Quelli del team Sky bevono la "scialappa"...?

Travis Tygart Fan

Apprendista Scalatore
25 Gennaio 2013
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Visto che siamo in tema, consiglio un libro: John Foot - Pedalare.

http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/libro/4972_pedalare_pedalare!_foot.html

“La storia del ciclismo dovrebbe finire nel gennaio del 1984, con i preparati chimici assunti da Francesco Moser e con la squadra di medici al suo seguito per il tentativo di record dell’ora a Città del Messico”. Così scrive John Foot, professore di storia contemporanea presso l’University College di Londra, nonché autore dell’apprezzabilissimo libro “Pedalare!” (pgg 410, Rizzoli editore) che riassume in modo molto concreto e realistico la storia del pedale dagli albori ai nostri giorni. Una storia che dovrebbe finire attorno a quegli anni (fine ’80 e primi ’90) che hanno segnato l’ingresso della cosiddetta “scienza” nel mondo dello sport. Una scienza che, alla luce della storia, si è rivelata ben povera cosa e cioè, semplice amministrazione di pratiche dopanti in prima istanza (come l’autotrasfusione ematica) e di somministrazione di un ormone, l’epo, ovvero la famigerata eritropoietina, che ha sconvolto gli equilibri del ciclismo e di quasi tutte le discipline sportive. Una scienza che ha trasformato uno sport basato soprattutto sulla fatica, le scalate, le imprese, gli sprint, in “un mondo morboso di trasfusioni di sangue, ormoni, testosterone, cocaina, arresti, proteste, agenti mascheranti, retate di polizia e sacche di sangue nei frigoriferi spagnoli”. Una disciplina snaturata – come tante – dalla corsa frenetica verso le medaglie da raggiungere a tutti i costi che, soprattutto nel corso di quegli anni, giustificassero l’esistenza di una organizzazione sportiva, con al centro il Coni e le federazioni sportive, capace di divorare miliardi per lustri e lustri senza far crescere minimamente la cultura sportiva del Paese. Foot scrive che a partire da quegli anni: “Non c’è praticamente nessuno che non sia stato preso con le mani nel sacco, presto o tardi”. A questo “tardi” appartiene anche la notizia, rilanciata dal sito Cyclingnews che riprende un’intervista ad una giornale olandese di Sandro Donati, uno dei più validi esperti mondiali nella lotta al doping, ex dirigente Coni, oggi consulente della Wada e collaboratore prezioso di Libera, l’associazione di Don Ciotti che lotta contro le mafie. Donati sostiene che la Banesto di Indurain all’epoca si appoggiava al famigerato gruppo di Ferrara guidato dal professor Conconi, lo stesso che aveva introdotto – assieme ad un test di valutazione funzione (molto discutibile dal punto di vista tecnico secondo gli esperti) rapidamente diffuso nel mondo sportivo – l’uso di pratiche come la trasfusione. Non è una novità assoluta: nelle more del processo al professore di Ferrara, erano emersi – come clienti di Conconi – tanti nomi di ciclisti illustri: da Bugno, a Chiappucci, da Fondriest a Gotti, Ugrumov; per non parlare dei fondisti, dei maratoneti, ecc.; praticamente tutto il gotha dello sport italiano di primo livello. Ora il riferimento alla Banesto getta ombre anche su Miguel Indurain, vincitore di 5 Tour de France proprio negli anni che vanno dal 1991 al 1995. Gli anni, appunto, dell’era Conconi. Dalla Banesto sarebbero arrivate a Ferrara, secondo quanto riferisce l’intervista, notevoli cifre. E da allora è cominciato il declino del mondo del pedale. “Dopo gli anni ’80 – scrive ancora Foot – quasi nessun risultato è mai stato definitivo”; perché “un gruppo di sportivi, protagonisti di uno degli sport più popolari del mondo ha sistematicamente fatto ricorso a un’intera gamma di sostanze chimiche e di pratiche per migliorare la propria performance. Nella loro impresa gli atleti sono stati aiutati e spalleggiati da medici, aziende farmaceutiche, manager, allenatori e altri ciclisti, nonché dalle autorità tecnicamente incaricate di gestire lo sport (comprese quelle che avrebbero dovuto smascherare queste truffe”. Insomma il quadro, peraltro più volte denunciato da pochi ed isolatissimi “media”, è quello di uno sport diventato “piuttosto una farsa grottesca… in cui i ciclisti si pompavano con ogni sorta di sostanza pericolosa per vincere o semplicemente per non cedere”. Foot sostiene cono forti basi storiche che a contribuire alla rovina del mondo del pedale è stata soprattutto la “questione denaro”.
I passi che seguono sono illuminanti e motivo ancora attuale di riflessione, specie per un ciclismo che vorrebbe cambiare. “Per anni è stato più comodo e più sicuro semplicemente ignorare l’argomento (doping, n.d.r.) lasciando che le casse si rimpinguassero (…) quello che ciclismo professionistico è un ambiente circoscritto (…)La lealtà verso il gruppo ha quasi sempre la precedenza rispetto all’etica individuale e il plotone è un’entità difficile da penetrare e riformare”. E’ parola più parola meno il ritratto di un mondo con connotazioni che fanno pensare alla mafia e alla camorra. “I delatori erano (e sono) malvisti e spesso sono stati costretti a ritrattare le loro confessioni o a ritirarsi del tutto dallo sport. Squadre e sponsor erano assetati di vittoria, e il fine giustificava qualunque mezzo. Il perdono era rapito: i ciclisti dopati ritornavano in pista come se niente fosse e i tifosi sembravano condividere questa omertà. E furono i ciclisti stessi a soffrire più di tutti gli altri. Alcuni si suicidarono, altri ripiegarono su droghe più ricreative. Gli effetti collaterali dell’epo e di altri agenti dopanti sembrarono provocare anche una serie di morti sospette. Altri abbandonarono del tutto lo sport, nauseati dai danni che stavano arrecando al loro corpo. Di solito i ciclisti negavano di avere assunto alcunché (da Merckx in avanti) preferendo rifugiarsi nel vittimismo. Pochissimi ne sono usciti puliti o hanno ammesso le proprie responsabilità. Molti hanno continuato ad usare sostanze persino dopo essere stati riammessi in gara e questo ha fatto alimentare le maldicenze sull’intera categoria”. Così il libro. Se qualcuno poi si lamenta della credibilità a zero e degli sponsor che scappano trova in queste pagine risposte molto chiare. Parla uno storico, non un tifoso o un giornalista.

