La mia Super Rando
Dal 2008,tempo della Randonèè modificata, non facevo che pensare alla Super Randonèè di Cuneo sperando di essere pronto per l'edizione del 2010
(ci possono sempre essere disguidi fisici,o impegni familiari quando si prospetta un impegno a lungo termine).
Dall'inizio dell'anno 2010 avevo organizzato viaggio,equipaggiato bicicletta (o per lo meno avevo acquistato il necessario in termini di luci e borse,essendo io un neofita in fatto di randonèè) e avevo catechizzato il mio compagno di team Plinio riguardo percorsi,regole ecc,ecc.
Il 2 luglio giunge piu' in fretta di quanto preventivato:saro' pronto? non lo so',e mai lo sapro' finche non ci provo.Sia io che Plinio proveniamo dal mondo delle Gran Fondo e quindi non sappiamo come possiamo resistere ad una randonèè.NON bisogna commettere l'errore che tanti Gran Fondisti compiono quando vedono le imprese dei randoneur,ossia pensare:"E,ma basta andare piano e non si fa fatica."
Al contrario,io ho sempre ammirato chi,come i turisti che vedi salire caricati come muli da soma,sta in sella per ore e ore:fanno molta piu' fatica di chi velocemente finisce le sue fatiche.Il fisico deve essere abituato a certi ritmi ed a stare in sella per giornate (e nottate ) intere.
La tattica è quella,mentalmente,di creare un ibrido fra cio' che conosciamo (Gran Fondo ) e cio' che si va ad affrontare (randonèè),ossia fare una sorta di Gf piano,non superando mai i 140-145 battiti al minuto,mangiando e bevendo con regolarità maniacale,e sperando cosi' di "portare a casa la pelle".
Con questi propositi si giunge in piazza Galimberti a Cuneo,e con questo intento da lì si parte alle 21.30 dopo aver saputo che l'Izoard non si potra fare causa frana dell'ultima ora (che sfiga,

dirò alla partenza,che

dirò sul Fauniera).Andatura abbastanza tranquilla,gente a bordo strada che saluta e che in cuor suo ci dà dei pazzi.Stranamente ci sono alcune accelerazioni in pianura che non capisco,tantè che cerco di pedalare in maniera regolare in fondo al gruppetto (siamo circa una trentina e riconosco Cime Bianche e Femfem dalla loro maglietta,il chè mi dà la sensazione di essere nell'elitè dei randoneur,data la presenza di alcuni mostri sacri del settore).
Giungiamo a Vinadio (premetto,tutti i luoghi descritti sono a me sconosciuti,non essendoci mai stato prima d'ora) e notiamo che di controllo nemmeno l'ombra.Vedo che nessuno intorno a me se ne cura e faccio la stessa cosa.Si sale costanti lungo un pendio dolce immerso nel bosco.Si sono ormai accese le luci ed è bellissimo vedere questi fari ciondolanti salire il pendio.Raggiungo Cime Bianche che sale con disinvoltura mentre poco piu' giu' avevo raggiunto Femfem,anche lui in scioltezza.Cerco di salire piu' tranquillamente possibile,ma faccio fatica a tenere i preventivati 140 b/m.Il mio cuore non è abituato a salire con queste frequenze e tenta di schizzare piu' in alto.Mi viene un leggero senso di panico:"ma riusciro' a finire una simile impresa?non avrò fatto il passo piu' lungo della gamba,come spesso mi diceva mio padre?"
Giungiamo in vetta alla Lombarda e nulla da dire:il panorama,seppur al buio,è stupendo.Ci si veste per la discesa e via direzione Isola.Prima nota positiva:le luci aquistate su internet (Cateye 530hl) sono una figata;ne ho montate due sul manubrio e illuminano benissimo.Non dico che sia come di giorno,ma si scende in maniera decorosa senza problemi.Ad un cero punto mi supera un francese che deve aver montato una sorta di fanaleria da camion,tale è il bagliore che emette;l'unico problema è che non riesce a fare una curva che è una in maniera decente,ossia le stringe quando c'è da allargarle e viceversa.Decidiamo di non seguirlo e così fanno altri in nostra compagnia.Si giunge a fondovalle e da qui verso la Bonnette.Siamo un po' a secco di liquidi,e vedere fontane al buio non è semplice.Ci si affida all'udito ed infatti sentiamo lo scroscio dell'acqua alla nostra dx e facciamo il pieno.Siamo rimasti in 4:io e Plinio,oltre ad un ragazzone con una Colnago bianca,patito di Mtb,e un ciclista sulla cinquantina che indossa la maglia dell'Italia riservata ai corridori della PBP.
Si inizia la Bonnette e so per informazioni rubate qua e là che si tratta di una salita sì facile come pendenze,ma assolutamente lunghissima,quindi occhio al cardio e si pedala.Il cinquantenne della PBP si stacca quasi subito,mentre il ragazzone-Colnago va su decisamente forte.Plinio mi precede di 50 mt circa ed ogni km mi domanda sensazioni e frequenza cardiaca (Plinio è un personaggio veramente straordinario:tanto distratto e bislacco nella vita quotidiana,tanto preciso,serio e preparato quando si pedala).Giunti in un piccolo agglomerato di case,raggiungiamo il ragazzo-Colnago ed il suo passo mi sembra decisamente piu' pesante (non avrà esagerato?).Lo superiamo senza dire nulla (non volevamo mancargli di rispetto,e poi siamo sicuri che si riprenderà piu' avanti) e proseguiamo.Cerco di capire dalla vegetazione e dall'ambiente circostante a che quota siamo e mentre mi prodigo in simili calcoli,un cerbiatto mi attraversa la strada,facendomi prendere uno spavento colossale.Siamo proprio in un angolo di paradiso,e cio' rende piu' leggero il mio incedere.La vetta tuttavia non giunge mai e mi assale un po' di preoccupazione.Salgo comunque regolare e finalmente sono in vetta.Questa salita non l'ho patita come pensavo ed il sonno non mi attanaglia.Già,il sonno:uno dei nemici che avevo preventivato per la verità non fa comparsa per tutta la randonèè.Devo dire che probabilmente l'abitudine a lavorare anche di notte in ospedale,mi ha in qualche modo allenato per questa impresa.Si scende lungo la Bonnette:l'asfalto è buono e la strada è abbastanza facile.notiamo a bordo strada un concorente che ha bucato.Vorrei fermarmi ma ci sono già altri 3 colleghi e quindi decido di proseguire.Al termine della discesa,sorpresona


