. ma il livello di partenza era basso. Se continuasse questa tendenza di crescita a doppia cifra, secondo le stime di Boston Consulting Group, la busta-paga mensile salirebbe a 623 dollari al mese, riducendo amopiamente il risparmio di produrre in Cina. Ma un altro motivo che rende il colosso asiatico meno appetibile per gli investitori stranieri è inoltre la concorrenza spietata delle aziende locali, foraggiate dagi incentivi pubblici. È per questo motivo che le aziende europee e americane si stanno indirizzando verso altri lidi, come il Vietnam, l’India, l’Indonesia e il Brasile. Ma altri gruppi hanno invece optato per mercati più vicini ai propri consumatori. È il caso delle società Usa che hanno delocalizzato nel più vicino Messico o in stati nordamericani low-cost. Allo stesso modo, osservano gli analisti, i gruppi europei che riforniscono i mercati di Germania, Italia o Francia, dovrebbero pensare a delocalizzare nell’Est Europa.

Ed anche:

Da LA STAMPA - Marco Alfieri

Qualche mese fa il colosso dei giocattoli Wham-O, che produce frisbee e Hula Hoop per i ragazzini di mezzo mondo, ha riportato metà delle sue fabbriche dalla Cina in California e Michigan. Caterpillar, racconta il Sole 24Ore , per produrre la sua nuova escavatrice non ha scelto i costi bassi dell'Asia ma una cittadina della Carolina del Nord, che ha messo sul tavolo un pacchetto di incentivi da 14 milioni di dollari. La stessa Flextronics, che fornisce Cisco e Hewlett-Packard, sta pensando di ridurre la base cinese per puntare su un paese come il Messico. Poi c'è Ikea, che presidia coi megastore il mercato asiatico ma ha ormai ridotto sotto il 20% del totale acquisti le sue forniture cinesi.
Da qualche tempo la Cina sembra un po' meno la fabbrica del mondo conosciuta e temuta negli ultimi 15 anni. Chi dava per morta la produzione nel vecchio Occidente affossato dalla crisi del debito, almeno su questo potrebbe ricredersi. E' una specie di delocalizzazione di ritorno. «In Cina sta aumentando tutto», spiega Alberto Forchielli, presidente di Osservatorio Asia. L'inflazione è schizzata al 6,5%. I prezzi alla produzione sono cresciuti del 7% in pochi mesi, gli alimentari del 15, la terra del 20. Anche lo yuan è apprezzatissimo tanto che il vice di Obama, Joe Biden, in visita in Cina, ha chiesto alle autorità di Pechino di rivalutarlo.
Ma è soprattutto l'habitat produttivo a rincarare. «I 34 governi provinciali, indebitati fino al collo dopo il grande ciclo delle opere pubbliche, devono fronteggiare la stretta bancaria e immobiliare», dunque raschiano soldi dove possono torchiando le imprese: «sicurezza sul lavoro, norme antincendio, ambientali, tutte cose su cui prima sorvolavano»*, prosegue Forchielli. Nel frattempo «il costo del lavoro lievita del 20% l'anno, ben oltre una produttività frenata dai pochi investimenti in tecnologia e formazione. Ogni giorno ci sono operai e fornitori che chiedono l'aumento*», raccontano i manager del fondo Mandarin.
Secondo le stime di Boston Consulting Group, un salario medio cinese nel delta dello Yangtze fermo a 0,72 dollari l'ora nel 2000, salirà a 8,16 nel 2015. Vuol dire che il risparmio sui costi occidentali ormai non vale più del 15 per cento. Così sempre più aziende europee o americane si fanno un giro ma decidono di non aprire. E' successo ad una grossa azienda chimica tedesca che ha appena disdetto un pre-contratto per andarsi a basare in Arkansas. Chi concepisce la Cina come pura base di esportazione, ormai ci pensa bene prima di venire.
Naturalmente Pechino resta la locomotiva del mondo. La produzione industriale tiene (+17% sul 2010), i consumi girano (+16%) e il Pil crescerà anche quest'anno all'8%, nonostante i tentativi di raffreddarlo per evitare di importare inflazione dagli Usa. Ma la transizione verso un modello meno centrato sul tridente «investimenti-produzione-export» e più attento alla domanda interna e ai servizi, sarà lungo e doloroso anche per gli scaltri timonieri del partito comunista.
A Dongguan, metropoli da 10 milioni di abitanti incastrata tra Shenzhen e Guangzhou, in pratica la principale base export del tessile e dei giocattoli made in China, se ne vedono i segni. Molte imprese stanno chiudendo per il calo della domanda estera e i costi fuori mercato: nel primo semestre dell'anno se ne contano già 265. Compresi due colossi da migliaia di posti di lavoro come il South Korean Suyi Toy Factory e la Chinese Dingjia Textile Factory.
La catena è infernale e apre veri e propri crateri sociali: i clienti europei e americani riducono gli ordinativi, le scorte si fermano in magazzino, il costo del lavoro e delle materie prime schizza e le banche non concedono i mutui necessari a pagare i fornitori. Tanto più su produzioni dove i margini non vanno oltre il 5% sempre più appannaggio di paesi low cost come Vietnam, Cambogia e Indonesia, scelte dalle grandi catene occidentali attentissime a limare i costi davanti a scenari di consumi deboli.
Paradossale, no? I paesi cintura stanno facendo quel che i cinesi fecero ai nostri distretti a metà anni 90: la concorrenza sul prezzo! Nel settore del pellame, ci sono aziende di Pechino che per difendersi stanno a loro volta delocalizzando in Africa...:azz
Su prodotti più alti pesa invece la maturazione del consumatore occidentale. «La Cina può soddisfare alcune esigenze di base, ma ha sempre più difficoltà con i prodotti top», raccontano dalla Confindustria europea a Bruxelles. «Molti grandi buyer americani o tedeschi lamentano la scarsa fattura delle partite cinesi, e questo ci rimette in pista», rilancia un imprenditore tessile comasco. «Alcuni colleghi francesi che avevano venduto stanno riattando vecchie tessiture per tornare a produrre in casa».
Buon segno. «I cinesi non sono in grado di consegnare 30mila mq di piastrelle di buona qualità in due settimane dall'altra parte del globo, noi sì», s'inorgogliscono da Sassuolo. Il resto lo fanno i costi logistici e la scarsa tutela dei contratti. E' la globalizzazione che si rimette in moto. Un'altra volta.