dal blog di Capodacqua.
 

Travis Tygart Fan

Apprendista Scalatore
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non denigriamo il significato di "metodologia", consiglio a tutti la lettura dell'ottimo testo "Lo sport del Doping" di S.Donati per avere contezza dell'argomento trattato (doping) e non dare impulsivamente, anche se sporadicamente, opinioni "di pancia":




lungi da me ogni forma di omertà e di non conoscenza del problema (che ripeto per l'n. volta si sta trasferendo come flusso di mercato dal mondo agonistico a quello amatoriale), un esempio: molti o quasi la totalità dei prof di una certa generazione, anche attualmente in attività, ANCHE quelli che -ora- si professano "santi" hanno nel passato l'uso massiccio di sostane e pratiche dopanti, già in età giovanili, EPO e GH a 16-17 anni. Spinti e aiutati da chi? E' una loro scelta? probabilmente no. Reputo però il problema molto ampio, gli atleti sono solo un anello molto debole e finale di un sistema mantenuto, volontariamente, da altri. Esiste lo sport senza pratiche illecite? Sì (nel ciclismo se fosse parzialmente rivisto il concetto di spettacolo e le aspettative delle prestazioni ottenute e ripetibili) ma se e solo se la metodologia è scienza al servizio della prestazione fisiologicamente possibile (es i 5W/Kg - aggiungo valore temporale altrimenti non ha molto significato, su una salita di 60'- prima menzionati, li fa anche uno scarsone come il sottoscritto...) e non dello spettacolo voluto dai tifosi e in generale dal mercato legato allo sport.
Non stiamo parlando di robot, ma di esseri pensanti.
 

