Ok. Ci ho messo un po a metabolizzare levento, ma ora provo a raccogliere le idee per postare le mie impressioni sulla mia prima Oetztaler. Devo ammettere che mi ci è volta tutta la scorsa settimana per recuperare fisicamente da quanto speso. Complice un virus contratto poco prima della gara, infatti, sono stato costretto a rimanere a letto qualche giorno. Il digiuno forzato ha fatto il resto.
Sono un ciclista novello, anche se purtroppo non più giovane (40). Dopo 2 anni di bici questanno mi ero proposto questo trittico: 9 Colli lungo, Marmotte e Otztaler.
Premetto che lobiettivo era arrivare a Solden, possibilmente senza lausilio del carro scopa. Altro obiettivo era respirare quellatmosfera che avevo assaporato nei vari messaggi dei partecipanti al forum. Non perché fossi scettico, piuttosto curioso e desideroso di provare le stesse sensazioni.
Devo dire che effettivamente (e qui i condizionamenti psicologici direi che non possano negarsi) già dal viaggio verso Solden si viene pervasi da un misto di sensazioni che vanno dalla frenesia, allesaltazione, il tutto condito da sprazzi di timore nei momenti in cui la ragione fa capolino. Laffrontare in auto la salita del Rombo, peraltro già percorsa più volte in moto, regala sensazioni strane. La prima (sbagliatissima): non mi pare sto granchè, cè anche un falsopiano in mezzo in cui si può rifiatare. Ignaro che da lì a poco avrei avuto molto tempo per maledirla.
Allarrivo al paesino (in cui ero già stato in altre occasioni e sempre trovato deserto) il venerdì si respira già unatmosfera da evento. Cè molta tranquillità, però si capisce che è una calma apparente: in realtà lagitazione e la tensione emotiva sono palpabili e non risulta difficile riconoscere tra la gente chi parteciperà alla maratona e chi si trova lì solo in veste di accompagnatore o semplice turista. Tutti hanno il loro obiettivo: chi la vittoria, chi il tempo, chi solo arrivare al traguardo. Questo ha poca importanza e pare importare poco anche allorganizzazione, visto che è una delle rare competizioni in cui puoi trovare un trattamento simile (direi di primissimo livello) sia per i primi che per gli ultimi.
La Freizeit Arena è il campo base ed il luogo in cui i granfondisti possono trovare tutto per ogni necessità. Luogo di ritrovo per fare conoscenze, per mangiare (mensa-ristorante), per svagarsi (spettacoli più o meno belli, ma comunque caratteristici), per rilassarsi (piscina e zona massaggi), per sistemare la bici (assistenza meccanica), per fare gli ultimi acquisti (stand fieristici) e per fare tutto quello che non si è avuto il tempo di fare prima (persino depilazione, capelli ecc).
Tutto il paese di Solden pare in questi giorni ruotare attorno allOetztaler e nessuno se ne chiama fuori. Ristoranti, negozi, alberghi, tutti vivono per questevento. Alcuni alberghi organizzano persino la colazione per i ciclisti il giorno della gara. Tale servizio è fruibile da tutti, basta prenotarsi ed il gioco è fatto. I ristoranti hanno menù dedicati a base di carboidrati. Insomma il contorno cè tutto.
La sera della vigilia poi la Freizeit Arena è esaurita in ogni ordine di posto: le gradinate piene, il parterre pieno, le scalinate piene. Tutti in attesa di conoscere le previsioni per la giornata di domani.
E le previsioni sono poco tranquillizzanti. In pratica potrebbe piovere, potrebbe rasserenarsi, non si esclude anche un po di nevischio in quota. Insomma il messaggio è chiaro: preparatevi per ogni evenienza.
Ed infatti è così. Dopo una notte insonne passata con lorecchio alla finestra, suona la sveglia. Almeno non piove più. Ricca colazione (troppo ricca) e poi in griglia, ovviamente nelle ultime posizioni. Lumidità lasciata dalla pioggia notturna si fa sentire, ma tra un gomito, un manubrio piantato nel fianco e qualche tedesco che ti saluta dandoti qualche ruotata, arriva lora del via. Colpo di cannone e piano piano ci si comincia a muovere. La discesa fino allattacco del Kuhtai scorre via velocemente e tutto sommato senza patire troppo. Poi inizia la salita. Continuo a ripetermi i consigli di chi ha già affrontato questa manifestazione e che qui riassumo: ti devi sempre chiedere se non stai andando troppo piano. La risposta deve sempre essere negativa. Ma il dubbio deve accompagnarti per tutto il tempo.