:Punto controllo,ma soprattutto caffè caldo offerto dal babbo dell'Invasato con il catetere (se sapevo che era il padre,mi congratulavo con lui per un'impresa del suo passato raccontatami dall'Invasato stesso) Il caffè è un toccasana:la gamba ora gira a 1000

e il Vars non fa paura;ed in effetti paura non ne fa,in quanto assomiglia moltissimo
ale salite di casa mia,ossia brevi,con tratti dalle pendenze severe e non sale oltre i 2200 mt.E poi ci si avvicina al primo ristoro con controllo e bag drop.Ci si ferma,e dopo timbratura,si mangia qualcosa e si riparte.Se il sonno è un problema preventivato,ma subito sconfitto,il vero problema è l'alimentazione.Di solito sono abituato a mangiare di tutto,anche in salita e senza nessun problema.Qui invece faccio fatica a mandare giu' qualsiasi cosa.Decido di optare per
barrette e gel,ossia quanto di piu' sbagliato in una rando,ma altri cibi non vanno giu'.Scongiurata la salita dell'Izoard,si procede verso l'Agnello.Il cielo è sereno e la temperatura per adesso è gradevole.L'ascesa dell'Agnello è lunghissima,come la Bonnette e anche qui la vallata è incantevole.Finalmente la frequenza cardiaca è quella preventivata,ma non per scelta:il fisico inizia a dare segni di stanchezza e il cuore risponde di conseguenza.Salgo cercando la massima agilità possibile,ma il polar impietoso,mi dice che sto andando piano.Mi prefiggo di tenere almeno la velocità a due cifre,ma faccio fatica,ed allora non guardo piu' la velocità,ma vado a sensazioni e così vado meglio.Gli ultimi km sono interminabili:non si arriva mai in vetta.Ma la costanza ha la meglio e si arriva finalmente sul valico.La discesa scorra veloce e inizia a fare caldo,anche se data l'altezza non c'è afa.Giungiamo a Sampeyre e lì c'è il secondo rifornimento bag drop con timbratura.Meno male che quei simpaticoni di organizzatori allestiscono tutto ciò al termine di un piccolo Mortirolo(per farmi sentire un po' a casa):rosik:

