Vediamo di rivitalizzare la discussione, con i film che ho visto negli ultimi mesi.
- La regina d'Africa (John Huston 1951) è una barca un po' malconcia che Humphrey Bogart guida su e giù per un fiume in una zona coloniale tedesca, quando scoppia la prima guerra mondiale. Una Katherine Hepburn patriottica, prima un po' beghina poi innamorata, lo convince ad usarla per affondare una corazzata teutonica che spadroneggia su un lago bloccando l'avanzata inglese. Non memorabile, nonostante il tris d'assi, che nella loro carriera hanno fatto di molto meglio.
- Big Fish - Le storie di una vita incredibile (Tim Burton 2003). Il tumultuoso rapporto di un figlio con un padre, che racconta storie inverosimili a cui è difficile credere. Alla fine scoprirà che la vita dell'uomo è stata veramente incredibile. Bello, visionario, un po' lacrimoso nel finale come ogni american movie che si rispetti.
- Bird (Andrea Arnold 2024). Una dodicenne vive con il fratellastro e con il loro giovane (e irresponsabile) padre in una casa occupata del Kent. Ha imparato presto a cavarsela da sola, e a cercare di proteggere anche i piccoli fratellastri che la madre ha avuto da altri uomini. Il tutto in un contesto disgregato, quasi senza speranza. Crudo ma affascinante, ricorda un po' ambienti e personaggi tipici dei fratelli Dardenne. Lo consiglio, ma non per una serata d'evasione.
- Goool! (Jan Josè Campanella 2013). Film d'animazione diretto dal regista del bellissimo Il segreto dei suoi occhi, parla di un ragazzino appassionato di calciobalilla, e dell'epica partita che combatterà contro una squadra di bulli, aiutato dai... calciatori del calciobalilla. Molto carino, con ovvio lieto fine.
- The Old Oak (Ken Loach 2024) è un pub sempre a rischio chiusura in un decadente paesino inglese. Un giorno arrivano dei rifugiati siriani, e la popolazione locale si spacca. Il proprietario del pub decide di dare una mano agli 'stranieri' ad integrarsi, pur rischiando di perdere una fetta di clientela. Alla fine, riuscirà a convincere tutti. Loach a ottantasei anni gira l'ennesimo film sulle tematiche sociale a lui care, ed anche questa volta lo fa con sensibilità e maestria. Indubbiamente il regista inglese più bravo a darci un'immagine non convenzionale del Regno Unito.
- La memoria dell'acqua (Patricio Guzmàn 2015). A metà tra film e documentario, protagonista è il Cile, paese che con l'acqua ha un rapporto particolare per la sua geografia. Vengono ricordate soprattutto le vittime del genocidio tra gli indigeni ai tempi delle prime colonizzazioni, e quelli del golpe del 1973. Per chi vuole scoprire qualcosa di più su un paese da noi distante, e poco noto.
- Kind of Kindness (Yorgos Lanthimos 2024). Tre strane storie, legate tra di loro dalla presenza di un personaggio secondario: un imprenditore vuole che un suo dipendente provochi un incidente stradale, una donna data per morta viene ritrovata su un isola deserta ma pare diversa da come fosse in precedenza, ed una madre abbandona la famiglia per entrare in una setta di adoratori dell'acqua. Inquietante come tutti i film del regista greco, sempre brava Emma Stone come protagonista delle tre storie, ve lo consiglio se avete già visto altri film di Lanthimos. Non vi deluderà, anche se per me il migliore resta The Lobster.
- The Square (Ruben Ostlund 2017). Il curatore di un museo di arte contemporanea di Stoccolma viene derubato di portafoglio e cellulare, mentre sta allestendo un'importante mostra. Dall'episodio prendono il via un concatenarsi di eventi un po' tragicomici. Carino, insolito, a me è piaciuto.
- La mort de Danton (Alice Diop 2011). Film - documentario della regista francese di origini senegalesi, segue le aspirazioni di un raazzo di colore nei suoi tentativi di diventare un attore di teatro, fino al suo debutto sul palcoscenico. Interessante, con uno sguardo non stereotipato sugli abitanti delle banlieu francesi.
