Parlo per la moto, ma gli stessi concetti sono applicabili anche alla bici.
Per quanto riguarda il primo punto, si tratta di "guida in contrapposizione": utilizzata prevalentemente per curve strette a bassa velocità. Ad esempio in fuori strada o su strada in un tornante: butti giù la moto/bici, mantenendo il corpo più rialzato, meno inclinato.
Riguardo il secondo punto, spostando il corpo verso l'interno curva, porti verso l'interno il baricentro del sistema "pilota+moto": in questo modo a parità di velocità di ingresso in curva, inclini di meno la moto. Oppure (logica conseguenza), a parità di inclinazione riesci a percorrere la curva ad una velocità più elevata. Utile avere il peso sul pedale/pedana esterna poichè aumenti la stabilità.
Nota: la spinta sulla manopola interna è nota come tecnica del "controsterzo" (termine che a me non piace). Paradossalmente, se a moto/bici dritta spingi sulla manopola sinistra (=quindi ruoti il manubrio per girare verso destra), il veicolo si piega a sinistra! E viceversa. Tradotto: in velocità se giri a sinistra (leggermente) la moto va a destra.
Questo aiuta, specialmente in moto, ad indirizzare il mezzo in curva e velocizza la discesa in piega.
Molti ciclisti/motociclisti non conoscono questa manovra ma la applicano inconsapevolmente. Ricordo il mio stupore quando verificai il fenomeno su strada a tre corsie: compresi che lo facevo senza rendermene conto. Da allora la mia guida è migliorata poichè iniziai ad applicare la pressione congiuntamente alla spinta con le gambe.
Ricordo anche una intera serata a litigare con mio suocero (ciclista convinto) che continuava a negare questa legge fisica.
Scusate la spiegazione superficiale e poco approfondita, ma se googolate trovate la spiegazione fidica con tanto di forza in gioco e relativi vettori.
Vedi l'allegato 504276