Qui devo assolutamente ringraziare le ragazze della CRI che improvvisano una pasta condita con
olio di semi che in condizioni normali non mangerei nemmeno a cannonate,ma qui è assolutamente deliziosa.Ecco cosa ci vuole nelle prossime randonèè:variare il cibo e preferire anche quelli complessi come pasta e riso:vanno giu' che è un piacere ed i risultati si vedono....Infatti la successiva salita,ossia il Sampeyre,la faccio in discrete condizioni,o per lo meno se la velocità non è elevata,non faccio una fatica tremenda come temevo.Salita stranissima,non per le pendenze estreme,ma per la assoluta mancanza di presenza umana.Sei nella natura piu' intatta.Di sicuro se sei in difficoltà su questo pendio non aspettarti aiuto dai passanti:potresti morire prima che passi qualcuno.Improvvisamente ed inaspettatamente ci raggiunge un ciclista toscano che l'indomani si cimenterà nella GF Fausto Coppi.Capisce dalle nostre luci e borse che facciamo parte della Super ando e si congratula con noi.Non nego che sono lusingato dai suoi complimenti.Raggiungiamo così in tre la vetta ed il nostro compagno di pedalate improvvisato ci saluta,mentre noi proseguiamo verso la penultima difficoltà giornaliera:Il Colle dei Morti.Mai nome fu piu' profetico.Dopo aver timbrato presso una locanda ai piedi del medesimo (ove la gestrice ci avvisa che davanti a noi sono passati solo 3 atleti e tutto cio' ci da carica,pensando che in fondo non stiamo andando cosi' male),si sale verso la Fauniera.La salita è tranquilla,anche se i cartelli indicano che sarà lunga,mooolto lunga.A metà ascesa troviamo una serie di rampe veramente cattive,anche se brevi,che rompono il ritmo
della pedalata.Il mio passo si fa pesante,sempre piu' pesante.Pedalo senza pensare a nulla,non guardo piu' niente,nemmeno le marmotte che abbondanti vegliano e fischiano ai bordi della strada (ma quante ce ne sono???c'è un allevamento di marmotte sul fauniera???)

Per rompere la monotonia chiedo a Plinio,agile e tranquillo poco piu' avanti,quanti km mancano al passo,credendo che ne manchino un paio al massimo."Mancano 6 km"dice.
L'effetto è il seguente



:impic:

Vorrei uccidere Plinio per la sua schiettezza.Per la prima volta dalla partenza inizia a farsi largo il tarlo del''insuccesso,inizio a pensare di non farcela.Salgo piano,7-7.5km/h.Ho finito i rapporti,ma ogni tanto muovo la leva di dx cercando pignoni che non esistono.Arrivo in vetta all'Esischie e volgendo lo sguardo a dx vedo ancora una rampa di circa 1 km e lì parte una serie di

che se ci fosse presente un giudice di gara finirei sicuramente

Ma si sa,chi la dura la vince e finalmente eccoci ala fine della salita.Ora c'è una lunga discesa,e chi ci ferma piu'???
UNA MAREA DI ACQUA!!!Ecco cosa mancava;da prima leggera e via via sempre piu' insistente,al punto che giungiamo a Demote completamente fradici.Ma ormai manca pochissimo,solo la Madonna del Colletto.L'acqua mi ha rinvigorito,ma soprattutto la consapevoleza di aver finito fa il miracolo.Salgo la Madonna bene,veramente bene,e mi stupisco di quanto sia ancora agile:La velocità non è certamente quella del giorno prima,ma non sento la fatica.Potere della mente.In vetta ala Madonna,non vedo controllo.Guardo a dx e sin,ma non vedo nessuno,nè tavolino,nè postazione per timbratura.Nel frattempo ricomincia a piovere:Cosa fare?Decidiamo di ripartire subito e così ci buttiamo in discesa e per nostra fortuna la pioggia non ci segue.Con il vento in poppa (moralmente,ma anche fisicamente) giungiamo a Cuneo e precisamente in piazza Galimberti alle 20.05, 22 ore e spicci dopo esserci partiti.Consegnamo la scheda timbrata (la mia è ridotta ad una poltiglia)e ritiriamo la maglietta del finisher ambito trofeo di un avventura che sicuramente ha cambiato il mio modo di interpretare il ciclismo.
Ringrazio il mio compagno Plinio,insostituibile compagno di avventura e valido supporto.
Ringrazio mia moglie e la mia famiglia che sopportano questa mia passione che ruba loro la mia presenza.
Ringrazio chi ha contribuito in qualche modo alla buona riuscita della manifestazione,sperando che anche in futuro dia a noi appasionati la possibilità di ripercorrere questi scenari appassionanti.
Cordialmente colonnello Kurtz