stefano2013

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“La storia del ciclismo dovrebbe finire nel gennaio del 1984, con i preparati chimici assunti da Francesco Moser e con la squadra di medici al suo seguito per il tentativo di record dell’ora a Città del Messico”. Così scrive John Foot, professore di storia contemporanea presso l’University College di Londra, nonché autore dell’apprezzabilissimo libro “Pedalare!” (pgg 410, Rizzoli editore) che riassume in modo molto concreto e realistico la storia del pedale dagli albori ai nostri giorni. Una storia che dovrebbe finire attorno a quegli anni (fine ’80 e primi ’90) che hanno segnato l’ingresso della cosiddetta “scienza” nel mondo dello sport. Una scienza che, alla luce della storia, si è rivelata ben povera cosa e cioè, semplice amministrazione di pratiche dopanti in prima istanza (come l’autotrasfusione ematica) e di somministrazione di un ormone, l’epo, ovvero la famigerata eritropoietina, che ha sconvolto gli equilibri del ciclismo e di quasi tutte le discipline sportive. Una scienza che ha trasformato uno sport basato soprattutto sulla fatica, le scalate, le imprese, gli sprint, in “un mondo morboso di trasfusioni di sangue, ormoni, testosterone, cocaina, arresti, proteste, agenti mascheranti, retate di polizia e sacche di sangue nei frigoriferi spagnoli”. Una disciplina snaturata – come tante – dalla corsa frenetica verso le medaglie da raggiungere a tutti i costi che, soprattutto nel corso di quegli anni, giustificassero l’esistenza di una organizzazione sportiva, con al centro il Coni e le federazioni sportive, capace di divorare miliardi per lustri e lustri senza far crescere minimamente la cultura sportiva del Paese. Foot scrive che a partire da quegli anni: “Non c’è praticamente nessuno che non sia stato preso con le mani nel sacco, presto o tardi”. A questo “tardi” appartiene anche la notizia, rilanciata dal sito Cyclingnews che riprende un’intervista ad una giornale olandese di Sandro Donati, uno dei più validi esperti mondiali nella lotta al doping, ex dirigente Coni, oggi consulente della Wada e collaboratore prezioso di Libera, l’associazione di Don Ciotti che lotta contro le mafie. Donati sostiene che la Banesto di Indurain all’epoca si appoggiava al famigerato gruppo di Ferrara guidato dal professor Conconi, lo stesso che aveva introdotto – assieme ad un test di valutazione funzione (molto discutibile dal punto di vista tecnico secondo gli esperti) rapidamente diffuso nel mondo sportivo – l’uso di pratiche come la trasfusione. Non è una novità assoluta: nelle more del processo al professore di Ferrara, erano emersi – come clienti di Conconi – tanti nomi di ciclisti illustri: da Bugno, a Chiappucci, da Fondriest a Gotti, Ugrumov; per non parlare dei fondisti, dei maratoneti, ecc.; praticamente tutto il gotha dello sport italiano di primo livello. Ora il riferimento alla Banesto getta ombre anche su Miguel Indurain, vincitore di 5 Tour de France proprio negli anni che vanno dal 1991 al 1995. Gli anni, appunto, dell’era Conconi. Dalla Banesto sarebbero arrivate a Ferrara, secondo quanto riferisce l’intervista, notevoli cifre. E da allora è cominciato il declino del mondo del pedale. “Dopo gli anni ’80 – scrive ancora Foot – quasi nessun risultato è mai stato definitivo”; perché “un gruppo di sportivi, protagonisti di uno degli sport più popolari del mondo ha sistematicamente fatto ricorso a un’intera gamma di sostanze chimiche e di pratiche per migliorare la propria performance. Nella loro impresa gli atleti sono stati aiutati e spalleggiati da medici, aziende farmaceutiche, manager, allenatori e altri ciclisti, nonché dalle autorità tecnicamente incaricate di gestire lo sport (comprese quelle che avrebbero dovuto smascherare queste truffe”. Insomma il quadro, peraltro più volte denunciato da pochi ed isolatissimi “media”, è quello di uno sport diventato “piuttosto una farsa grottesca… in cui i ciclisti si pompavano con ogni sorta di sostanza pericolosa per vincere o semplicemente per non cedere”. Foot sostiene cono forti basi storiche che a contribuire alla rovina del mondo del pedale è stata soprattutto la “questione denaro”.
I passi che seguono sono illuminanti e motivo ancora attuale di riflessione, specie per un ciclismo che vorrebbe cambiare. “Per anni è stato più comodo e più sicuro semplicemente ignorare l’argomento (doping, n.d.r.) lasciando che le casse si rimpinguassero (…) quello che ciclismo professionistico è un ambiente circoscritto (…)La lealtà verso il gruppo ha quasi sempre la precedenza rispetto all’etica individuale e il plotone è un’entità difficile da penetrare e riformare”. E’ parola più parola meno il ritratto di un mondo con connotazioni che fanno pensare alla mafia e alla camorra. “I delatori erano (e sono) malvisti e spesso sono stati costretti a ritrattare le loro confessioni o a ritirarsi del tutto dallo sport. Squadre e sponsor erano assetati di vittoria, e il fine giustificava qualunque mezzo. Il perdono era rapito: i ciclisti dopati ritornavano in pista come se niente fosse e i tifosi sembravano condividere questa omertà. E furono i ciclisti stessi a soffrire più di tutti gli altri. Alcuni si suicidarono, altri ripiegarono su droghe più ricreative. Gli effetti collaterali dell’epo e di altri agenti dopanti sembrarono provocare anche una serie di morti sospette. Altri abbandonarono del tutto lo sport, nauseati dai danni che stavano arrecando al loro corpo. Di solito i ciclisti negavano di avere assunto alcunché (da Merckx in avanti) preferendo rifugiarsi nel vittimismo. Pochissimi ne sono usciti puliti o hanno ammesso le proprie responsabilità. Molti hanno continuato ad usare sostanze persino dopo essere stati riammessi in gara e questo ha fatto alimentare le maldicenze sull’intera categoria”. Così il libro. Se qualcuno poi si lamenta della credibilità a zero e degli sponsor che scappano trova in queste pagine risposte molto chiare. Parla uno storico, non un tifoso o un giornalista.

