Comunque la mia idea di una corsa a tappe è:
- il prologo iniziale o una breve cronosquadre iniziale non serve a niente. Non fa distacchi e serve solo ad assegnare la maglia rosa. A questo punto o si fa una cronometro iniziale di 20-25 km esagerando per fare una cosa seria oppure molto meglio una tappa per velocisti;
- la cronosquadre magari non ci deve essere tutti gli anni ma è un punto importante per la corsa e sempre più ora che il ciclismo sta diventando uno sport di squadra è interessante; inoltre i team ci tengono molto. Ma la cosa è facilmente risolvibile. Se si vuole mettere la cronosquadre, si fa, ma seriamente: una cosa tanto per fare come si fa in questi ultimi anni è inutile e serve solamente a far perdere una giornata dove ci possono essere altre battaglie vere (anche in un semplice sprint si lotta per la maglia verde, così lottare per 10-15" è inutile): quindi se c'è la cronosquadre la si fa vera, come minimo di 40 km circa come quella di Montpellier al Tour 2009. Serve per fare distacchi, non tanto per fare. Altrimenti non la metti e fai però più km a crono individuale;
- I km a crono individuale. Un grande giro non deve essere mai estremamente sbilanciato. Trovo esagerati ad esempio i 175 km a crono del Tour 2002, ma ancora di più ciò che si è visto in quest'ultimo Giro d'Italia. A mio parere la cronometro non deve mai essere vallonata, in quanto gli scalatori sono già avvantaggiati rispetto ai passisti in salita e questi ultimi dunque nel tic tac devono avere la possibilità di guadagnare rispetto ai rivali. Se non c'è la cronosquadre (nella prima settimana), l'ideale a mio parere sarebbe mettere una crono di 35-40 km prima o dopo il primo massiccio [parlando di Tour prima, parlando di Giro dipende perchè non c'è mai un punto fisso] e prima della fine della corsa, magari nella penultima tappa, una crono importante di 50-55 km. In questo caso l'ideale per me sarebbe partire con una cronometro seria già dal primo giorno, come ho scritto prima, però più breve e poi in questo caso aggiungere una cronoscalata. Se c'è la cronosquadre basterebbe togliere 5 km alla prima crono e 5, se non 10, km all'ultima crono per ottenere comunque un giro equilibrato;
- un altro punto importante: prima dell'arrivo delle salite ci deve essere già stata cronometro in modo che gli scalatori puri abbiano già l'obbligo di attaccare sin dalle prime salite con la consapevolezza che altrimenti non vinceranno mai la corsa. Al Tour 2011 ad esempio i Pirenei sono stati rovinati dalla mancanza di cronometro prima di essi: se ci fossero stati 35-40 km a crono, sono certo che i fratelli Schleck si sarebbero mossi ben prima e con più convinzione. Invece l'assenza della prova gli ha permesso di correre con riserva, ma questa è anche la dimostrazione che non è vero che la mancanza di cronometro=corsa più bella da vedere.
- quando si arriva all'ultimo giorno la corsa deve essere già stata decisa. Trovo molto più bella una passerella finale come il Tour, una sorta di giorno di riposo in bicicletta per i corridori (ma non riposo totale perchè comunque lo sprint finale è sempre bello da vedere), che una cronometro individuale dove i corridori arrivano ad uno ad uno. Non mi sembra il giusto modo di onorare la fine della corsa. Il Tour ha dato risalto a questa tradizione, il Giro prima allontanandosi da Milano e poi perdendo la tradizione della passerella finale perde anche importanza mediatica;
- ok qualche novità, ma non regolarmente e costantemente: basta con lo sterrato ogni anno, se la gara è di ciclismo su strada c'è un motivo. Così facendo si corrono anche dei rischi superflui e totalmente evitabili: molto meglio un arrivo su uno strappetto, come fa spesso la Vuelta ad esempio, che una tappa totalmente diversa dalle altre, specialmente se questa situazione viene riproposta ogni anno. Basta inoltre salite da rapportino, gli attacchi sono belli da vedere in corsa e così facendo si perde lo spettacolo. Dunque no a Zoncolan, Plan de Corones, Crostis e via dicendo, in Italia abbiamo la fortuna di avere tantissime fantastiche salite eppure andiamo ad impuntarci su queste solite due (le prime) che eppure non sono neanche così spettacolari. La salita in Italia si trova, non è il problema: ma deve essere equilibrata e soprattutto la corsa deve assomigliare ad una corsa su strada, non ad una per mountain bike;
- sì ad una o due tappe difficilmente decifrabili, quelle dove si può pensare che arriverà un fuggitivo della prima ora ma se in gruppo si fa veramente la corsa ci possono essere belle sorprese. Sono dunque favorevole a tappe come quelle di Pau o a volte come quelle di Gap (vedi 2010), dove la fuga ha un'alta probabilità di andar via ma se si trova uno scalatore con voglia di andare eccome se se ne fa di selezione. In fondo guardate che nella tappa del Monte Grappa in cima erano solamente in quattro e mancavano più di 40 km all'arrivo: ricordiamoci che la corsa la fanno i corridori, e che se si vuole attaccare anche in una tappa come Pau 2010 si può fare molto male.
Questi più o meno sono i punti fermi che ho io quando penso ad un grande giro da tre settimane: il discorso non è riferito esclusivamente al Giro, ma anche alle altre corse a tappe