Quell'articolo postato da Silvagni di fonte cycling.it mi lascia perplesso perché analizza la situazione dal punto di vista del "non-negativo" con il comune denominatore "come faccio comunque a farla franca?"
Vista dal punto di vista dell'etica sportiva invece bisognerebbe tutti domandarsi e porsi come obiettivo: come faccio a rendere i controlli più credibili ed efficaci? Di sicuro accettando il minor numero possibile di giustificazioni. Non è che presentando anche un certificato (anche ex-post e questo è aberrante) si possa sentirsi nel diritto di farla sempre franca.
Fino a prova contraria siamo tutti "puliti", e non si deve dimostrare niente. Quando qualcuno viene trovato "non-negativo" allora è tenuto a dimostrare la propria non colpevolezza. Se non ci riesce allora diventa "positivo" e va squalificato.
Vista dal punto di vista dell'etica sportiva invece bisognerebbe tutti domandarsi e porsi come obiettivo: come faccio a rendere i controlli più credibili ed efficaci? Di sicuro accettando il minor numero possibile di giustificazioni. Non è che presentando anche un certificato (anche ex-post e questo è aberrante) si possa sentirsi nel diritto di farla sempre franca.
Fino a prova contraria siamo tutti "puliti", e non si deve dimostrare niente. Quando qualcuno viene trovato "non-negativo" allora è tenuto a dimostrare la propria non colpevolezza. Se non ci riesce allora diventa "positivo" e va squalificato.

