Ma noi ciclisti ci stiamo "consumando" precocemente??

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Gregario
23 Settembre 2008
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Le facce di molti professionisti di sport di fatica ( ciclismo, sci di fondo, calcio etc.) dicono molto.
Molte volte dimostrano ben più degli anni che effettivamente hanno, quindi determinati sport fatti a quel livello "consumano" senz'altro più velocemente il fisico. Resta il fatto che noi cicloturisti o amatori dovremmo essere ben lontani da quel livello di logorio dovuto dalle altissime prestazioni richieste indotte anche, oltre che da allenamenti incredibili, dall'uso (lecito) di integratori e terapie ad hoc.
 

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Scapin Dyapason
... Resta il fatto che noi cicloturisti o amatori dovremmo essere ben lontani da quel livello di logorio dovuto dalle altissime prestazioni richieste indotte anche, oltre che da allenamenti incredibili, dall'uso (lecito) di integratori e terapie ad hoc.

Esatto: "dovremmo". Molti lo fanno, ma tanti altri, secondo me esagerano impostando la loro vita per il ciclismo, allenandandosi oltre misura, per guadagnare qualche posizione in una delle immumerevoli Granfondo, ma rimandendo comunque "anonimo".
 
Esatto: "dovremmo". Molti lo fanno, ma tanti altri, secondo me esagerano impostando la loro vita per il ciclismo, allenandandosi oltre misura, per guadagnare qualche posizione in una delle immumerevoli Granfondo, ma rimandendo comunque "anonimo".

Questo non c'entra nulla. Allora uno sa che è anonimo, quindi tanto vale che non vada alle gare.
Il DOVREMMO non è neanche vero, perchè tutto è commisurato alla persona, ad un prò ci vorrà una settimana a 200 km al giorno per piegarlo ad un amatore bastano due giorni.
Il fatto è che pochi hanno la consapevolezza del proprio limite, o meglio, inconsciamente o, peggio, consciamente SONO FALSI VERSO SE STESSI, SI MENTONO.
 

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Gregario
23 Settembre 2008
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Il "dovremmo" è perchè chiaramente c'è sempre "l'esagerato":
c'è chi si rovina mangiando troppo
c'è chi si rovina fumando o bevendo troppo
c'è chi si rovina drogandosi
e ..... chi più ne ha più ne metta.
Che ci vuoi fare.....?
 

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Gregario
23 Settembre 2008
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Il fatto è che pochi hanno la consapevolezza del proprio limite, o meglio, inconsciamente o, peggio, consciamente SONO FALSI VERSO SE STESSI, SI MENTONO.[/quote]

Giusto ma considera il fatto che in questo sono aiutati dal contesto in cui viviamo. In fondo noi siamo come spugne e assorbiamo ciò che abbiamo intorno e così come fa figo fumare per darsi un tono o bere un wisky come reclamizzato in tv c'è chi si ammazza di allenamenti per somigliare al suo idolo sportivo che di solito è bello, ricco e tro@@a donne bellissime.
 

pbass71

Maglia Rosa
14 Marzo 2008
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(....) È che io non ci riesco proprio ad andare a passeggio, con una city bike ai 15 km/h in pianura.......

Sono d'accordo.
Ad alcuni basta fare una passeggiata di 1/2 ora, e sono contenti. Benissimo, dico io. L'importante è muoversi. Anche se per accompagnare il cane...
Però, se devo muovermi io, voglio tornare stanco. Non da star male, per carità, ma almeno con la soddisfazione di aver fatto un BUON allenamento.
Però non esagero mai. Se devo fare 100 km, li faccio. Se devo andare sul Grappa, ci vado. E via così..
Ma se un giorno piove, o non mi sento bene, o devo "recuperare", o se quel giorno non vado fortissimo... bene lo stesso.
Non ne faccio una malattia.

Ma se sto bene, ed esco... allora è bello far fatica..

Ricordo una frase del grandissimo Schwarzenegger quando si allenava per Mister Olympia: "quando hai finito la sessione di allenamento devi sentire un po' il senso di vomito...ma non troppo da star male... allora vuol dire che ti sei allenato bene".