dal blog di Capodacqua.

Descrizione perfetta e puntuale del mondo del ciclismo professionistico, confermo ogni parola....ma sono parlo confermate da tutte le "confessioni" avvenute in questi ultimi anni, ultima quella di Armstrong.... Quindi io mi chiedo, di fronte a tutte queste informazioni perchè state ancora quì a domandarvi perchè gli Sky vanno forte, ma soprattutto come fate ad esaltarvi per le "imprese" dei vari Cancellara & company, io ho smesso di seguire le corse in tv nel 2000....come fate dopo aver letto queste parole e aver ascoltato la confessione di Armstrong e leggere quotidianamente le testimonianze di chi come me ha vissuto in quel mondo, a seguire ancora il ciclismo professionistico.....questa è la vera domanda che dovete porvi non perchè gli Sky vanno forte....
 

stefano2013

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Bravo....la più grande stronzata sul doping (parliamo di doping moderno) è quella che vuole gli atleti vittime inconsapevoli, un atleta che vuole seguire una cura farmacologica seria ha bisogno di un medico bravo che lo segua e di farmaci costosi che non si vendono in farmacia....stiamo parlando di migliaia di euro non di una pastiglia da sciogliere in una borraccia, il doping moderno è fatto di un'attenta e precisa programmazione in cui nulla viene lasciato al caso.
Inoltre anche le persone che ti sono più vicine dovranno essere al corrente di quello che stai facendo, perchè devono essere pronte ad intervenire in caso di complicazioni, queste persone sono famigliari e compagni di squadra....
 

Roberto Massa

t.me/massarob
11 Marzo 2008
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Non stiamo parlando di robot, ma di esseri pensanti.

un 16enne spinto da squadra o genitori prende decisioni responsabilmente personali? Dubito, in un contesto, spesso frequentato da chi queste pratiche le ha applicate sistematicamente nell'arco della propria carriera e considera tutto ciò come "normalità". A differenza che negli amatori, l'iniziazione al doping a livello agonistico non avviene certo in età adulte.
 

