Questa è la prima salita ignota, ricordo di averla percorsa in discesa molti molti anni fa durante una delle prime edizioni della Granfondo FaustoCoppi quando si faceva l'Agnello dal versante italiano, il Vars da Guillestre e la Maddalena (Larche) per rientrare a Cuneo dopo circa 230km. La salita inizia abbastanza decisa nei primi km, faccio fatica ma salgo in modo accettabile, prevedo almeno 2h di salita, soste escluse. La pendenza ogni tanto diminuisce, si attraversano piccoli villaggi, ad uno di questi faccio il pieno d'acqua, la temperatura è perfetta non fa caldo, l'afa dei giorni prima è un lontano ricordo....Un paio di rampe spaccagambe nell'attraversamento di un villaggio, ennesimo tratto di recupero, panorami grandiosi, la salita nella prima metà concede ampi tratti di recupero. Ad un bivio a sx seguo l'indicazione Italie, ancora un pezzo difficile poi ancora un pezzo dove rifiatare ed è così fino ai -6km dalla cima. Intanto ho superato abbondantemente quota 2000m, la cima è a 2748m, la strada è ancora lunga.....Scatto fotografie, cerco di pensare 1 km alla volta, la pendenza adesso è costante ed impegnativa credo intorno al 10%, la gioia per gli occhi è immensa, per le gambe, ormai provate da tanti km e tanta salita, un po' meno. -3km alla cima un paio di tornanti, ancora fotografie, ormai manca poco, -2km la fatica aumenta, -1km si vede la cima da sotto ormai è fatta, ultimo tornante a destra, 500m rettilinei ed eccomi in cima. Che salita, spettacolare soprattutto dal punto di vista del paesaggio, difficile ma non massacrante, anche se gli ultimi km sono davvero duri e ripidi. In cima non fa freddo, sono le 11,15, tutto come da previsioni, mangio un panino (ho perso il conto dall'inizio), scatto foto, e inizio a scendere verso Pontechianale lungo una strada stretta e sinuosa davvero ripida ma con panorami incredibili. Non ricordavo il versante italiano così spettacolare, credo che davvero possa essere una delle più belle salite e difficili delle Alpi. I 10km di discesa passano veloci, scendo sicuro non prendendo nessun rischio, anche perchè la guidabilità della bici, con il marsupio anteriore carico, non è proprio perfetta. La discesa prosegue un po' meno ripida e si attraversano numerosi paesini, ricordo Chianale e Casteldelfino prima dell'ultimo pezzo in falsopiano che mi porta a Sampeyre dove ci sarà il posto di controllo presso la scuola del paese, che raggiungo dopo un paio di duri strappetti, seguendo le frecce dell'organizzazione. Qui trovo altri ciclisti, e 3 addetti della Croce Rossa intenti a rifocillare i giganti della strada. Nel luogo c'è il 2° Bag drop consegnato alla partenza, c'è la possibilità di farsi una doccia, dei servizi, mangiare e volendo anche dormire sulle brande messe a disposizione, chiedere di meglio sarebbe davvero ingenenroso!! Decido di fare una pausa, ne approfitto per lavarmi, cambiarmi, mangiare un paio di panini e il riso preparato il giorno prima, abbozzo un pisolino ma non ho sonno, decido dopo quasi 1 ora di ripartire tanto di riposare non se ne parla. Sono quasi le 13,00 quando mi ributto sulla strada in direzione del colle Sampeyre che trovo ad un bivio a sx, la salita inizia subito impegnativa e fortunatamente è quasi tutta in ombra. Purtroppo dopo 2km di salita dura vado in crisi totale, sudo abbondantemente come non mai, nei pochi momenti che la strada esce allo scoperto mi sembra di morire per il caldo. Per la prima volta sono in seria difficoltà, nausea, mancanza totale di forza, sconforto totale per la costanza della pendenza, non si vede un metro dove rifiatare, la velocità bassissima oscilla tra i 6 e i 7km. Non ricordo esattamente quando ma credo dopo 5-6km decido di fermarmi, vedo un ruscello che scorre a fianco della strada, tolgo il casco e mi bagno abbondantemente con acqua fredda, bevo e mangio ancora, insomma cerco di fare tutto ciò che è possibile per superare il momento di crisi totale. Tra l'altro