*= come vedete tutto il mondo è paese e si trova sempre qualcuno più cinese di te disposto a farsi pagare meno fino a quando non capisce che con quei 4 soldi non ci tira avanti e vuole l'aumento. così si riparte a delocalizzare e via di nuovo all'infinito...
Chissà quando finirà questa guerra tra poveri??? ;nonzo%
Ciclisti di tutto il mondo: unitevi! o-o
 
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devidoff

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10 Aprile 2011
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Daccordi
Sono nuovo delle bici e non ho grande esperienza di economia e tecniche di produzione in serie.
Ma una cosa del genere è successo nel settore auto con le coreane
Prezzi aggressivi su tutta la gamma, buon rapporto qualità prezzo, dotazione superiore alla media, tanto che la stessa VW e altri marchi europei, temono tuttora la competizione asiatica.
Una mia amica ha pensionato la sua vecchia Y per una coreana di pari segmento, per un risparmio di circa 1000 euro, un buon affare, secondo lei.
Con il tempo i costi di manutenzione, inizialmente irrisori rispetto a FIAT-Lancia-Alfa, sono cresciuti (premetto che ha una guida tranquilla e non percorre altissimi chilometraggi), superando infine quelli dei marchi nazionali.
Parallelamente i prezzi delle nuove coreane, forti del successo di mercato ottenuto, crescevano, sfiorando la media delle auto europee.
Giorni orsono è stata presentata una nuova rivale coreana della Golf, dal notevole appeal sportivo e prezzi leggermente più bassi.
Nelle bici, credo, accadrà lo stesso: penetrazione aggressiva del mercato, stabilizzazione del prezzo di vendita, allineamento.
Quindi è solo questione di tempo.
Per la cronaca la mia amica, si è recentemente pentita di non aver riacquistato Lancia: il suo vecchio usato non vale quasi nulla, la qualità dell'auto è discreta ma nulla più
Quando ho acquisato la mia bici ho girato tanto forse troppo, mi avevano anche tentato con una bici montata mix, Microshift- Shimano - Sram, ma alla fine ho scelto una italianissima Daccordi, ho speso qualcosa in più, ma almeno conosco l'origine del prodotto e, se mai decidessi di sostituirla, qualcosa in più ricaverei comunque...

tutto ovviamente IMHO
 
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mescal

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Sepica ha inteso bene quello che intendevo dire. Pensa ai cellulari che ormai compri con 20€, ad aziende come Zara, Ikea, ecc.. che rendono accessibili prodotti ad un prezzo molto basso rispetto a qualche anno fa.
Per noi consumatori finali è stata una bella convenienza fino a quando come ha spiegato bene anche Perseo Navy l'economia girava...

