Ludo Dierckxsens è morto ieri a 60 anni a causa di un malore mentre partecipava ad una pedalata di beneficienza per raccogliere fondi contro il cancro.
I meno giovani lo ricorderanno per il suo aspetto per cui venne soprannominato “Braccio di ferro”. Il suo anno d’oro fu il 1999, quando in maglia Lampre vinse il campionato nazionale belga su strada, che prevedeva 15 passaggi sul muro di Grammont ed in cui si impose al termine di una fuga iniziata al primo giro. E poi 20 giorni dopo al Tour de France dove con un’altra fuga vinse l’11^ tappa davanti Dimitri Konyshev e Alexandre Vinokourov.
Il 1999 non era un anno facile per fare il corridore, e 4 giorni dopo la vittoria al Tour, senza essere controllato positivamente all’antidoping si autodenunciò per aver assunto Synachten, uno steroide che serve a produrre cortisolo. Continuerà a correre poi fino al 2005 vincendo ancora due gare e portando il proprio palmarés a 6 vittorie totali. Ma vanno ricordati anche un 8° ed un 6° posto a Fiandre e Roubaix, ed il premio di supercombattivo alla Vuelta 1998.
La sua però era già stata una storia particolare, di persona tenace prima ancora che corridore tenace. A 20 anni, per mancanza di denaro, dovette abbandonare gli studi di ingegneria per andare a lavorare in una fabbrica di lamiere nella regione di Kempen. Pensava di poter svolgere un lavoro amministrativo, ma gli fu offerto invece un lavoro da operaio, che fu costretto ad accettare. Per diversi anni il suo lavoro fu dipingere lamiere, ma finiti i turni bruciava la passione per la bici. Negli anni cercò in tutti i modi di convincere un direttore sportivo a dargli una possibilità come ciclista, riuscendoci finalmente con la Willy Naessens nel 1993, passando pro a 29 anni.
Ciao Ludo
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