- Interstate 60 (Bob Gale 2002) è una strada che non esiste sulle cartine, ma che il protagonista deve percorre per consegnare un misterioso pacco, incontrando strani personaggi ed affrontando pericoli inediti, tra cui un processo in una città popolata di soli avvocati. Un film di cui mi pare si sia parlato poco all'epoca, ma che per me è stato una rivelazione, per ritmo, regia ed originalità della sceneggiatura. Godibilissimo e divertente, per una serata non 'impegnata'.
- Il buco (Jacques Becker 1960). Film carcerario in bianco e nero con Philippe Leroy, narra il tentativo di evasione tentato da un gruppo di compagni di cella. Un po' datato e pesante, è interessante soprattutto per la raffigurazione psicologica che viene fatta dei vari personaggi.
- La donna scimmia (Marco Ferreri 1964) è Annie Girardot, nei panni di una ragazza che ha viso e corpo cosparsi una fitta peluria. Un uomo che vive di espedienti (Ugo Tognazzi) fiuta l'opportunità di esibirla come fenomeno da baraccone e riesce a convincerla a seguirlo. Lei s'innamora, ma poi capisce i veri intenti di lui e fugge. Per convincerla a restare, lui la sposerà, ma rimarrà fino all'ultimo il cinico imbroglione di sempre. Tognazzi ai suoi massimi livelli, nell'interpretare una delle migliori caratterizzazioni del suo repertorio.
- La ragazza con la pistola (Mario Monicelli 1968) è invece la sempre splendida Monica Vitti che nella Sicilia di quegli anni viene 'rapita' per sbaglio dagli amici di un compaesano (Carlo Giuffrè) che invece voleva la cugina tracagnotta ma ricca. Passata comunque come di prammatica la 'notte d'amore', lei è innamorata mentre lui (che ha dei dubbi sulla di lei verginità) scappa. La ragazza, disonorata agli occhi del paese, dovrà lavare col sangue l'offesa, e trova l'uomo dove si era rifugiato: in Gran Bretagna. Ma la permanenza sul suolo britannico, a contatto di usi e costumi così diversi, aprono gli occhi alla giovane. Un po' datata come tematica, ma merita anche solo per la Vitti.
- La regina d'Africa (John Huston 1951) è una barca un po' malconcia che Humphrey Bogart guida su e giù per un fiume in una zona coloniale tedesca, quando scoppia la prima guerra mondiale. Una Katherine Hepburn patriottica, prima un po' beghina poi innamorata, lo convince ad usarla per affondare una corazzata teutonica che spadroneggia su un lago bloccando l'avanzata inglese. Non memorabile, nonostante il tris d'assi, che nella loro carriera hanno fatto di molto meglio.
- Big Fish - Le storie di una vita incredibile (Tim Burton 2003). Il tumultuoso rapporto di un figlio con un padre, che racconta storie inverosimili a cui è difficile credere. Alla fine scoprirà che la vita dell'uomo è stata veramente incredibile. Bello, visionario, un po' lacrimoso nel finale come ogni american movie che si rispetti.
- Bird (Andrea Arnold 2024). Una dodicenne vive con il fratellastro e con il loro giovane (e irresponsabile) padre in una casa occupata del Kent. Ha imparato presto a cavarsela da sola, e a cercare di proteggere anche i piccoli fratellastri che la madre ha avuto da altri uomini. Il tutto in un contesto disgregato, quasi senza speranza. Crudo ma affascinante, ricorda un po' ambienti e personaggi tipici dei fratelli Dardenne. Lo consiglio, ma non per una serata d'evasione.
- Goool! (Jan Josè Campanella 2013). Film d'animazione diretto dal regista del bellissimo Il segreto dei suoi occhi, parla di un ragazzino appassionato di calciobalilla, e dell'epica partita che combatterà contro una squadra di bulli, aiutato dai... calciatori del calciobalilla. Molto carino, con ovvio lieto fine.
- The Old Oak (Ken Loach 2024) è un pub sempre a rischio chiusura in un decadente paesino inglese. Un giorno arrivano dei rifugiati siriani, e la popolazione locale si spacca. Il proprietario del pub decide di dare una mano agli 'stranieri' ad integrarsi, pur rischiando di perdere una fetta di clientela. Alla fine, riuscirà a convincere tutti. Loach a ottantasei anni gira l'ennesimo film sulle tematiche sociale a lui care, ed anche questa volta lo fa con sensibilità e maestria. Indubbiamente il regista inglese più bravo a darci un'immagine non convenzionale del Regno Unito.