Per questo insisto nel dire che siamo noi consumatori nel nostro piccolo a dover indirizzare le scelte delle aziende nella produzione piuttosto che subire passivamente le loro decisioni continuando ad acquistare prodotti che sono convenienti solo alle loro tasche...
Ma so che purtroppo parlo al vento perchè c'è gente che si è già accampata fuori da gli apple store per il prossimo iphone 5!!! E per questo si fa anche sponsorizzare...

Dall'altro lato bisogna anche dire che la delocalizzazione da un lato brucia posti di lavoro (quelli che esporta all'estero) ma da l'altro ne salva anche degli altri.
Mi spiego: se l'azienda XYZ che ha 200 dipendenti che produce tutto in Italia è in crisi a causa della concorrenza decide di delocalizzare e per questo licenzia 50 dipendenti.
Con lo stabilimento all'estero però riesce anch'essa ad offrire prodotti convenienti e riguadagna quote di mercato perse in precedenza.
Sta quindi sul mercato e riesce a difendere quei 150 dipendenti che se non avesse delocalizzato parte della produzione avrebbe dovuto licenziare perchè sarebbe fallita in poco tempo. Qui (1,2 e 3) trovate 3 articoli che lo spiegano meglio di me...

In secondo la delocalizzazione crea anche dei posti di lavoro. Pensate solo al settore dei trasporti. Dal cargo al fattorino che vi consegna la forcella comprata a Taiwan.

Comunque non vi preoccupate...come ha previsto anche Roberto Massa nel suo ultimo post non tarderà ad arrivare il giorno in cui le fabbriche torneranno indietro dalla Cina perchè non è più conveniente produrre lì... (anche nel suo piccolo l'operaio cinese si inca**a...:mrgreen: e vuole più soldi!)
il problema non è per i 150 che rimangono, ma per i 50 a spasso che, senza la delocalizzazione, lavorerebbero e comprerebbero....


Sono nuovo delle bici e non ho grande esperienza di economia e tecniche di produzione in serie.
Ma una cosa del genere è successo nel settore auto con le coreane
Prezzi aggressivi su tutta la gamma, buon rapporto qualità prezzo, dotazione superiore alla media, tanto che la stessa VW e altri marchi europei, temono tuttora la competizione asiatica.
Una mia amica ha pensionato la sua vecchia Y per una coreana di pari segmento, per un risparmio di circa 1000 euro, un buon affare, secondo lei.
Con il tempo i costi di manutenzione, inizialmente irrisori rispetto a FIAT-Lancia-Alfa, sono cresciuti (premetto che ha una guida tranquilla e non percorre altissimi chilometraggi), superando infine quelli dei marchi nazionali.
Parallelamente i prezzi delle nuove coreane, forti del successo di mercato ottenuto, crescevano, sfiorando la media delle auto europee.
Giorni orsono è stata presentata una nuova rivale coreana della Golf, dal notevole appeal sportivo e prezzi leggermente più bassi.
Nelle bici, credo, accadrà lo stesso: penetrazione aggressiva del mercato, stabilizzazione del prezzo di vendita, allineamento.
Quindi è solo questione di tempo.
Per la cronaca la mia amica, si è recentemente pentita di non aver riacquistato Lancia: il suo vecchio usato non vale quasi nulla, la qualità dell'auto è discreta ma nulla più
Quando ho acquisato la mia bici ho girato tanto forse troppo, mi avevano anche tentato con una bici montata mix, Microshift- Shimano - Sram, ma alla fine ho scelto una italianissima Daccordi, ho speso qualcosa in più, ma almeno conosco l'origine del prodotto e, se mai decidessi di sostituirla, qualcosa in più ricaverei comunque...