Leonardo
 
22 Marzo 2007
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human-powered
La pratica di sport di endurance è, secondo me, certamente logorante: le articolazioni compioni migliaia di cicli in ogni allenamento, i vasi sanguigni subiscono sovrappressioni, l'ossigeno utilizzato nei processi metabolici connessi all'attività incrementa la produzione di radicali liberi (con conseguente precoce invecchiamento cellulare).
Il vantaggio del corpo umano è che si rigenera in tempi ragionevoli e che si adatta al livello di sforzo, quindi forzandolo correttamente lo si può portare a sopportare sollecitazioni sempre più importanti senza indurre adattamenti patologici. In più, operando correttamente in termini di alimentazione e tempi di recupero, gli effetti negativi possono essere fortemente limitati.
Definire correttamente quale sia "il limite" diventa difficile se si pedala con i paraocchi, ovvero prestando poca attenzione ai segnali del proprio fisico, oppure facendosi prendere dalla smania di fare sempre di più, e quindi trascurando volutamente questi riscontri. Con il rischio di esagerare, anche pesantemente... molti atleti professionisti hanno visto interrompere la loro carriera per forme molto pesanti e prolungate di sovrallenamento. Ritengo molto valida, in proposito, la rappresentazione riportata in alcune pubblicazioni: assimilando l'atleta ad un'asta in equilibrio su un appoggio (come se fosse un'altalena) ed applicando un carico (allenamento) ad una estremità è possibile raggiungere l'equilibrio con un adeguato carico all'altra estremità (recupero). Tuttavia l'asta può rompersi in corrispondenza dell'appoggio, per un certo carico, anche se con la sola condizione di equilibrio si continuerebbe ad individuare una situazione di adattamento del sistema.

Sono comunque estremamente convinto che con corretta gradualità ed adeguato recupero per noi amatori l'attività sportiva di endurance non possa che indurre effetti positivi, sia sul fisico che sulla mente.

Tutto questo IMHO o-o
 

rapportoagile

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Scapin Dyapason
Per fortuna, che da qualche anno sono cambiato. Perchè fino a 6-7 anni fa
ottenevo discrete prestazioni, mai vincenti, ma riuscivo a non farmi staccare da gente palesemente più forte di me e strappare tempi in cronoscalate che erano migliori di quelli che la mia condizione mi avrebbe dovuto permettere. Avevo la "capacità" idiota di andare talmente fuorigiri, da vomitare spesso, quando tagliavo il traguardo. Poi, pacche sulle spalle e "ammirazione" da chi era stato battuto inaspettatamente.
Poi, ho "visto la luce" e ho cambiato rotta: giri più lunghi e turistici, ancora tentativi di buoni tempi in salita, ma con limite...ecchecchio!! Mica mi pagano...
 
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Maethius

via col vento
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Il vantaggio del corpo umano è che si rigenera in tempi ragionevoli e che si adatta al livello di sforzo, quindi forzandolo correttamente lo si può portare a sopportare sollecitazioni sempre più importanti senza indurre adattamenti patologici. In più, operando correttamente in termini di alimentazione e tempi di recupero, gli effetti negativi possono essere fortemente limitati.
Definire correttamente quale sia "il limite" diventa difficile se si pedala con i paraocchi, ovvero prestando poca attenzione ai segnali del proprio fisico, oppure facendosi prendere dalla smania di fare sempre di più, e quindi trascurando volutamente questi riscontri. Con il rischio di esagerare, anche pesantemente...

Sono comunque estremamente convinto che con corretta gradualità ed adeguato recupero per noi amatori l'attività sportiva di endurance non possa che indurre effetti positivi, sia sul fisico che sulla mente.

Luca, sei sempre fonte di saggezza o-o
P.S. quest'anno quando prevedi di raggiungere il top della forma? A inizio marzo? :mrgreen::mrgreen:
 

ziojo

Apprendista Velocista
18 Giugno 2007
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Si, ma il topic è: facendo sport, come lo facciamo; ci facciamo del bene o del male? NON PERCHE' FACCIAMO SPORT.

Già...

Valanghe di problemi muscolari, tsunami di infiammazioni articolari, sciabordate di infezioni virali, tuoni e fulmini di ipertrofie cardiache, galassie di sovrallenamenti.

Crolli di testosterone, baratri di emoglobina, depressioni dell'ematocrito, impennate di cortisolo.

Oceani di radicali liberi in circolo per le condutture subdolamente mischiati alle endorfine: sono coperti, non li senti, ma ci sono.

Però vuoi mettere: fa bene all'anima, mi autostimo molto (fratello...) e ho portato la VAM a 1300. Sulla salita del sabato non mi staccano più...eheheheh... adesso scollino coi primi. E magari alla prossima granfondo arrivo nei 100.

