Rilancio il discorso con una provocazione volta a chi afferma che "ora tutti gli amatori pensano a cambiare le pedivelle con un modello più corto, solo perchè lo fa Pogacar":
Ma, esattamente, chi lo dice che le taglie L e XL devono mettere pedivelle da 175, le taglie M da 172.5 e le taglie S e XS da 170? Perchè come sono cambiati i metodi di allenamento e di posizionamento negli anni, non potrebbero cambiare fruttuosamente anche le misure "istituzionali" della bicicletta?
Gli amatori non si allenano più come negli anni 60, quindi perchè si dovrebbero criticare cambiamenti a certe misure che sono così perchè "si è sempre fatto così"?
Sono due aspetti diversi. misure e posizonamento. Le misure delle pedivelle sono state trovate all'inizio in modo empirico, semplicemente facendo delle prove che hanno portato a trovare misure che consentissero di pedalare comodi e non toccare per terra in curva. Le prime Safety Bicycles dei primi del '900 avevano pedivelle da 165 o 170mm (6,5 o 6,7 inches visto che le hanno inventate gli inglesi)
Le misure dei telai e dei componenti in tempi più recenti (fino a ieri) sono sempre state dettate da ricerche statistiche. Quindi se mediamente gente tra i 188cm e 192cm ha spalle larghe 46cm quella è la misura dei manubri che hanno deciso di montarci. E via cosi (es. negli anni '90 Cannondale faceva la misura
Jumbo per le mtb vendute negli USA, che in EU non veniva importata)
Altro aspetto è il posizionamento in bici. Cosa che ha riguardato sempre i corridori, ma che è sempre stata una cosa "a spanne" per metterci sopra il ciclista perché stesse più o meno comodo (tanto i telai erano su misura).
La svolta è arrivata nel 1972*, grazie all'Italia, quando il CONI, su impulso del presidente della FCI e dell'UCI, Adriano Rodoni, fece pubblicare il mitico "Manuale del ciclismo", probabilmente il libro più influente in materia per i seguenti 40 anni, anche perché è stato tradotto in inglese. Scritto da Cino Cinelli ed i CT delle nazionali italiane Elio Rimedio (strada) e Guido Costa (pista), che erano anche responsabili dell'"
officina specializzata dedicata alla ricerca e sviluppo del mezzo meccanico" (presso la cicli Romeo di Roma, di proprietà della fam. Di Rocco, compreso Renato, il futuro pres. della FCI).
La storia del ginocchio col filo a piombo, etc.. viene da li.
Poi da li qualcuno ha cominciato a criticarne dei principi e cercare soluzioni alternative per un migliore posizionamento. A cominciare da Ben Serotta negli USA che ha costruito la prima bici statica regolabile per il posizionamento.
E da li è anche cominciata la litania delle preferenze e teorie dei vari campioni (per anni ed anni ha fatto testo la famosa formula di Hinault per l'altezza sella) che hanno poi influenzato il mercato. Oltre che dalle migliorie tecniche, come ad esempio l'avvento dei pedali a sgancio. Fino ad arrivare alle pedivelle da 190mm di Indurain o le corone ovali di Wiggins e Froome (che non pochi montavano all'epoca).
La storia delle pedivelle corte è risorta grazie ai triatleti, che ad un certo punto si sono accorti di avere l'esigenza specifica di aprire l'angolo dell'anca per stare in posizione con le prolunghe. Quando è arrivata l'esigenza aero pure su strada è arrivata la proposta di posizionare diversamente pure i pro su strada. Di sicuro non è mai stata un'idea di Pogačar.
Di teorie su come posizionarsi, come posizionare le tacchette, oltre a componenti assurdi come pedivelle a L o pedivelle "composte", etc.. ce ne sono state centinaia. Di fatto però senza il traino dei pro sono rimaste sempre curiosità adottate da 4 gatti.
* nel 1972 il mondiale lo ha vinto Marino Basso, argento Bitossi.