ho paura di un malessere, sulla salita non passa nessuno, mi prende un'attimo di panico, il pensiero dell'abbandono mi sfiora, decido di scacciarlo risalendo in sella cercando di limitare i danni pensando 1 km alla volta. Il 34x29 non è sufficiente per mantenere una cadenza accettabile, la velocità è sempre molto bassa, però almeno la nausea sembra passata e questo mi dà conforto. Le pendenze sempre costanti credo più dell'8% che sono quelle sulla carta, almeno io le percepisco più alte. Vengo sperato da un paio di concorrenti, non riesco proprio a reagire mi mancano le forze, i km passano con una lentezza esasperante, c'è di buono che essendo nuvoloso non sento più il caldo opprimente dei primi km anzi si sente il cielo borbottare segno che in zona è imminente il temporale. In qualche modo riesco ad arrivare in cima dopo quasi 2h1/2 che per percorre 16km si fa in fretta a calcolare la velocità di crociera, non riesco ad avere nessun ricordo bello di questa salita, la mia mente probabilmente ha deciso di cancellarla oppure più semplicemente il cervello offuscato dalla fatica non ha registrato nessuna immagine. L'unica cosa che ricordo è il drittone finale sul fianco della montagna, credo l'ultimo km di salita, per il resto buio totale. In cima mangio 2 panini, indosso il giacchino e i guanti invernali, non fa freddo ma nemmeno caldo, la discesa è subito veloce, stretta, sporca, insomma non è il massimo e il ricordo delle discese ampie e scorrevoli delle strade francesi sono un lontano ricordo. Bivio a sx per Stroppo, si prosegue su una strada ancora peggiore, con vari rattoppi e tanto ghiaino, ci vuole tanta tanta attenzione il minimo errore si paga caro e non è il caso di prendersi inutili rischi, per contro gli ultimi km della discesa sono belli veloci e molto scorrevoli e in breve sono giù, svolta a dx, pochi km di falsopiano ed eccomi al bivio per il Esischie/Fauniera. Il cartello dice colle Fauniera km 22 pendenza media 7%, mi dico se vado come sul Sampeyre ci impiego 3 ore il che essendo poco dopo le 16,00 vuol dire arrivare in cima che è ancora chiaro perfettamente in tempo per effettuare la discesa con la luce. Intanto inizia a piovere, prima poche gocce, poi giusto in prossimità del punto di controllo di Marmora, un bel temporale. Che fare? Fermarsi e aspettare che passi o proseguire? Mi dico che in salita la pioggia non dà fastidio, anzi aiuta a mantenere fresco il mio motore che soffre le alte temperature, e quindi decido di continuare a salire verso la cima. La salita è spesso nel bosco alterna tratti davvero ripidi a tratti più pedalabili ma comunque resta, a differenza del Sampeyre, più abbordabile. Qui trovo una buona risposta dal fisico, anche se sono costretto alla 2° pausa tecnica della giornata, ma tanto tra tortine di vacca (ma quante ce ne sono??) una in più non fà differenza. Riparto rinfrancato nel fisico (e ce credo), più leggero e sempre più convinto di arrivare alla fine, il momento difficile è ormai superato. La salita nonostante la pioggia e le nuvole basse è di rara bellezza, prati, rocce, boschi, strada stretta, in alcuni brevissimi punti ripida come la rampa del garage di casa e poi negli ultimi 5-6km quando esce allo scoperto mostra tutta la sua maestosità con un panorama da levare il fiato. Intanto ha smesso di piovere e la strada tende ad asciugarsi, da qui alla cima la salita rimane su pendenze costanti, impegnative ma mai estreme, e comunque il panorama ripaga da tanta bellezza e fatica. Sono in cima al colle D'Esischie a 2370m breve discesa di 20m e di nuovo salita per l'ultimo km e mezzo circa fino alla cima del colle Fauniera a quota 2480m, questo pezzo di salita è ancora impegnativo ma ormai la cima è davvero a portata di mano. Finalmente sono in vetta, ho impiegato 2h40' per conquistare lo scalpo di una salita fantastica, sicuramente la più sorprendente dell'intero percorso, avrò per sempre splendidi ricordi e immagini di