Che figata.
 

rapportoagile

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Scapin Dyapason
Questo non c'entra nulla. Allora uno sa che è anonimo, quindi tanto vale che non vada alle gare.

Non mi sono spiegato bene: in fondo è anonimo anche che arriva 23° alla "Campagnolo", quindi ottimissima prestazione. Quando leggo le classifiche delle Granfondo, a parte i primissimi, che sono sempre i soliti, più o meno, gli altri...chi li conosce? Saranno famosi nella zona i cui vivono, ma oltre la loro provincia rimangono anonimi. Chi partecipa ad una gara è ovvio che lo faccia per poi "vedersi" in una classifica. Basta vedere l'accalcamento appena vengono esposte le classifiche. Va bene così, per carità. Ma dannarsi, impostare la propria vita (e spesso quella dei famigliari) in funzione del ciclismo (o di una altro sport amatoriale), sottoporsi ad allenamenti massacranti per un amatore, affidarsi ad un preparatore (spendendo dei bei soldini) scimmiottando lo stile di vita sacrificata di un "pro", per vedere il proprio nome a pagina 12 (invece che a pagina 14) della classifica, beh ... questo mi fa sorridere. Però..altolà, non mi riferisco a coloro che fanno tutto questo, ma però non gli comporta sacrifici e gli piace farlo. Ma conosco ciclisti che si "incasinano" la vita (liti con la moglie, figli che non li vedono praticamente mai, datori di lavoro che si lamentano della loro "stanchezza" sul lavoro....). Questum est quantum intendevum direm (....ho scritto giusto in latinum makkeronikum??)
 
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All'arrivo di una corsa a Palazzolo (Bs), ho visto parlare tra loro Gianni Motta e Franceso Moser.
Ci sono molti anni di differenza tra i due ma a vederli sembravano coetanei, e il viso di Motta era più liscio....
Sicuramente, tra i due, Moser è stato quello che in carriera si è spremuto di più, ha combattuto e vinto tante battaglie dure. Però mi è sembrato più Vecchio nello sguardo rispetto a Motta.
Questa è stata solo una mia impressione "ammirando" da vicino un atleta che rimane tra (il) i miei preferiti in questo sport, ed in quel momento ho pensato che la vita del ciclista, a certi livelli, è assolutamente dura e massacrante per il corpo e forse anche per lo spirito . . . . . . .:cry
 

paolo69

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secondo me la verità sta nel mezzo, un po' come tutte le cose, ossia: il troppo alla lunga fa male, come il troppo poco con gli anni rende "parassiti", nulli, vuoti!?!
 

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Gregario
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non si può definire a priori ciò che è "moderato" e che quindi fa bene (?!).
NON esiste una regola valida per tutti.

questo è il punto.

Man mano si diventa più esperti si riesce a gestirsi meglio e quindi si riesce naturalmente a non eccedere (non cadere nel sovrallenamento, che ha dei sintomi ben riconoscibili...)
L'importante è procedere per gradi, poi, volendo, si possono raggiungere traguardi che forse mai avremmo pensato di raggiungere.
Il corpo umano in fin dei conti è la macchina più efficiente che esista e, se supportato dalle giuste motivazioni, può sorprendere.

Oggi può sembrare una cosa del tutto eccezionale correre ogni giorno per una decina di KM,ma per gli uomini primitivi che andavano a caccia questo era normale...
La normalità oggi è diventata la sedentarietà, i veri sportivi sono ancora una piccola % della popolazione.
*****
Non credo che esistano statistiche che dimostrino che i professionisti hanno problemi di salute più dei dilettanti.
 
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mazzoblu

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lo sport e la bdc fanno solo che bene (fatti nella maniera giusta)
pochi giorni fa ha fatto una visita mio zio che ha 64 anni pensionato ciclista da giro tutte le mattine (fa molti + km di me adesso, va del suo passo come deve andare un sessantenne, chiaramente io che ho 30 anni vado più forte di lui in velocità)
cuore, diabete, colesterolo e messo MOLTO MOLTO bene ed il medico gli ha detto di continuare così.
dalla parte di mia mamma sono 5 fratelli. lui è quello messo meglio di tutti, per cuore, diabete, colesterolo, respirazione, ...

penso sia molto meno consumato lui di tanti pensionati che finito di lavorare stanno sempre nella poltrona si abbuffano a tavola e si muovono poco niente...