Arrivo in vetta, mantellina e discesa velocissima. Giunti ad Innsbruck inizia la lunga e dolce salita verso il Brennero (con pioggerellina fine ma intensa). Questa è una finta salita che frega. Frega perché ti invita a spingere e quello che spendi qui ti mancherà più avanti.
Comunque, ben coperto dietro qualche compagno di fatica, arrivo al ristoro. Io da buon polentone il ristoro me lo sono goduto. Certo chi passa con altre velleità probabilmente lo troverà scomodo, ma alla mia andatura non crea certo problemi.
Discesa fino a Vipiteno ed attacco alla salita del Giovo. Spunta addirittura qualche raggio di sole. La salita è bella e regolare. Il paesaggio aiuta a sopportare la fatica. Con andatura tranquilla raggiungo la vetta. Qui però inizio ad avere le prime avvisaglie di quello che da lì a breve diventerà un problema. Mal di stomaco e di pancia (scoprirò che si trattava di un virus) e difficoltà nel tenere una qualsiasi posizione in sella. Scollino il Giovo con 6h e 30. Tempo da pensionato direte voi, ma per me va anche troppo bene. Troppo bene infatti. Da qui inizia una lenta agonia che mi accompagnerà fino alla cima del Rombo ed anche oltre. Sono costretto a fermarmi più volte. Non riesco a mangiare, fatico a bere e pedalare è diventato un gesto difficilissimo. Credo di non aver superato nessuno, in compenso mi hanno sfilato non so quanti ciclisti. Dopo aver visto quasi tutti i santi del paradiso, compreso quelli in odore di beatificazione, vedo in lontananza la famigerata galleria. Quella che in tanti identificano con la meta. Non io. Lo scollinamento è ancora lontano, in più spira un vento gelido e sempre e comunque contrario. Faccio fatica a mantenere lequilibrio, ma sono arrivato fin qui e non posso mollare. Mi trascino in vetta e mi butto in discesa. Non guardo più neanche il tempo. Ormai penso solo ad arrivare. Il freddo non aiuta il mio stomaco e le gambe faticano a muoversi. La vecchia dogana mi fa conoscere santi di cui ignoravo lesistenza. Passa anche quella. Il vento trasforma la discesa in qualcosa di poco piacevole. Cerco di attacarmi alla ruota di qualcuno, ma ormai tutti mi sembrano di unaltra categoria. Finalmente ecco Solden, applausi, curva a destra e arrivo. Emozione unica davvero. Se allo scollinamento del Giovo avevo 6h30, dal Giovo allarrivo ci ho messo più di 5h. Credo sia un record. Ma va bene così.
Dopo due ore di doccia bollente mi stendo un po sul letto e poi, anche se sto proprio male, la maglia di finisher me la vado a prendere costi quel che costi.
Espletata ogni formalità faccio giusto in tempo a scendere e vedere uno strano fermento. Non capisco cosa stia accadendo, ma poi realizzo. Sono tutti in trepida attesa degli ultimi. Ormai è buio, fa un freddo cane e continua a tirare un vento fastidioso. Finalmente, scortati dai fari dellauto di fine corsa, arrivano gli ultimi due concorrenti. Tifo da stadio e pelle doca. Questo è in assoluto il ricordo più bello che mi sia rimasto. I due vengono messi sotto le luci dei riflettori per le telecamere ed avvolti in grosse coperte di lana. Due ali di bambini muniti di fiaccole li scortano allinterno della Freizeit Arena, dove vengono portati sul palco e intervistati. Ora cè troppa gente e abbandono, ma la festa continua.
Chiusa la prima esperienza. Che dire? Esperienza meravigliosa. Ringrazio i vari forumendoli (uno su tutti Clodovico, ma mi spiace non citarne altri che mi hanno fornito utili consigli e indicazioni. Si considerino ringraziati tutti) che, grazie allentusiasmo dei loro racconti, mi hanno spinto ad avventurarmi in questa manifestazione. Devo dire che, rispetto a Marmotte e Nove Colli, mi ha dato certamente qualcosa in più, nonostante la difficoltà fisica. Che faccio torno?? Mah? Vedremo. Diciamo che una settimana costretto a letto non mi consente un giudizio distaccato in questo momento. Intanto buone pedalate a tutti.