Su questo hai ragione, il mio pensiero è questo:
Da un lato in tutti gli ambiti, bici compresa, si sono fatti passi da gigante a colpi di piccole migliorie, questo sicuramente è vero e sotto gli occhi di tutti. Dall'altra parte però, almeno secondo me, questo viene portato all'estremo, se una casa ha trovato una piccola miglioria la butta sul mercato, l'anno dopo la perfeziona, l'annoo dopo ancora, l'anno dopo la cambia nuovamente, questo viene molto estremizzato per alcuni costruttori. Ora, se anzichè buttare sempre il piccolo restyling (che rende subito obsoleto il precedente) si facesse durare un pò di più il modello attuale, buttando la versione nuova solo quando le modifiche sono più sostanziali e corpose, A MIO MODO DI VEDERE sarebbe molto meglio, mi rendo conto che a livello di marketing conviene fare diversamente però. Tutto qua il mio pensiero, forse espresso male, forse non condivisibile, ma è il mio pensiero.![]()
Pensiero rispettabilissimo, ma si scontra con la realtà, che prevede la politica dei piccoli passi, che si traduce in piccolissime migliorie incrementali piuttosto che più "grosse" ogni tot.
Che poi il ritmo di uscita di queste migliorie (3-4 anni circa per telai e gruppi) sia troppo stretto è un'altra opinione rispettabilissima, ma se funziona (pare, ma non c'è da giurarci) la "colpa" (o il merito) è anche di chi compra, non solo di chi vende.
Considerando anche che le "grosse" migliorie (o cambiamenti e basta) spesso non sono ben digeriti dai consumatori (freni a disco?), e presentare una "grossa" novità (anche solo esteticamente) ogni tot può voler dire il trovarsi con la suddetta novità rifiutata dal mercato e trovarsi in mutande con un prodotto invendibile. Ad essere troppo "avanti" nei tempi si corrono grossi rischi. Quindi meglio i piccoli passi con cui far digerire pian piano le novità.
Poi invece ogni tanto c'è il "game changer" che imbrocca i tempi giusti e fa il botto, ma son rari.



