Ciclisti over 50 (vol.3)

fabiopon

Besugo in bilico
19 Novembre 2009
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62
Genova
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Bici
Specialized Roubaix SL2 + Olmo Zeffiro VCT + Rockraider 5.1
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Tutto MTB e Ciclismo



" : ̀
La questione del prezzo stratosferico dei telai in carbonio firmati dai grandi brand ciclistici rappresenta uno dei paradossi più evidenti del mercato contemporaneo: mentre il costo reale di produzione oscilla tra gli 800 e i 1.200 dollari, il consumatore viene invitato a sborsare 4.500, 5.000 o addirittura 6.000 euro per lo stesso prodotto, creando un divario di ricarico che supera il 300-400%. Questo non è un fenomeno accidentale, ma il risultato di una strategia commerciale calcolata dove il brand ha trasformato il prodotto in un simbolo di status e di appartenenza a una comunità d'élite. La narrazione ufficiale sostiene che il sovrapprezzo sia giustificato da ricerca e sviluppo, controllo di qualità e certificazioni di sicurezza, eppure questi costi vengono distribuiti su centinaia di migliaia di unità vendute annualmente, riducendo il costo medio per unità a poche decine di euro. La realtà è che il margine lordo su una bicicletta in carbonio di fascia alta oscilla tra il 30-40%, con il marchio stesso che incassa il 15-20% del prezzo finale, creando un sistema dove il consumatore paga almeno tre volte il costo effettivo del prodotto.
Ciò che è veramente inquietante è come questo sistema si perpetui attraverso una sofisticata architettura di marketing che ha reso il brand più importante della qualità intrinseca del prodotto. I grandi marchi hanno capito che il cicloturista dilettante non possiede le competenze tecniche per discriminare un telaio T700 da un T1000, non ha esperienza di test aerodinamici, e non sa distinguere una stratificazione ottimale da una mediocre. Quello che il consumatore vede è il logo, la reputazione, e l'approvazione di atleti vincenti esattamente come in altre industrie del lusso dove il brand vale quanto il prodotto stesso. Questa stratificazione di prezzi ha creato un'industria dove chi possiede risorse finanziarie limitate viene escluso dai prodotti di qualità eccellente, mentre al contempo chi paga 5.000 euro crede incorrettamente di acquistare un'eccellenza proporzionale alla spesa: quando in realtà sta principalmente acquistando un simbolo di status e una promessa di prestazioni che non si tradurranno mai in differenze percettibili rispetto a un telaio di qualità media a 1.500 euro.
La conseguenza di questa dinamica è stata la stagnazione dell'industria della bicicletta: con prezzi così elevati, il mercato si è compresso verso i segmenti estremi, mentre la fascia media si è progressivamente desertificata. I produttori cinesi, non vincolati dalla necessità di mantenere marchi storici o reti distributive complesse, hanno iniziato a offrire telai di qualità ragionevole a prezzi 40-50% inferiori, erosionando gradualmente la base clienti dei marchi europei. Questi ultimi si sono trincerati dietro la scusa della qualità superiore e della "cultura del brand", mentre il loro vantaggio competitivo principale rimane la capacità di raccontare una storia più credibile e di infiltrarsi nelle aspirazioni dei consumatori attraverso il marketing sofisticato. Come affermato senza giri di parole dagli esperti: il carbonio è diventato un ottimo affare per il settore, consentendo margini di guadagno top una dichiarazione che rivela come il prezzo finale sia principalmente una questione di profitto corporativo piuttosto che di superiorità tecnica reale."
"erosionando"?? :wacko:
Magari "erodendo"...
 

golias

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28 Marzo 2018
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" : ̀
La questione del prezzo stratosferico dei telai in carbonio firmati dai grandi brand ciclistici rappresenta uno dei paradossi più evidenti del mercato contemporaneo: mentre il costo reale di produzione oscilla tra gli 800 e i 1.200 dollari, il consumatore viene invitato a sborsare 4.500, 5.000 o addirittura 6.000 euro per lo stesso prodotto, creando un divario di ricarico che supera il 300-400%. Questo non è un fenomeno accidentale, ma il risultato di una strategia commerciale calcolata dove il brand ha trasformato il prodotto in un simbolo di status e di appartenenza a una comunità d'élite. La narrazione ufficiale sostiene che il sovrapprezzo sia giustificato da ricerca e sviluppo, controllo di qualità e certificazioni di sicurezza, eppure questi costi vengono distribuiti su centinaia di migliaia di unità vendute annualmente, riducendo il costo medio per unità a poche decine di euro. La realtà è che il margine lordo su una bicicletta in carbonio di fascia alta oscilla tra il 30-40%, con il marchio stesso che incassa il 15-20% del prezzo finale, creando un sistema dove il consumatore paga almeno tre volte il costo effettivo del prodotto.
Ciò che è veramente inquietante è come questo sistema si perpetui attraverso una sofisticata architettura di marketing che ha reso il brand più importante della qualità intrinseca del prodotto. I grandi marchi hanno capito che il cicloturista dilettante non possiede le competenze tecniche per discriminare un telaio T700 da un T1000, non ha esperienza di test aerodinamici, e non sa distinguere una stratificazione ottimale da una mediocre. Quello che il consumatore vede è il logo, la reputazione, e l'approvazione di atleti vincenti esattamente come in altre industrie del lusso dove il brand vale quanto il prodotto stesso. Questa stratificazione di prezzi ha creato un'industria dove chi possiede risorse finanziarie limitate viene escluso dai prodotti di qualità eccellente, mentre al contempo chi paga 5.000 euro crede incorrettamente di acquistare un'eccellenza proporzionale alla spesa: quando in realtà sta principalmente acquistando un simbolo di status e una promessa di prestazioni che non si tradurranno mai in differenze percettibili rispetto a un telaio di qualità media a 1.500 euro.
La conseguenza di questa dinamica è stata la stagnazione dell'industria della bicicletta: con prezzi così elevati, il mercato si è compresso verso i segmenti estremi, mentre la fascia media si è progressivamente desertificata. I produttori cinesi, non vincolati dalla necessità di mantenere marchi storici o reti distributive complesse, hanno iniziato a offrire telai di qualità ragionevole a prezzi 40-50% inferiori, erosionando gradualmente la base clienti dei marchi europei. Questi ultimi si sono trincerati dietro la scusa della qualità superiore e della "cultura del brand", mentre il loro vantaggio competitivo principale rimane la capacità di raccontare una storia più credibile e di infiltrarsi nelle aspirazioni dei consumatori attraverso il marketing sofisticato. Come affermato senza giri di parole dagli esperti: il carbonio è diventato un ottimo affare per il settore, consentendo margini di guadagno top una dichiarazione che rivela come il prezzo finale sia principalmente una questione di profitto corporativo piuttosto che di superiorità tecnica reale."
E toh.. ci arrivano ora questi ?!
E' una vita che questo modo di operare nel commercio è in auge.. in ogni settore tra l'altro, anche in quello in cui ci va la salute.. dicasi alimentare.
 