tutto ovviamente IMHO
domanda:
e se domani un cinese ti vendesse una Golf senza i fregi, derivata da un progetto open mould, che ti costa 7000 euro? Non un clone, ma la stessa auto che esce dalla stessa catena con gli stessi standard....
ecco, nelle bici c'è questo fattore che sta destabilizzando una teoria industriale aggressiva....
 

sepica

Ammiraglia
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il problema non è per i 150 che rimangono, ma per i 50 a spasso che, senza la delocalizzazione, lavorerebbero e comprerebbero....
Il problema che se non si delocalizasse....purtroppo...rimarebbero a casa in 200 piu l'imprenditore.
Io son sicuro che tutti noi se facessimo l'imprenditori faremmo la stessa cosa purtroppo , se l'azienda accanto alla nostra lo stesso prodotto lo avrebbe a 10 mentre tu continui a produrlo a 100...ke fai pur di mantenere i 100 dipendenti continui a produrlo a 100? quanto campi ?
 

mescal

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Il problema che se non si delocalizasse....purtroppo...rimarebbero a casa in 200 piu l'imprenditore.
Io son sicuro che tutti noi se facessimo l'imprenditori faremmo la stessa cosa purtroppo , se l'azienda accanto alla nostra lo stesso prodotto lo avrebbe a 10 mentre tu continui a produrlo a 100...ke fai pur di mantenere i 100 dipendenti continui a produrlo a 100? quanto campi ?
sono strategie industriali, nessuno ti vieta di delocalizzare, ma poi non venire a piangere sui giornali se l'acquirente delocalizza anch'esso....
nessuno mette in dubbio tali forme di impresa, ma il burdel l'hanno fatto loro criticando le strategie d'acquisto.
comodo così....
loro delocalizzano per essere competitivi, si vede che non basta, visto che hanno giacenze tali da far scrivere articoli del genere del primo post.
Cambino strategia, ci sono un sacco di manager a spasso, ne prendano uno e gli facciano fare un piano industriale di rilancio, ma i manager ed i rilanci costano, più facile chiedere dazi e stringere il collo agli acquirenti....
mah.
 
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sepica

Ammiraglia
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sono strategie industriali, nessuno ti vieta di delocalizzare, ma poi non venire a piangere sui giornali se l'acquirente delocalizza anch'esso....
nessuno mette in dubbio tali forme di impresa, ma il burdel l'hanno fatto loro criticando le strategie d'acquisto.
comodo così....
loro delocalizzano per essere competitivi, si vede che non basta, visto che hanno giacenze tali da far scrivere articoli del genere del primo post.
Cambino strategia, ci sono un sacco di manager a spasso, ne prendano uno e gli facciano fare un piano industriale di rilancio, ma i manager ed i rilanci costano, più facile chiedere dazi e stringere il collo agli acquirenti....
mah.
non e' per insistere ma che management vuoi assumere se quelli entrano nel tuo mercato con dei prodotti "uguali" ai tuoi che costano una decima parte del tuo?
la cina purtroppo combatte una guerra con armi infinitamente piu potenti delle nostre, hanno operai che vivono e vegetano sul posto di lavoro...lavonrado anche 14 16 ore sembra pure che siano contenti, hanno costi dell energia bassismi, aiuti statali etcetc dimmi tu come puoi cmbatterli....con l aricerca e lo stile proprio delle nostre aziende, ma ne che puoi inventarti la bici spaziale, che tempo 6 mesi te l'hanno copiata.

ma po mi sembra palese le strategie delle aziende da una parte abbiamo azeinde che producono in EU (insomma) Time Look Passoni ma che sono costretti in una nicchia di mercato da 1000 telai all'anno aziende tipo quelle americane che producendo in cina si possono permettere sia per i costo e sia per un livello di qualità ( e dunque tempi di costruzione piu bassi) 10000 100000pezzi l'anno, ed infine ci sono come Colnago che i top di gamma contnua a produrle in Italia la massa le produce in Cina.
 

Kéo

Maglia Amarillo
31 Gennaio 2006
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Da sardo per metà che abita al nord la tua uscita la trovo veramente miope, probabilmente quando senti in tv certi discorsi di intelligentoni con cromatismi verdi nell'abbigliamento ti incavoli (a ragione) ma poi ti metti sul medesimo piano.