questo colle. In cima mi vesto pesante, il tempo è brutto ma fortunatamente il versante della discesa verso Demonte è asciutto. La discesa si svolge su una stradina stretta e tecnica con strapiombi impressionanti, sbagliare traiettoria vuol dire farsi tanto ma tanto male, per fortuna conosco bene la strada e la sequenza delle curve più pericolose anche se dopo 5 km di discesa comincia a piovigginare e mammano che scendo trovo l'asfalto sempre più bagnato. Il versante del Fauiniera da Demonte è la mia salita preferita in quanto a spettacolarità, certo che la lotta con il Colle dell'Agnello visto oggi a scendere, è davvero ardua. Deciderò un giorno facendole tutte e tre insieme al Sampeyre (devo ritornarci qui, ho bisogno di scacciare gli incubi) quale sarà la regina delle Alpi. Intanto la lunga discesa prosegue su strada umida, fortunatamente non sale nessuna auto in senso contrario e quindi i rischi sono ancora minori, dipende solo da me, non voglio e non devo sbagliare. Cartello di Demonte, ore 19,20 obbiettivo discesa Fauniera completato, pochi km di falsopiano in discesa curva a dx e ultima fatica del giro. Quella che io chiamo la cattiveria, la salita che si poteva evitare, ma d'altronde se si deve riunire il percorso della Coppi 8000 a quello della Granfondo, allora la salita della Madonna del Colletto si deve fare. Il cartella di Festiona dice 7,7km al 7,3% il mio computerino dirà 7km all'8%, non è che cambi tanto è sempre una mazzata. La salita è regolarmente dura, in un paio di brevi tratti spiana ma si possono contare sulle dita di una mano., la velocità sempre tra i 7-8km/H e sinceramente visto com'ero sul Sampeyre mi sembra di volare. Ormai l'entusiasmo è a mille, le pur dure rampe non hanno nessun effetto sul mio morale e sulle mie gambe, certo sono stanco ma un po' d'energia è rimasta segno che mi sono amministrato bene e che non sono ancora la lumicino. La salita è poco panoramica, tutta all'interno del bosco, niente a che vedere con le meraviglie della natura viste oggi, e soprattuto è corta seppur decisamente impegnativa. Gli ultimi km sono l'apoteosi personale, la felicità e la consapevolezza di aver compiuto un'impresa, tra l'altro da solo da più di 200km. In cima la desolazione del luogo fa da contrasto con l'esaltazione personale, sono felice contento ud un tantino emozionato. Però c'è ancora una discesa da fare, discesa ripida, su asfalto umido e scivoloso, da percorrere con la massima attenzione. Rettilineo, tornante, rettilineo, tornante, così per 7km fino a Valdieri dove in un bar c'è l'ultimo controllo sul percorso. Da qui 18km in falsopiano fino a Cuneo con il vento in poppa e velocità spesso sopra i 40-45km/h, ormai è fatta, mi ritrovo da solo a ripercorrere in questi km tutto quello che ho passato in questo viaggio in bici, le salite,la notte, la crisi e ora mi trovo qui a mulinare con l'obbiettivo di raggiungere Cuneo. Borgo S.Dalmazzo, l'eterno rettilineo fino a Cuneo , la vista in lontanaza di Piazza Galimberti, mi concedo anche un giro di Piazza e termino la mia fatica alle 21,00 in punto. I complimenti da parte dello staff dell'organizzazione, della gente che c'è in piazza, ok grazie mille, sono felice ma.....la voglio, la desidero, datemi la mia maglietta di Finisher, eccola bellissima è nelle mie mani, come premio di una fatica grandissima ma di una soddisfazione ancora maggiore. Telefonata a casa per condividere la mia felicità, mi sarebbe piaciuto avere al mio fianco chi sopporta e subisce questa mia passione, la mia famiglia, le mie bimbe, purtroppo per la concomitanza di 2 impegni stavolta non è stato possibile, peccato.
Per 24h il mondo non è esistito, per 24h quello era il mio mondo, per 24h quella è stata l'unica ragione di vita.....Da oggi si riprende la vita di tutti i giorni, le vere cose importanti, gli affetti, la famiglia, anche la bici è importante finchè mi darà gioia e soddisfazione come quella appena vissuta.....