- La memoria dell'acqua (Patricio Guzmàn 2015). A metà tra film e documentario, protagonista è il Cile, paese che con l'acqua ha un rapporto particolare per la sua geografia. Vengono ricordate soprattutto le vittime del genocidio tra gli indigeni ai tempi delle prime colonizzazioni, e quelli del golpe del 1973. Per chi vuole scoprire qualcosa di più su un paese da noi distante, e poco noto.
- Kind of Kindness (Yorgos Lanthimos 2024). Tre strane storie, legate tra di loro dalla presenza di un personaggio secondario: un imprenditore vuole che un suo dipendente provochi un incidente stradale, una donna data per morta viene ritrovata su un isola deserta ma pare diversa da come fosse in precedenza, ed una madre abbandona la famiglia per entrare in una setta di adoratori dell'acqua. Inquietante come tutti i film del regista greco, sempre brava Emma Stone come protagonista delle tre storie, ve lo consiglio se avete già visto altri film di Lanthimos. Non vi deluderà, anche se per me il migliore resta The Lobster.
- The Square (Ruben Ostlund 2017). Il curatore di un museo di arte contemporanea di Stoccolma viene derubato di portafoglio e cellulare, mentre sta allestendo un'importante mostra. Dall'episodio prendono il via un concatenarsi di eventi un po' tragicomici. Carino, insolito, a me è piaciuto.
- La mort de Danton (Alice Diop 2011). Film - documentario della regista francese di origini senegalesi, segue le aspirazioni di un raazzo di colore nei suoi tentativi di diventare un attore di teatro, fino al suo debutto sul palcoscenico. Interessante, con uno sguardo non stereotipato sugli abitanti delle banlieu francesi.
- Interstate 60 (Bob Gale 2002) è una strada che non esiste sulle cartine, ma che il protagonista deve percorre per consegnare un misterioso pacco, incontrando strani personaggi ed affrontando pericoli inediti, tra cui un processo in una città popolata di soli avvocati. Un film di cui mi pare si sia parlato poco all'epoca, ma che per me è stato una rivelazione, per ritmo, regia ed originalità della sceneggiatura. Godibilissimo e divertente, per una serata non 'impegnata'.
- Il buco (Jacques Becker 1960). Film carcerario in bianco e nero con Philippe Leroy, narra il tentativo di evasione tentato da un gruppo di compagni di cella. Un po' datato e pesante, è interessante soprattutto per la raffigurazione psicologica che viene fatta dei vari personaggi.
- La donna scimmia (Marco Ferreri 1964) è Annie Girardot, nei panni di una ragazza che ha viso e corpo cosparsi una fitta peluria. Un uomo che vive di espedienti (Ugo Tognazzi) fiuta l'opportunità di esibirla come fenomeno da baraccone e riesce a convincerla a seguirlo. Lei s'innamora, ma poi capisce i veri intenti di lui e fugge. Per convincerla a restare, lui la sposerà, ma rimarrà fino all'ultimo il cinico imbroglione di sempre. Tognazzi ai suoi massimi livelli, nell'interpretare una delle migliori caratterizzazioni del suo repertorio.
- La ragazza con la pistola (Mario Monicelli 1968) è invece la sempre splendida Monica Vitti che nella Sicilia di quegli anni viene 'rapita' per sbaglio dagli amici di un compaesano (Carlo Giuffrè) che invece voleva la cugina tracagnotta ma ricca. Passata comunque come di prammatica la 'notte d'amore', lei è innamorata mentre lui (che ha dei dubbi sulla di lei verginità) scappa. La ragazza, disonorata agli occhi del paese, dovrà lavare col sangue l'offesa, e trova l'uomo dove si era rifugiato: in Gran Bretagna. Ma la permanenza sul suolo britannico, a contatto di usi e costumi così diversi, aprono gli occhi alla giovane. Un po' datata come tematica, ma merita anche solo per la Vitti.