Hai letto solo una parte dei miei interventi..difendo le fabbriche italiane e sarde dalle prime righe dei miei interventi..
Quello che tu hai evidenziato era la mia frase critica riguardo il comportamento della gente del nord che è proprio la prima a dover avere l'interesse a tutelare il made in italy dato che le fabbriche le hanno tutte loro..
Ed ho inteso evidenziare il fatto che ci tengo più io che non ho fabbriche in sicilia che loro..
Quindi leggili bene i miei interventi..specie quando mi metto dalla parte dei lavoratori dell'alcoa..
 

mescal

Bioesorcista
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non e' per insistere ma che management vuoi assumere se quelli entrano nel tuo mercato con dei prodotti "uguali" ai tuoi che costano una decima parte del tuo?
la cina purtroppo combatte una guerra con armi infinitamente piu potenti delle nostre, hanno operai che vivono e vegetano sul posto di lavoro...lavonrado anche 14 16 ore sembra pure che siano contenti, hanno costi dell energia bassismi, aiuti statali etcetc dimmi tu come puoi cmbatterli....con l aricerca e lo stile proprio delle nostre aziende, ma ne che puoi inventarti la bici spaziale, che tempo 6 mesi te l'hanno copiata.

ma po mi sembra palese le strategie delle aziende da una parte abbiamo azeinde che producono in EU (insomma) Time Look Passoni ma che sono costretti in una nicchia di mercato da 1000 telai all'anno aziende tipo quelle americane che producendo in cina si possono permettere sia per i costo e sia per un livello di qualità ( e dunque tempi di costruzione piu bassi) 10000 100000pezzi l'anno, ed infine ci sono come Colnago che i top di gamma contnua a produrle in Italia la massa le produce in Cina.
vedi, il concetto è come l'hai gestita la competitività, a costo di essere ripetitivo, hanno attuato un piano industriale di massimizzazione dei profitti che, nel corto termine ha dato i suoi dividendi, ma non hanno preventivato una contrazione degli acquisti determinata da uno scarso potere d'acquisto che ha portato alla situazione attuale
 

mikimetal91

Velocista
10 Agosto 2010
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Pellegrino proto01
Kéo;3100095 ha scritto:
Hai letto solo una parte dei miei interventi..difendo le fabbriche italiane e sarde dalle prime righe dei miei interventi..
Quello che tu hai evidenziato era la mia frase critica riguardo il comportamento della gente del nord che è proprio la prima a dover avere l'interesse a tutelare il made in italy dato che le fabbriche le hanno tutte loro..
Ed ho inteso evidenziare il fatto che ci tengo più io che non ho fabbriche in sicilia che loro..
Quindi leggili bene i miei interventi..specie quando mi metto dalla parte dei lavoratori dell'alcoa..
scusami, ma qui non si parla di tutelare proprio nessuno, qui si parla del fatto che siamo in crisi, nessuno ha soldi, e piuttosto che mangiare pane e cipolla per comprarsi un telaio da 3000 euro italiano, magari si preferisce prendere un telaio da 500 euro cinese, che va bene uguale, e ti permette di combrare da mangiare e pagare le bollette.
io non dico di non comprare italiano, se hai i soldi per poterlo fare fai bene, però francamente comprare un prodotto costruito in cina, marchiato come "made in italy" solo perchè qui gli hanno messo gli adesivi, a 3000 euro, mi pare un suicidio.
ben venga comprare PEGORETTI, SARTOANTONIO, FM, e tutti gli altri nostri artigiani che lavorano con passione e professionalità. ma comprare una pinarello da 3000 euro, quando a loro costa 300, non ci sto
 
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sepica

Ammiraglia
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vedi, il concetto è come l'hai gestita la competitività, a costo di essere ripetitivo, hanno attuato un piano industriale di massimizzazione dei profitti che, nel corto termine ha dato i suoi dividendi, ma non hanno preventivato una contrazione degli acquisti determinata da uno scarso potere d'acquisto che ha portato alla situazione attuale
e' facile paralre dopo....a fatti conclamati..ma vallo a dire a philips che sta fallendo (TV) perche si ostina a produrre in EU.