Travis Tygart Fan

Apprendista Scalatore
25 Gennaio 2013
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un 16enne spinto da squadra o genitori prende decisioni responsabilmente personali? Dubito, in un contesto, spesso frequentato da chi queste pratiche le ha applicate sistematicamente nell'arco della propria carriera e considera tutto ciò come "normalità". A differenza che negli amatori, l'iniziazione al doping a livello agonistico non avviene certo in età adulte.
Si, secondo me si. Ovviamente bisognerebbe valutare caso per caso.
 

stefano2013

Apprendista Passista
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Si, secondo me si. Ovviamente bisognerebbe valutare caso per caso.

A 16 anni il doping non è sistemico come nel professionismo, e a parte qualche genitore sciagurato o qualche direttore sportivo senza scrupoli (ma sono pochi), a quell'età nessuno ti spinge al doping, se si individua un talento a quell'età si cerca di preservarlo e dal 2° anno Juniores (18 anni) compare il doping di un certo livello....
 

7merak7

Apprendista Cronoman
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io seguo le corse in tv perchè è uno sport che mi piace, anche se so essere finto.
mercoledì scorso sono andato a san siro (inter-roma), non me ne vogliano gli appassionati ma quella sera di sport calcistico mi ha lasciato completamente indifferente.
 

stefano2013

Apprendista Passista
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io seguo le corse in tv perchè è uno sport che mi piace, anche se so essere finto.
mercoledì scorso sono andato a san siro (inter-roma), non me ne vogliano gli appassionati ma quella sera di sport calcistico mi ha lasciato completamente indifferente.

Beh, non è che sia proprio finto, il gesto atletico rimane, la fatica rimane....sono gli attori che sono quelli sbagliati.....
 

bicilook

Ammiraglia
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ORBEA Orca Omx -Colnago C60
Vi ricordo che qui si parla del team sky, a quanto pare la discussione si è un po arenata:asd:
Penso che dobbiamo aspettare il romandia per far infiammare un po gli animi, gli ultimi risultati hanno un po deluso...
Alhoa

Eccoci qui...Giro di Romandia:
Prologo:
Froome 1°SKY
Talansky 2°GARMIN
Porte 3°SKY

Potrebbe essere il titolo di un libro:E la in mezzo scorre la "Scialappa"...?

Sara' un'altra settimana con un gruppo al gancio dietro a un trenino nero con bande azzurre?...
Chissa'...vedremo...!?
o-o
 

ian

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Sara' un'altra settimana con un gruppo al gancio dietro a un trenino nero con bande azzurre?...
Chissa'...vedremo...!?
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Però dobbiamo anche dire che per ora il trenino ha prodotto una Parigi Nizza e basta (poi anche Criterium e Oman, va be)...e invece tra Tirreno, Catalogna e Paesi Baschi, per non parlare delle classiche sono state mazzate...

In Trentino neanche il treno

Comunque inguardabile in tutti i sensi Froome (per la posizione in sella e per l'anoressia)
 

bicilook

Ammiraglia
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Però dobbiamo anche dire che per ora il trenino ha prodotto una Parigi Nizza e basta (poi anche Criterium e Oman, va be)...e invece tra Tirreno, Catalogna e Paesi Baschi, per non parlare delle classiche sono state mazzate...

In Trentino neanche il treno

Comunque inguardabile in tutti i sensi Froome (per la posizione in sella e per l'anoressia)
E ora non è magrissimo,vedrai al Tour...
 

7merak7

Apprendista Cronoman
16 Dicembre 2005
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non so se avete visto la ripresa dall'elicottero quando ai meno 500 ha ripreso moreno, oggi al romandia...sembrava un treno in confronto (dentro di me ho anche pensato gli sarebbe andato addosso, tanto era "invasato" nella sua scompostissima azione)
 

Leonardo Landini

Apprendista Velocista
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Bianchi
Sto Froome ragazzi miei...mi ricorda in maniera preoccupante un altro anoressico Michael Rasmussen...vediamo quanto dura...
Quando correva alla Barloword dove andava forte all'epoca quello che ha avuto l'incidente in testa,adesso non ricordo il nome...il nostro Froome me lo ricordavo arrancare in tutte le gare.Era giovanissimo...ma dai così magro...non è umanamente possibile...