Mi riinserisco in questo topic, che io stesso ho proposto e che mi pare abbia dato luogo a una discussione molto interessante.
Concordo pienamente con quanto dice
Ciclotrainer.

Un protocollo unico e "dogmatico" per le sfr non esiste. È vero che le ha ideate Aldo Sassi e che nella sua concezione originaria le rpm da sviluppare erano 35-40, ma in seguito la sua idea è stata sviluppata, modificata e ottimizzata. È anche vero che Aldo Sassi continua a difendere le sua tecnica di esecuzione (vedasi l'articolo "SFR: schiariamoci le idee" in questo stesso forum), ma è anche vero che oggi i professionisti, chissà perché, eseguono tutti le SFR a frequenze di pedalata più elevate, almeno sulle 50 rpm, e intervistati (vedi Cunego e Peron) dicono che pedalare su un rapporto durissimo a 35-40 rpm serve solo a massacrarsi le gambe.

Ciò non toglie che chi fa le sfr a 50 rpm stia comunque eseguendo, appunto, delle
SFR (per Folinhouse...). Il concetto di base delle SFR consiste semplicemente nell'organizzare delle ripetute brevi spingendo dei rapporti molto duri a basse frequenze di pedalate (anche 50 rpm sono comunque una rpm molto più bassa rispetto alla frequenza ottimale). Che poi si debbano eseguie a 35, 40, 45, 50 o 55 rpm è qualcosa su cui si può discutere. E per questo, appunto, non ritengo sia corretto parlare di un "protocollo" in maniera dogmatica.
Per quanto riguarda Aldo Sassi e il suo... protocollo... originario, la mia opinione (ma, appunto, si tratta sempre di un opinione) è che sia un protocollo abbastanza discutibile. La spiegazione che lui fornisce sulla necessità di pedalare a 35-40 rpm (vedasi l'articolo già citato)non è per nulla convincente).

Del resto, avete visto un ciclista eseguire le sfr a quelle frequenze? È la negazione del ciclismo. La pedalata diviene così lenta e distorta da non sembrare nemmeno una pedalata. Il ciclismo, non dimentichiamolo è uno sport di forza muscolare ma resta anche, e soprattutto, uno sport aerobico (e inquesto concordo pienamente con Airone

). È vero che le sfr originarie di Sassi dovrebbero aver dato un contributo fondamentale all'esplosione di Moser nel lontano 1984, ma fatemi dire (non vorrei essere troppo malizioso...) che in quell'esplosione penso ci sia stata molta più chimica (leggi emotrasfusione) che sfr...
Ancora: sapete come si eseguono gli esercizi per il potenziamento muscolare del ciclista in palestra? Molte ripetizioni (alla leg press, alla leg extension, alla leg curl, etc.) con carichi limitati, e non poche ripetizioni con carichi submassimali. Proprio perché quello che dobbiamo allenare (tanto più se siamo degli scalatori o, semplicemente, il nostro scopo non è quello di divenire dei velocisti di prima linea) è la forza resistente. Su questo è d'accordo lo stesso Sassi. E allora perché, quando il potenziamento lo facciamo in bicicletta, dovremmo allenare la forza submassimale o massimale a 35-40 rpm e non quella
resistente a 50-55 rpm?
Infine, è vero che preparatori che hanno decenni di sperimentazioni sul campo meritano tutto il nostro rispetto (io stesso stimo molto Sassi), ma l'esperienza diretta dell'atleta è qualcosa di fondamentale e da cui non si può prescindere.