lupin IV

Maglia Iridata
21 Settembre 2008
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Rose X-Lite Six, Canyon Ultimate CF10
E toh.. ci arrivano ora questi ?!
E' una vita che questo modo di operare nel commercio è in auge.. in ogni settore tra l'altro, anche in quello in cui ci va la salute.. dicasi alimentare.
In quello alimentare, che è il mio campo, avviene un po' il contrario. Adesso i discount sono diventati "boutique alimentari" hanno prodotti "gourmet" da Gambero Rosso a prezzi che non giustificano quello che c'è dentro. E' vero che la gente spende relativamente poco, ma mangia delle schifezze inaudite.
 

bob1972

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Posto tipico del giro in mtb verso il lago dei sette colori. Un posto davvero bello, sia per pista che per outdoor.
Qui salendo verso il Grand Charvia, partendo da Bousson, Lago Nero e Capanna Mautino.
Proprio sabato scorso abbiamo fatto, con gli sci, Cima Saurel.

1769760744082.png

1769760818567.png
 

loiety

Passista
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Per chi non lo conoscesse e si chiedesse che è Boglione

Questo mi stimola un ricordo. Appena il mio amico Mario divenne guida alpina (oggi ricordato con la capanna a cima bosco e il nome della ferrata sullo chaberton) mi chiese di andare con lui ad aiutarlo a tracciare con dei suoi nuovi ( e verosimilmente primi) clienti molto facoltosi che lavoravano nel campo del tessile. Però mi sembravano di una generazione precedente, chissà. Ricordo una salita proprio al Giassez con una freddo atomico, credo -20 tanto che ad uno dei coniugi non si attaccavano le pelli dopo che erano scesi per arrivare li e io ruppi l'alzatacco in metallo dei silvretta. Deviai dalla traccia battuta perché mi sembrava che entrasse nella unica gonfia che si incontra salendo.
 
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bob1972

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In quello alimentare, che è il mio campo, avviene un po' il contrario. Adesso i discount sono diventati "boutique alimentari" hanno prodotti "gourmet" da Gambero Rosso a prezzi che non giustificano quello che c'è dentro. E' vero che la gente spende relativamente poco, ma mangia delle schifezze inaudite.
Si ma anche nell'alimentare c'è il brand markettaro che fa produrre a piccole aziende quando poi trovi lo stesso identico prodotto ma con marchio anonimo.
 

bob1972

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Ricordo una salita proprio al Giassez con una freddo atomico, credo -20 tanto che ad uno dei coniugi non si attaccavano le pelli dopo che erano scesi per arrivare li e io ruppi l'alzatacco in metallo dei silvretta.
Nella valle di Thures fa sempre un freddo porco! Abbiamo fatto il Giassez ad inizio gennaio e alla macchina (in prossimità del tornante) c'erano -12/-13. Sicuramente più freddo salendo in quota.
In ogni caso, io detesto il tratto Rhuilles-Thures al ritorno con tratti in salita: pagherei per un tapis-roulant da usare rientrando! :mrgreen:
 
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loiety

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Nella valle di Thures fa sempre un freddo porco! Abbiamo fatto il Giassez ad inizio gennaio e alla macchina (in prossimità del tornante) c'erano -12/-13. Sicuramente più freddo salendo in quota.
In ogni caso, io detesto il tratto Rhuilles-Thures al ritorno con tratti in salita: pagherei per un tapis-roulant da usare rientrando! :mrgreen:
Non per nulla conto nel mio curriculum solo una Terra Nera e due volte sul Roc del Boucher ... troppo piattone per arrivare.
Questo spiega anche perché culturalmente siamo abituati a far salita anche in bici, chi fa skialp è abituato a vedere la pianura come un fastidiosissimo intermezzo, che ti stanca senza darti nulla. Ovviamente in bici non è così, ma bisogna fare un salto culturale non sempre immediato. Quando facevo solo mtb ero solito organizzarmi esattamente come per lo skialp, mettevo la bici in macchina e andavo all'inizio della salita.