Ad esempio Cannondale ne faceva una vanto un surplus e credo pure abbastanza apprezzata per il fatto che era rigorosamente Made in USA...pure lei ha dovuto cedere , invece TREK che continua a produrre in USA mette le bici il 30 % in piu di cannondale ed immagino anche al sua mole di mercato sia inferiore..
ma basta che tu te lo dica a te stesso, piace avere il televisore a 300€ o il frigo a 150€ o il celluleaer a 29 € o tante novità tecnologiche in tutti campi che si susseguono ogni 6 mesi, queste novità se non fosse esistita la Cina le avremmo avuto ogni 4 5 anni.
E poi sti imprenditori ne che vogliono la luna, dicono visto che la cina ha armi SLEALI (enunciati prima) ed io invece devo pagare tutto e tutto molto di piu , fatemi il favore di daziare questo ciclone altrimenti si muore.
che vouoi fare bloccare la globalizzazione
 

sepica

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scusami, ma qui non si parla di tutelare proprio nessuno, qui si parla del fatto che siamo in crisi, nessuno ha soldi, e piuttosto che mangiare pane e cipolla per comprarsi un telaio da 3000 euro italiano, magari si preferisce prendere un telaio da 500 euro cinese, che va bene uguale, e ti permette di combrare da mangiare e pagare le bollette.
io non dico di non comprare italiano, se hai i soldi per poterlo fare fai bene, però francamente comprare un prodotto costruito in cina, marchiato come "made in italy" solo perchè qui gli hanno messo gli adesivi, a 3000 euro, mi pare un suicidio.
ben venga comprare PEGORETTI, SARTOANTONIO, FM, e tutti gli altri nostri artigiani che lavorano con passione e professionalità. ma comprare una pinarello da 3000 euro, quando a loro costa 300, non ci sto
cavolo a 20 anni e gia hai inquadrato bene la situazione complimenti o-o
 

peggio

Mod da quasi kom
20 Aprile 2006
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Centumcellae - Terra di Cafoni
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Bici
Semiprofessionale con meccanismo ragazzo di campagna
Sepica ha inteso bene quello che intendevo dire. Pensa ai cellulari che ormai compri con 20€, ad aziende come Zara, Ikea, ecc.. che rendono accessibili prodotti ad un prezzo molto basso rispetto a qualche anno fa.
Per noi consumatori finali è stata una bella convenienza fino a quando come ha spiegato bene anche Perseo Navy l'economia girava...

Per questo insisto nel dire che siamo noi consumatori nel nostro piccolo a dover indirizzare le scelte delle aziende nella produzione piuttosto che subire passivamente le loro decisioni continuando ad acquistare prodotti che sono convenienti solo alle loro tasche...
Ma so che purtroppo parlo al vento perchè c'è gente che si è già accampata fuori da gli apple store per il prossimo iphone 5!!! E per questo si fa anche sponsorizzare...

....

Come ho già detto a sepica bisogna fare un ditinguo.
Le aziende italiane (occidentali) delocalizzano ma mantengono i prezzi allo stesso standard, le aziende asiatiche invece attaccano il mercato con prezzi inferiori.
Quindi per noi consumatori la delocalizzazione spesso non porta nessun beneficio...
Di contro se vai a vedere i prezzi che fanno le nostre aziende per i prodotti top restano sempre alti, tali da poter permettere la produzione in occidente, ma di fatto spesso producono in oriente.
Poi ci sono sempre delle eccezioni.
Il caso che porti della Apple è esplicativo, producono dei cellulari con prezzi elevatissimi, molte parti vengono prodotte in oriente...
Quindi la delocalizzazione serve per aumentare i profitti oppure accedere non certo per essere conccorrenziali come prezzi.
e' facile paralre dopo....a fatti conclamati..ma vallo a dire a philips che sta fallendo (TV) perche si ostina a produrre in EU.

Ad esempio Cannondale ne faceva una vanto un surplus e credo pure abbastanza apprezzata per il fatto che era rigorosamente Made in USA...pure lei ha dovuto cedere , invece TREK che continua a produrre in USA mette le bici il 30 % in piu di cannondale ed immagino anche al sua mole di mercato sia inferiore..
ma basta che tu te lo dica a te stesso, piace avere il televisore a 300€ o il frigo a 150€ o il celluleaer a 29 € o tante novità tecnologiche in tutti campi che si susseguono ogni 6 mesi, queste novità se non fosse esistita la Cina le avremmo avuto ogni 4 5 anni.
E poi sti imprenditori ne che vogliono la luna, dicono visto che la cina ha armi SLEALI (enunciati prima) ed io invece devo pagare tutto e tutto molto di piu , fatemi il favore di daziare questo ciclone altrimenti si muore.
che vouoi fare bloccare la globalizzazione
Mica è detto che uno deve fare a vita il produttore in un dato settore, citi la Philips, non sta fallendo, ha ceduto il marchio ad una azienda asistica per la produzione delle tv, pretenendo una quota ogni tv venduto e acquaitando una quota dell'azienda che produce con i tv con il suo nome.
Tra trek e cannondale ho sempre letto che trek ha volumi di vendita nettamente superiori a cannondale, se trovi gli articoli te li posto.
Alhoa
 

