Credo che, più o meno, si sia un po' tuti d'accordo.
Nessuno ce l'ha, personalmente, con Sgarbozza: lui fa il suo, lo pagano per farlo, fa benissimo a continuare così.
Quello che alcuni di noi insistono a dire è che quel poco di spazio che si dà al ciclismo, spazio che noi paghiamo anche con il canone oltre che evntualmente acquistando i prodotti pubblicizzati sulle reti RAI, potrebbe essere impiegato molto meglio.
Gli eesempi del passato non sono stati citati a caso come non è per magia che gente della mia età che quei personaggi li ha conosciuti solo mooooolto in seguito riconosca comunque in quel "modo di fare" un valore aggiunto e superiore.
Un quid culturale (inteso nel senso più lato del termine) che ora è del tutto assente.
L'aspettativa del telespettatore medio è talmente bassa che nessuno ha interesse a veicolare un messaggio che sia appena al di sopra del livello zero.
Farlo implicherebbe fatica, molto lavoro e rischi maggiori di rientro dei capitali investiti.
Tutte cose che dovrebbero essere connaturate nel servizio pubblico (ragionamenti puramente commerciali me li aspetterei da una televisione, per l'appunto, commericale) e che invece sembrano passare in secondo se non terzo piano.
Del resto questo aspetto, il livellamento al basso, non è caratteristica del "Giro", ma è un modo di fare pervasivo che s'è incuneato da tempo in ogni ganglio mediatico.
Io suppongo che questo pericoloso virus sia stato inoculato nell'informazione e nell'intrattenimento, televisivo o giornalistico che sia, per fini molto precisi ed assai poco nobili, ma ciò ovviamente esula dal buon Sgarbozza
