Riporto un estrato di Gatti da tuttobiciwe b (
https://www.tuttobiciwe b.it/opinion/645a7890d748970b8a6db552), spesso non sono d'accordo ma direi che stavolta ci ha preso:
Alla fine, se devo però tirare una sintesi, mi sento in dovere di tornare dopo il lungo giro di parole a
un antico punto di partenza del ciclismo. A una frase fatta, a un luogo comune. Proprio così, mai scartare a priori il fondo di verità contenuto nelle frasi fatte e nei luoghi comuni. In questo caso:
la corsa la fanno i corridori. Questo, davvero, il nocciolo della questione. Anche il Tour ha lunghe tappe di trasferimento, ma lì ogni giorno tutte le squadre si prendono a randellate per andare in fuga e provare a vincere. A questa realtà innegabile, noi possiamo opporre una realtà avvilente:
metà delle squadre, ma forse anche i tre quarti, sono al Giro controvoglia, per dovere d'ufficio, con l'unico obiettivo di finirla al più presto, nel modo meno faticoso possibile.
Non possono bastare le valorose squadre invitate, con la loro pervicace e telefonatissima fuga da lontanissimo, a colmare il vuoto. Finisce anzi che gli altri le usano per mettersi comodi, prima di sbrigare il minimo sindacale del lavoro nei venti chilometri finali.
Si può pensare a un grande spettacolo tutti i giorni, con questi presupposti? Ovviamente no: lasciate ogni speranza, diceva Dante a un certo punto. Non siamo messi benissimo.
Mai scartare a priori la potenza dei luoghi comuni. La corsa la fanno i corridori: se la metà dei corridori non fa la corsa, avremo sempre una mezza corsa.