sepica

Ammiraglia
10 Agosto 2004
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Roma Eur
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BMC slr01 TREK Madone
Mica è detto che uno deve fare a vita il produttore in un dato settore, citi la Philips, non sta fallendo, ha ceduto il marchio ad una azienda asistica per la produzione delle tv, pretenendo una quota ogni tv venduto e acquaitando una quota dell'azienda che produce con i tv con il suo nome.
Tra trek e cannondale ho sempre letto che trek ha volumi di vendita nettamente superiori a cannondale, se trovi gli articoli te li posto.
Alhoa
ovvero ha delocalizzato, o pseudo fallito....altrimenti se gli affari andavano bene e il margine era considerevole perche faer quesa oeprazione?

per la Trek dici? bah vorrei vederli questi dati, e cmq che le TREK costano un esorbitanza e' noto.

Il caso Apple poi e' un altro caso ancor piu diverso li entra in ballo la creazione di uno statussimbol voluto lazare il target price per alzare il livello di status del prodotto, e cmq il rpodotto costa tanto perche c'e' tanto di base e' un bel prodotto e' innegabile se prendi lo stessso top di gamma della samsung per esempio costa un botto anche quello.
 

peggio

Mod da quasi kom
20 Aprile 2006
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Centumcellae - Terra di Cafoni
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Bici
Semiprofessionale con meccanismo ragazzo di campagna
ovvero ha delocalizzato, o pseudo fallito....altrimenti se gli affari andavano bene e il margine era considerevole perche faer quesa oeprazione?

per la Trek dici? bah vorrei vederli questi dati, e cmq che le TREK costano un esorbitanza e' noto.

Il caso Apple poi e' un altro caso ancor piu diverso li entra in ballo la creazione di uno statussimbol voluto lazare il target price per alzare il livello di status del prodotto, e cmq il rpodotto costa tanto perche c'e' tanto di base e' un bel prodotto e' innegabile se prendi lo stessso top di gamma della samsung per esempio costa un botto anche quello.

Non ha pseudo fallito, ha orientato gli investimenti in altri settori, restando presente sul mercato, andando a guadaganre su questa operazione senza rischiare nulla.
Lo fanno molti marchi, pensi che ad esempio gli stilisti producano anche occhiali e orologi etc?
Neanche per sogno, cedendo il loro marchio per quel prodotto, intascando delle royalty concordate, zero rischi e tanto guadagno, questo sono operazioni molto diffuse per chi ha un marchio che ha visibilità.
L'imprenditore è quello che investe dove ha più guadagno e non quello che quando si guadagna va alla grande e poi quando è alle corde chiedi gli aiuti.... purtroppo questo è un malcostume italico...
Riguardo i volumi di vendita il 3d è anziano, ma chiarisce alcuni aspetti.
Alhoa
 

sepica

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Non ha pseudo fallito, ha orientato gli investimenti in altri settori, restando presente sul mercato, andando a guadaganre su questa operazione senza rischiare nulla.
Lo fanno molti marchi, pensi che ad esempio gli stilisti producano anche occhiali e orologi etc?
Neanche per sogno, cedendo il loro marchio per quel prodotto, intascando delle royalty concordate, zero rischi e tanto guadagno, questo sono operazioni molto diffuse per chi ha un marchio che ha visibilità.
L'imprenditore è quello che investe dove ha più guadagno e non quello che quando si guadagna va alla grande e poi quando è alle corde chiedi gli aiuti.... purtroppo questo è un malcostume italico...
Riguardo i volumi di vendita il 3d è anziano, ma chiarisce alcuni aspetti.
Alhoa
mo non se nfognamo su sta cosa....ma se Philips avesse avuto un mercato florido avrebbe mai ceudto la parte TV, su dai non capisco sta difesa....
Philips come altre ha capito che il mercato TV c'e' troppa guerra che porta a margini sempre piu inferiori, allora tanto meglio diversificare in altri ambiti (dove magari i cinesi non hanno ancora allungato la mano), cedendo l aprte TV mantenendo le royalty sul marchio, insomma hanno visto che e' impossibile combattere....imho.
riguardo i dati non sono piu presenti erano cmq dati vecchi e italiani
 

