penso che siamo agli sgoccioli, l'UCI potrà tenere duro sulle sue posizioni ancora per poco, i costruttori hanno troppa fretta di vendere tante nuove bici con i dischi, penso che l'UCI approverà i dischi per la stagione 2016 (magari permetterà già qualche sperimentazione per il 2015) ma volenti o nolenti il futuro è quello... per questo non ci penso proprio a cambiare la mia supersix, chi cambia bici oggi corre il rischio di avere una bici ultra svalutata domani, tutti sappiamo che quando l'UCI omologherà i dischi le nostre attuali bici non varranno più nulla (o quasi...)
E' l'esatto opposto. Ormai il progetto dischi è relegato ad una nicchia di mercato ed i tentennamenti di UCI e Campagnolo lo testimoniano senza dubbio.
Ogni casa ha a catalogo un modello coi dischi dedicato al cicloturismo o all'endurance non agonistico. Ciò anziché rappresentare un indizio di una omologazione definitiva su tutte le bici è la dimostrazione della differenziazione dell'offerta di mercato. In particolare quella di cui discutiamo è finalizzata ad accontentare la fetta di biker che sulle bici da strada non rinuncerebbero mai ai freni a disco dopo averne provato i pregi sulle MTB, ovvero agli amanti di strade bianche ed off road, ma in questi tre anni la curiosità e l'appetito degli stradisti puri ha dimostrato come investire "in esclusiva" su quel tipo di sistema, estendedolo ad esempio a tutti i modelli a catalogo, potrebbe essere un clamoroso autogol.
Zero modelli o quasi venduti nonostante le bici coi dischi siano in commercio da prima del 2012. Se ne vedono pochi perché i negozianti non s'azzardano a proporre ai loro clienti bici più pesanti e più rognose da manutenere quando fino a l'altro ieri avevano esaltato la leggerezza, rigidità e sicurezza delle specialissime che avevano in vendita.
Ed il rischio di prendersi in casa una bici che non riuscirebbero a rivendere fa paura: preferiscono, giustamente, puntare sul medio o sull'entry montato a caliper tradizionale.
Al contrario le altre innovazioni tecnologiche, elettroassistito e 11v, sono state digerite (salvo i primi ripensamenti) senza tanti tentennamenti o pugnette dell'UCI. Direttamente dalle case alle bici.
Le ultime tendenze costruttive, infine, dimostrano quel che anche altri, oltre a me, già sostengono da tempo: tutti i più recenti modelli di alta gamma sono a doppio infulcro (con forcelle predisposte al doppio perno) o direct Mount (con freno v brake integrato). Telai di bici da strada areo o iper leggeri (Emonda).
Uno sviluppo del sistema frenante che va verso tutt'altra direzione rispetto ai dischi per la resa dei quali, ad esempio, occorre irrobustire forcelle e zona sterzo, appesantendo i telai di almeno 100/150 gr, senza contare il peso complessivo del sistema frenante. Per me sono un'inezia, per molti no. In commercio poi sono disponibili pochissime
ruote dedicate, ad esempio.
Se uno volesse alleggerire la sua bici coi dischi avrebbe una scelta nettamente limitata. Poche ruote ed ancora tutte da testare sul campo.
Le case, da quel che vedo ed al di là di qualche titolone di rivista specializzata compiacente, stanno puntando soprattutto su altro, consapevoli che le logiche di marketing delle ruote grasse non sono sempre automaticamente trasferibili alle dici da strada e, forse, che è finito il tempo della spremitura dei ciclisti considerati per troppi anni portafogli ambulanti su due ruote.
Come giustamente osservi, non tutti sono disposti a cambiare bici solo per il capriccio di quattro fenomeni di
Specialized o
Shimano.