Perseo_navy

Apprendista Scalatore
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Pinarello FP3 e Rose CGF
salve a tutti,
il problema è che da noi la delocalizzazione si è tradotta solo in maggiori margini di guadagno per le imprese, vantandosi di un made in Italy che non c'è, mentre vediamo l'esempio di Canyon (non so se sia lo stesso per Rose bike in quanto non conosco la provenienza dei loro telai) la progettazione è in germania, ma la produzione in asia, controllo della produzione in germania, ma anche grazie alla vendita diretta questa politica si è poi tradotta anche in vantaggi per noi consumatori proponendo prodotti validi, ma allo stesso tempo ad un prezzo altamente concorrenziale.
Buona pedalata
 

peggio

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mo non se nfognamo su sta cosa....ma se Philips avesse avuto un mercato florido avrebbe mai ceudto la parte TV, su dai non capisco sta difesa....
Philips come altre ha capito che il mercato TV c'e' troppa guerra che porta a margini sempre piu inferiori, allora tanto meglio diversificare in altri ambiti (dove magari i cinesi non hanno ancora allungato la mano), cedendo l aprte TV mantenendo le royalty sul marchio, insomma hanno visto che e' impossibile combattere....imho.
riguardo i dati non sono piu presenti erano cmq dati vecchi e italiani

Nel post numero 9 ser parla di dati mondiali.
Il mercato è in continuo movimento, non si può pretendere che non cambi nulla per 300 anni, philips ha fatto la scelta più remunerativa e meno rischioso, questo non vuol dire che prima aveva più margini di guadagno, vuol dire solo che ora ha più convenienza a fare cosi.
Un imprenditore non considera solo il margine di guadagno, ma anche il rischio e tanti altri parametri.
Tu preferiresti guadagnare 50€ al giorno investendo 100€, oppure guadagnarne 50€ investendo 1€?
Io ho semplificato, ma ci sono tantissime variabili da considerare.
Stessa cosa per le bici, delocalizzare vuol dire bassi investimenti.
Io critico la ricerca di forme arcaiche di difesa come i dazi in modo ipocrita.
Il dumping per me viaggia su altri binari.
Per esempio il discorso che vengono aggirati i dazi antidumping con una facilità estrema a me fa riflettere che alcune volonta politiche siano rivolte ad un protezionismo di facciata.
Riguardo l'esempio di selle italia, è emblematico di come tutti hanno paura di tutti.
Alhoa
 

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Nel post numero 9 ser parla di dati mondiali.
Il mercato è in continuo movimento, non si può pretendere che non cambi nulla per 300 anni, philips ha fatto la scelta più remunerativa e meno rischioso, questo non vuol dire che prima aveva più margini di guadagno, vuol dire solo che ora ha più convenienza a fare cosi.
Un imprenditore non considera solo il margine di guadagno, ma anche il rischio e tanti altri parametri.
Tu preferiresti guadagnare 50€ al giorno investendo 100€, oppure guadagnarne 50€ investendo 1€?
Io ho semplificato, ma ci sono tantissime variabili da considerare.
Stessa cosa per le bici, delocalizzare vuol dire bassi investimenti.
Io critico la ricerca di forme arcaiche di difesa come i dazi in modo ipocrita.
Il dumping per me viaggia su altri binari.
Per esempio il discorso che vengono aggirati i dazi antidumping con una facilità estrema a me fa riflettere che alcune volonta politiche siano rivolte ad un protezionismo di facciata.
Riguardo l'esempio di selle italia, è emblematico di come tutti hanno paura di tutti.
Alhoa
volendo uscire da questo botta&risposta....la tua soluzione per arginare il fenomeno cinese sarebbe ?? visto che oramai un minimo di know-how ce 'lhanno soldi e materiali e mano d'opera pure, se questi domani se preesntano con 200 mia milioni di bici di qualità sodisfacente come li freniamo?